mercoledì 8 giugno 2011

Alle sorgenti della Pietà - II parte

Torniamo a meditare con l'opera di don Luigi Fusina che ha raccolto alcune meditazioni rivolte a semplici fedeli e capaci di sollecitare in loro un senso di meditazione e riflessione sulle grandi verità che generano nell'anima la vera pietà cristiana. Oggi, dopo aver letto alcune importanti "avvertenze"dell'autore, ci soffermiamo sulla prima parte del primo capitolo, dedicato al Credo! Esso è la preghiera della nostra fede, insostituibile dichiarazione che pronunciamo ad ogni celebrazione Eucaristica e che faremmo bene a recitare sempre, specie nei momenti in cui il dubbio ci assale e la fede comincia a vacillare. Dalle parole di don Luigi comprendiamo anche che il Credo non è una preghiera semplice e scontata, ma è un'affermazione categorica, personale e soprattutto impegnativa (il che dovrebbe farci riflettere molto...): 

AVVERTENZE 1 - Ti richiamo quanto ho scritto nella prefazione e cioè che questo non è un catechismo e neppure un libro di teologia. E' un libro di meditazioni, anzi di elevazioni spirituali sulle verità che costituiscono il fondamento della nostra fede cristiana. Quindi non pensare di trovare tutte le spiegazioni che ordinariamente si trovano in libri di catechesi. Semplicemente troverai degli spunti per elevare la tua mente e il tuo cuore a Dio. Immagina di trovarti in alta montagna con un amico. Sei seduto e davanti a te si spalanca un panorama ricco e meraviglioso. L'amico ti sollecita continuamente: "Guarda laggiù... guarda quello scorcio a destra... guarda il colore del cielo..." e via dicendo. E tu, docile, segui queste sollecitazioni e guardi in silenzio. Contempli e nel contemplare senti sgorgare dal cuore lo stupore, la meraviglia, la gioia! Piano piano il tuo spirito si eleva verso il Creatore di queste bellezze e senti di entrare in comunione con Lui così, nella pace, nella serenità, senza bisogno di dire una sola parola! Non è preghiera anche questa, anzi la preghiera più bella e più vera?

2 - Perché questo si verífichi è necessario che ti accosti al libro con alcuni atteggiamenti interiori senza dei quali resterà lettera morta e ti annoierà.

A) Prima di tutto devi accostarti a queste pagine con umiltà, cioè senza la pretesa di trovarvi chissà quali rivelazioni. E' un libro semplice, scritto per gente semplice e con parole semplici. Fatti bambino: ti piacerà!

B) In secondo luogo prega la Madonna che ti accompagni nella lettura come ha accompagnato me nella stesura. Ricordati della mamma, quando da piccolo, t'insegnava le preghiere e ti parlava di Dio con tanta semplicità. Questo oggi lo vuol fare la Mamma celeste. Basta che tu ti metta ai suoi piedi e l'ascolti. Sarà Lei a parlare al tuo cuore.

C) Infine prega lo Spirito Santo. Le sollecitazioni che troverai vengono da Lui perché vuole farti entrare nei grandi misteri di Dio, là. dove nessun uomo, per quanto dotto, potrà mai portarti e dove solo la luce della divina grazia ti aprirà lo sguardo del cuore su orizzonti infiniti. Prega prima di cominciare a leggere, prega durante la lettura con slanci d'amore, prega e ringrazia alla fine perché quanto hai contemplato si solidiftchi nel tuo spirito. E non aver fretta: il passo di Maria e la luce dello Spirito si adattano alla tua piccolezza, non temere! Leggi e rileggi e, magari, leggi ancora. Piano piano arriverai là dove Essi desiderano condurti.

 Auguri e buon viaggio nello spazio immenso e meraviglioso della nostra fede!

- Capitolo 1 -

IO CREDO

 VERITA' E REALTA' 

Con questo capitolo iniziamo una serie di riflessioni spirituali sulle grandi verità-realtà che stanno a fondamento della nostra fede e che noi professiamo solennemente ogni domenica quando recitiamo il Credo.

Il nostro tema sarà dunque il Credo della Messa. In esso si esprime tutta la nostra fede. Per questo viene chiamato simbolo che vuol dire raccolta o anche riassunto.

Un'altra cosa che vorrei subito sottolineare è questa: noi parliamo sempre di verità della fede, di verità rivelate, ecc. L'espressione è giusta, ma può dar adito ad interpretazioni non esatte. Bisogna tenere presente che si tratta di realtà, cioè di fatti concreti che il Signore o ha già compiuto, o compie, o anche compirà per noi. Questi fatti sono verità proprio perché sono fatti reali, veri, dei quali noi siamo a conoscenza con assoluta certezza perché è Dio stesso che ce li rivela.

Nella traduzione italiana del Credo si è voluto rispettare il senso genuino dei fatti e la loro collocazione nel tempo usando forme verbali diverse, anche se non sempre sembrano sintatticamente corrette.

a) Per esprimere fatti che Dio ha compiuto una volta per sempre e che non sussistono più si è usato il passato remoto: es. fu crocifisso, morì, fu sepolto, risuscitò... Sono fatti accaduti e fissati per sempre nel passato. Essi non ritorneranno mai più anche se i loro frutti arrivano fino a noi.

b) Per esprimere invece fatti che hanno avuto inizio nel passato, ma che continuano anche oggi, si è usata la forma verbale del passato prossimo: essi è incarnato, si è fatto uomo, è salito al cielo, ecc. Gesù, infatti, si è incarnato e si è fatto uomo nel seno di Maria nel Natale di 2000 anni or sono, ma continua ad essere uomo come noi anche oggi. Così Egli è salito al cielo una volta per sempre, ma la sua permanenza in cielo continua anche oggi.

c) Per esprimere fatti attuali si è usato, ovviamente, il presente: es. siede alla destra del Padre. Gesù siede ora alla destra di Dio!

d) Infine per esprimere fatti che Dio compirà secondo le sue promesse, si è usato il futuro: Il Suo regno non avrà fine... Credo la vita del mondo che verrà, ecc.

Già da questa puntualizzazione si vede l'importanza che ha ogni singola parola del Credo e come proprio nulla, neppure una virgola, sia messa lì senza uno scopo.

Infine un'ultima osservazione generale prima di entrare nella meditazione dei singoli articoli di fede: nel simbolo della Messa (che si chiama Simbolo Niceno - Costantinopolitano perché soprattutto espressione dei Concili di Nicea e di Costantinopoli) sono racchiuse tutte e solo quelle verità della fede che sono accettate da tutti i cristiani, siano essi cattolici o meno. Si tratta delle verità essenziali, dei fatti fondamentali. Naturalmente ci sono altre verità e altri fatti che non sono racchiusi nel Simbolo. Anche questi tuttavia hanno in esso la loro base, il loro fondamento (es.: l'Eucarestia, i dogmi mariani, le verità concernenti la Chiesa).

 qui abbiamo le sorgenti del grande fiume della tradizione Cristiana. Pur non essendo ispirato come la Bibbia, il Simbolo Niceno - Costantinopolitano è certamente una Parola sicura che ci viene da Dio mediante la Chiesa. "Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù, nostro Signore". 

IO CREDO

 Il simbolo comincia con l'affermazione: " Io credo".  E' un'affermazione categorica, personale, impegnativa.

a) E' categorica: cioè non ammette alcun dubbio. Non ci sono né i se né i ma. Infatti i se ed i ma uccidono la vera fede. Mi viene in mente una piccola poesia del Trilussa in proposito. E' molto significativa:

Credo in Dio Padre onnipotente. Ma... Ci'ai quarche dubbio? Tiettelo pe' te. La Fede è bella senza li "chissà", senza li "come" e senza li "perché".

b) L'affermazione "io credo" non solo è categorica, ma è anche personale. Non si dice: "noi crediamo", ma "io credo". Essa ci coinvolge di persona. Si tratta di un affare che ci tocca personalmente e che nessun altro può affrontare al nostro posto. Anche quando i genitori, e tutta la Chiesa con loro, professano la fede a nome del bambino che viene battezzato lo fanno al singolare proprio per indicare questo coinvolgimento personale. Appena ne avrà la possibilità, il bambino dovrà ratificare liberamente e personalmente quell'atto di fede.

c) Infine l'affermazione "io credo" è impegnativa. Infatti non si tratta tanto di un atto intellettuale, quanto di un atto umano completo, nel quale cioè sono coinvolte tutte le facoltà dell'uomo, tutto il suo essere.

Questo è più facile intenderlo esaminando bene il significato del nostro credere. Che significa dunque credere in senso cristiano?

Forse la più bella spiegazione è quella che ci è data nell'Apocalisse, là dove si legge: "Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia parola e mi apre, Io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con Me" (Ap 3,20).

Esaminiamo bene questo versetto della Bibbia e comprenderemo il vero, profondo, significato della nostra fede.

1) "Io sto alla porta e busso". Colui che parla è Gesù. La porta è il nostro cuore. L'iniziativa della fede parte da Lui, non da noi. E' Lui che per primo viene a noi e bussa, cioè ci offre la sua rivelazione. Gesù bussa e parla per mezzo della sua Chiesa che predica il Vangelo a tutte le genti. Quando la parola del Vangelo arriva al tuo cuore è Gesù che bussa perché vuole entrare in te con la pienezza della sua vita e dei suoi doni di salvezza.

2) "Se uno ascolta la mia parola". La fede nasce dall'ascolto della parola di Gesù. Presuppone, quindi, attenzione e riflessione sincera e onesta. Molti non hanno fede o perché non prestano attenzione alla Parola di Gesù, o perché non vi riflettono con sincerità e con onestà. Ricordate la parabola del seminatore e del seme caduto sulla strada, tra le pietre e tra le spine? (cfr Mt 13,3-23).

Se si vuol credere bisogna perciò ascoltare la parola di Dio, ma ascoltarla con attenzione, con riflessione e con onestà di cuore, ossia con rettitudine. C'è, dunque, un impegno da parte nostra che precede la fede. Senza di esso non è possibile la fede! Di conseguenza Gesù condanna coloro che non credono quando la loro mancanza di fede dipende proprio dalla loro disonestà di cuore: "Chi non crederà sarà condannato" (Mc 16-16), Egli dice, e nel capitolo 3° di Giovanni afferma: "Chi non crede sarà condannato perché, a causa delle sue opere malvagie, non vuole accogliere il Figlio di Dio" (Gv 3-19).

3) "Se uno ascolta la mia parola e mi apre la porta". Non basta ascoltare la parola di Gesù: bisogna anche aprirgli la porta del cuore. Lo si fa mediante la fede. Aver fede significa accogliere Gesù nella nostra vita e farlo sedere sul trono del nostro cuore.

Accoglierlo come nostro Salvatore, perché Egli viene a portarci il dono della salvezza, cioè il perdono dei peccati e la vita nuova dei figli di Dio.

Ma non basta accoglierlo: occorre anche intronizzarlo, cioè farlo sedere sul trono del nostro cuore come Signore affidandogli il governo di tutta la nostra vita. Mediante il battesimo la Chiesa ha provveduto lei stessa ad aprire la porta del nostro cuore ed ad introdurvi Gesù, così come la mamma, con il bambino in braccio, va ad aprire la porta di casa per introdurre il papà che viene a portare i doni al suo piccino. Viene però il momento in cui il figliolo, divenuto adulto, sarà lui stesso ad aprire e ad accogliere con amore il papà quando torna a casa dal lavoro e bussa alla porta.

Molti cristiani non hanno ancora compiuto questo gesto di fede cosciente: non hanno ancora invitato Gesù ad entrare nella loro vita e a sedere sul trono del loro cuore. Non gli hanno ancora abbandonato la loro esistenza perché ne sia il sovrano assoluto.

4) "Allora io entrerò e cenerò con Lui ed egli con me". Il frutto della vera fede è la comunione con Gesù e, in Gesù, con il Padre e con lo Spirito Santo.

Gesù promette due cose:

1 ° di entrare nella nostra vita e di fare comunione con noi; 2° di farci entrare in comunione con Lui.

Sembrano due cose uguali, ma invece sono diverse e complementari. Quando Gesù dice "Io entrerò e cenerò con lui" vuol dire che effettivamente Egli si fa presente nel nostro cuore come un amico, come un dolce ospite nostro. Ma quando dice che noi faremo comunione con lui ("ed egli con Me'1, vuol significare che sarà Lui stesso a prendere il timone della nostra vita e noi veniamo associati alla sua azione salvatrice. Mediante la fede non solo Gesù viene in noi e caccia fuori il peccato, ma anche diventa il motore, la sorgente infinita di una nuova vita per cui posso dire: "Non vivo più io, in realtà chi vive in me è Gesù" (Gal 2,20).

Ecco perché Gesù paragona questo atto di fede ad una nuova nascita: "Se vuoi entrare nel regno di Dio - Egli dice a Nicodemo - è necessario che tu nasca di nuovo" (Gv 3,3). Non si tratta di rinascere come uomini e neppure di risorgere come uomini. Gesù dice chiaramente: "Ciò che nasce dalla carne rimane carne"; cioè, dalla natura umana peccatrice nasce solo l'uomo peccatore. Se Nicodemo avesse potuto ritornare nel seno di sua madre e nascere un'altra volta, si sarebbe trovato lo stesso uomo di prima: peccatore e mortale. Così, ad esempio, quando Gesù risuscitò Lazzaro dalla tomba, lo risuscitò ancora a questa vita di peccato e di morte. Lazzaro uscito dal sepolcro non era diverso da quello che era morto. Infatti, dopo alcuni anni, tornò a morire. Invece la vita nuova che Gesù ci dona mediante la Fede ed il Battesimo è una vita diversa. E' la vita stessa del Figlio di Dio portata in noi dallo Spirito Santo. Con la risurrezione di cui parla Gesù e della quale Egli è diventato la sorgente, ci trasformiamo in uomini nuovi, immortali, beati. Dopo la risurrezione non saremo più quelli che siamo ora. Pur mantenendo la nostra identità personale e corporale, saremo uomini diversi, viventi per sempre con una vita nuova, gloriosa, santa, beata.

Ecco il senso profondo della nostra Fede! Quando noi diciamo "Io credo" vogliamo significare che siamo anche uomini nuovi, rinnovati dallo Spirito Santo, diventati Figli di Dio. Davanti al nostro sguardo si spalanca il grandioso panorama delle realtà divine che la parola di Dio ci rivela e nelle quali vogliamo entrare come in una terra promessa con l'aiuto materno di Maria, nostra madre. Maria, infatti, ci viene proposta dallo Spirito Santo come modello del vero credente: "Beata Colei che ha creduto..." (Lc 1,45).

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