sabato 4 giugno 2011

La storia di San Francesco di Assisi - Ventisettesima parte

Torniamo a scoprire la storia di San Francesco di Assisi. Nella parte odierna viene evidenziato il desiderio fervente del beato Francesco di servire Cristo e di combattere per Lui. In particolare, scopriamo un episodio misterioso in cui egli viene a conoscenza del fatto che avrebbe dovuto affrontare prove e tribolazioni per poter accedere al Regno dei Cieli. Ancora una volta restiamo esterrefatti dinanzi ad una fede così solida e fervente e dinanzi ad un'umiltà così profonda, al punto che egli continua a stimarsi il più imperfetto di tutti. Questa è una lezione per tutti noi che ci reputiamo "buoni" abbastanza per entrare in Paradiso...

CAPITOLO SECONDO

IL DESIDERIO PIÙ GRANDE DI FRANCESCO, E COME, APRENDO IL LIBRO DEL VANGELO,

CONOBBE IL VOLERE DI DIO NEI SUOI CONFRONTI

91. Desiderando il beato e venerabile padre Francesco, occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere del mondo che eventualmente l'avesse contaminato nel suo stare con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di raccoglimento e di silenzio, abbandonando le folle che ogni giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo. Egli era solito dividere e destinare il tempo che gli era concesso, per acquistar grazie, secondo che gli sembrava più opportuno, una parte per il bene del prossimo, l'altra riservata alla contemplazione solitaria. Prese pertanto con sé pochissimi compagni, tra i più intimi e partecipi della sua vita, perché lo salvaguardassero dalle visite e dal disturbo degli uomini e fossero custodi amorosi e fedeli della sua quiete. Rimase in quella solitudine per un certo periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più gradito all'eterno Re. Intanto studiava con tutta la sua mente e con tutto l'amore di conoscere quale modo e quale via potevano essere più adatti per raggiungere una unione ancora più perfetta col Signore Dio, secondo il disegno e il decreto della Sua volontà. E questa fu sempre la sua unica filosofia, il suo supremo desiderio, nel quale bruciò finché visse; e chiedeva a tutti, ai semplici come ai sapienti, ai perfetti come agli imperfetti come poter raggiungere la via della verità e pervenire a mete sempre più alte.

92. In realtà, pur essendo egli perfettissimo tra i perfetti, non ammettendolo, si stimava il più imperfetto di tutti. Aveva infatti gustato e provato personalmente quanto è dolce, soave e buono il Dio d'israele per i retti di cuore, che lo cercano sempre con semplicità pura e con purezza vera. La dolcezza e soavità, che egli sentiva infusa dall'alto nella sua anima, dono rarissimo concesso a pochissimi, lo spingeva a dimenticare totalmente se stesso, e allora, riboccante ditale gaudio, bramava con tutte le sue forze ascendere alla vita immortale degli spiriti eletti, dove uscendo da se stesso col desiderio in parte si era elevato. Ripieno dello spirito di Dio, era pronto ad affrontare qualsiasi angustia di spirito, qualsiasi tormento nel corpo, a patto che gli fosse concesso quanto bramava: che si compisse in lui totalmente la misericordiosa volontà del Padre celeste. A questo scopo, un giorno si accostò all'altare che era stato eretto in quell'eremitorio, e vi depose sopra devotamente il libro dei Vangeli. Poi, prostrato in preghiera non meno col cuore che col corpo, implorava umilmente Dio buono, padre della misericordia e Dio di ogni consolazione che si degnasse manifestargli il suo santissimo volere, e perché potesse condurre a compimento quello che un tempo aveva intrapreso con semplicità e devozione, lo pregava e supplicava di rivelargli alla pirma apertura del libro quanto gli conveniva fare. Si conformava così a quegli antichi grandi maestri di santità che avevano agito, ispirati da Dio, in modo analogo.

93. Terminata la preghiera, si alzò e con spirito di umiltà e contrizione di cuore, fatto il segno della santa croce, prese il libro dell'altare e lo aprì con riverenza e timore. Ora avvenne che alla apertura del libro, la prima cosa sulla quale si posarono i suoi occhi fu la passione di nostro Signore Gesù Cristo, ma solo nel tratto in cui viene predetta. Per timore che si trattasse di un caso fortuito, chiuse e riaperse il libro una seconda e una terza volta, e risultò sempre un passo uguale o somigliante. Il servo di Dio che era pieno dello Spirito di Dio, capì allora che sarebbe entrato nel Regno dei Cieli solo attraverso innumerevoli tribulazioni, angustie e lotte.

Ma non si turbò il fortissimo soldato di Cristo al pensiero delle lotte che l'attendevano, né si perse d'animo davanti alle battaglie del Signore che avrebbe dovuto combattere sulla terra. Non poteva temere di soccombere davanti all'avversario lui che non cedeva neppure davanti a se stesso dopo le lunghe e sovrumane fatiche che aveva sostenuto. Era davvero di un fervore unico e se nei secoli passati si può trovare qualche suo emulo nei buoni propositi, tuttavia non si riscontra chi lo uguagli nel fervore del desiderio. Gli riusciva più facile compiere le cose più perfette che predicarle, poiché più che alle parole che rivelano la virtù ma non fanno l'uomo virutoso, impiegava tutte le sue forze in opere sante. Perciò, sicuro e lieto cantava a sé e a Dio canti di letizia nel suo cuore. Per questo, a lui che si è rallegrato tanto della rivelazione più piccola, ne viene elargita una ben maggiore, ed essendo stato fedele nel poco, gli è dato autorità su molto.

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