sabato 26 marzo 2011

La storia di San Francesco di Assisi - Diciottesima parte

Continuiamo a scoprire la storia di San Francesco di Assisi: oggi scopriamo come davvero le Vie del Signore sono infinite e non sempre coincidono con i nostri propositi. Infatti, sebbene il Beato Francesco avesse in cuore di andare incontro al martirio, Dio non glielo permise ed ogni volta ostacolava il suo piano e il suo viaggio. Questo ci fa davvero meravigliare perchè Dio dimostra di prendersi davvero cura dei Suoi figli e di apprezzare anche solo l'intenzione di fare qualcosa. Infatti, non vi è dubbio alcuno sulle intenzioni del Beato Francesco e per questo Dio lo benedice in ogni modo, rendendolo anche capace di prodigi incredibili, come la moltiplicazione dei viveri avvenuti su di un barca, in un episodio che ci accingiamo a scoprire. Ma vi è di più nel poverello d'Assisi: in egli vi è davvero il fervore dello Spirito, quello stesso fervore che abbiamo riconosciuto nei Santi Apostoli che non temettero il martirio nell'evangelizzare in terre insidiose e sconosciute (come vedremo, il Beato Francesco non avrà timore nemmeno di andare in mezzo ai saraceni pur di portare pace e la Buona Novella). Questo è il fervore di chi davvero si abbandona a Dio rinunciando alla sua vita: il Beato Francesco ha già da tempo rinunciato alla sua vita, alimentando la vocazione al martirio, la stessa che contraddistinse, fra tutti, Santo Stefano Protomartire che abbracciò la morte senza paura né timore né rimpianto perchè ormai aveva già rinunciato alla vita per amore di Gesù. In questi uomini noi vediamo compiersi le parole di Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi" (Mc 8, 34-38) 
Queste sante parole del Figlio di Dio hanno preso vita in modo particolare nel Beato Francesco, il quale non aveva altro desiderio che di seguire realmente Gesù come Egli desiderava e non come molti di noi fanno oggi (a parole mentre nei fatti fanno l'opposto guidati da logiche egoistiche): 

CAPITOLO VENTESIMO

DESIDEROSO DEL MARTIRIO FRANCESCO PRIMA CERCA DI ANDARE MISSIONARIO NELLA SPAGNA POI IN SIRIA. PER SUO MERITO, Dio MOLTIPLICA I VIVERI E SCAMPA I NAVIGANTI DAL NAUFRAGIO

55. Animato da ardente amore di Dio, il beatissimo padre Francesco desiderava sempre metter mano a grandi imprese, e, camminando con cuore generoso sulla via della volontà del Signore, anelava raggiungere la vetta della santità.

Nel sesto anno dalla sua conversione ardendo di un intrattenibile desiderio del martirio, decise di recarsi in Siria a predicare la fede e la penitenza ai Saraceni. Si imbarcò per quella regione, ma il vento avverso fece dirottare la nave verso la Schiavonia ~ Allora, deluso nel suo ardente desiderio e non essendoci per quell'anno nessun'altra nave in partenza verso la Siria, pregò alcuni marinai diretti ad Ancona di prenderlo con loro. Ne ebbe un netto rifiuto perché i viveri erano insufficienti. Ma il Santo, fiducioso nella bontà di Dio, salì di nascosto sulla imbarcazione col suo compagno. Ed ecco sopraggiungere, mosso dalla divina Provvidenza, un tale, sconosciuto a tutti, che consegno ad uno dell'equipaggio che era timorato di Dio, delle vivande, dicendogli: «Prendi queste cose e dalle fedelmente a quei poveretti che sono nascosti nellà nave, quando ne avranno bisogno». E avvenne che, scoppiata una paurosa burrasca, i marinai, affaticandosi per molti giorni a remare, consumarono tutti i loro viveri; poterono salvarsi solo con i viveri del poverello Francesco, i quali, moltiplicandosi per grazia di Dio, bastarono abbondantemente alla necessità di tutti finché giunsero al porto di Ancona. I naviganti compresero ch'erano stati scampati dai pericoli del mare per merito di Francesco, e ringraziarono l'onnipotente Iddio, che sempre si mostra mirabile e misericordioso nei suoi servi.

56. Lasciato il mare, il servo dell'Altissimo Francesco si mise a percorrere la terra, e solcandola col vomere della parola di Dio, vi seminava il seme di vita, che produce frutti benedetti. E subito molti uomini, buoni e idonei, chierici e laici, fuggendo il mondo e sconfiggendo virilmente le insidie del demonio, toccati dalla volontà e grazia divina, abbracciarono la sua vita e il suo programma. Ma sebbene, a similitudine dell'albero evangelico, producesse abbondanti e squisiti frutti, ciò non bastava a spegnere in Francesco il sublime proposito e l'anelito ardente del martirio. E così poco tempo dopo intraprese un viaggio missionario verso il Marocco, per annunciare al Miramolino e ai suoi correligionari la Buona Novella. Era talmente vivo il suo desiderio apostolico, che gli capitava a volte di lasciare indietro il compagno di viaggio affrettandosi nell'ebbrezza dello spirito ad eseguire il suo proposito. Ma la bontà di Dio, che si compiacque benignamente di ricordarsi di me e di innumerevoli altri, fece andare le cose diversamente resistendogli in faccia. Infatti, Francesco, giunto in Spagna, fu colpito da malattia e costretto a interrompere il viaggio.

57. Ritornato a Santa Maria della Porziuncola, non molto tempo dopo gli si presentarono alcuni uomini letterati e alcuni nobili, ben felici di unirsi a lui. Da uomo nobile d'animo e prudente, egli li accolse con onore e dignità, dando paternamente a ciascuno ciò che doveva. E davvero, poiché era dotato di squisito e raro discernimento, teneva conto della condizione di ciascuno. Ma non riesce ancora a darsi pace finché non attui, con tentativi ancor più audaci il suo bruciante sogno. E nel tredicesimo anno dalla sua conversione, partì per la Siria, e mentre infuriavano aspre battaglie tra cristiani e pagani, preso con sé un compagno ,non esitò a presentarsi al cospetto del Sultano. Chi potrebbe descrivere la sicurezza e il coraggio con cui gli stava davanti e gli parlava, e la decisione, e l'eloquenza con cui rispondeva a quelli che ingiuriavano la legge cristiana? Prima di giungere al Sultano, i suoi sicari l'afferrarono, l'insultarono, lo sferzarono, ed egli non temette nulla: né minacce, né torture, né morte; e sebbene investito dall'odio brutale di molti, eccolo accolto dal Sultano con grande onore! Questi lo circondava di favori regalmente e, offrendogli molti doni, tentava di convertirlo alle ricchezze del mondo; ma, vedendolo disprezzare tutto risolutamente come spazzatura, ne rimase profondamente stupito, e lo guardava come un uomo diverso da tutti gli altri. Era molto commosso dalle sue parole e lo ascoltava molto volentieri.
Ma in tutte queste cose il Signore non concedeva il compimento del desiderio del Santo, riservandogli il privilegio di una grazia singolare.

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