domenica 24 aprile 2011

GESÙ È RISORTO! ALLELUIA!

Oggi, viviamo il mistero più glorioso di Gesù Cristo e cioè la Sua Resurrezione dai morti. Questo è il mistero che ha cambiato la vita del mondo e degli uomini poiché Gesù ha mostrato la Via dell'eternità e non solo ce l'ha mostrata, ma ci ha anche resi partecipi di questa eternità, sacrificando sé stesso e vincendo la morte, una volta per tutte. Ora sappiamo che nemmeno ciò che più temiamo può fermare il nostro spirito e la nostra coscienza: noi saremo per sempre e tutto questo grazie a Lui. Meditiamo questa Pasqua di Resurrezione, attraverso la riflessione di mons. Antonio Riboldi:

La Solennità della Santa Pasqua è certamente il Grande Giorno per tutta l'umanità: Dio ha riaperto Cuore, Dialogo, dignità di figli, e soprattutto il Paradiso, dando così inizio ad una Nuova Creazione, ristabilendo la Sua Relazione di Amore con noi, dopo che i progenitori l'avevano interrotta per il peccato originale.
Certamente per noi Cristiani oggi 'è il Giorno che ha fatto il Signore' e la Chiesa celebra questo unico ed incommensurabile Evento, già dalla lunga vigilia della notte del Sabato Santo. Una notte iniziata con l'accensione del fuoco e della luce, in cui la liturgia ha segnato il passo, raccontando, in sette letture, la nostra storia con Dio, dalla creazione alla resurrezione.
Una delle cerimonie che colpisce i fedeli è la benedizione dell'acqua, in cui siamo immersi per tornare alla vera Vita, come avviene nel Battesimo: uomini nuovi, secondo Dio.
Ed infine il canto di gioia dell'Alleluja e del Gloria e il ritorno al suono solenne delle campane, per annunciare che è iniziata la nostrà Vita nuova con Cristo Risorto'.
La veglia del Sabato Santo era la notte in cui i catecumeni, dopo una lunga preparazione, si accostavano al Battesimo e rinascevano 'come bambini', indossando la veste bianca, segno del loro essere liberati dal peccato, immacolati.
Ma il culmine della gioia è nel momento in cui si annunzia che Gesù è risorto. Le campane riempiono l'aria di festa.
S. Paolo, scrivendo ai Colossesi (e certamente si rivolge a noi oggi), così scrive:
"Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, anche voi sarete manifestati con Lui nella gloria". (Cor. 3, 1-4)
E così, iniziando la veglia pasquale, S. Agostino esplode di gioia e gratitudine:
"Questa è la notte in cui tu, Gesù, hai liberato i figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitù dell'Egitto, e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso. Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato con lo splendore della colonna di fuoco. Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti in Cristo dall'oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all'amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi. O immensità del tuo amore per noi. O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato tuo figlio. O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno e sarà fonte di luce per là mia delizia. O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo Salvatore. Ti preghiamo dunque, o Signore, che il lume acceso questa notte, offerto in onore del Tuo Nome, risplenda di luce che non si spenga mai. Salga a te, come profumo soave, si confonda con le stelle".
Sappiamo tutti come la Pasqua del Signore sia la Festa delle feste, 'Giorno del Signore', da cui ha preso il nome la Domenica, ed ogni domenica, la Chiesa ci ricorda che la Resurrezione di Gesù è il punto centrale della sua e nostra vita.
Ma è davvero così, per ciascuno di noi?
Tra i 'precetti della Chiesa' ce n'è uno che tante volte mi impensierisce, perché diminuisce la bellezza della resurrezione che ci viene offerta, ed è quello di confessarsi almeno una volta l'anno e fare la Pasqua. Ma se davvero la Pasqua è il Giorno del Signore, il Giorno che non ha tramonto, può essere ridotto ad un precetto?
Una vera fede vissuta non può accettare di vivere 'morti per il peccato' e voler risorgere solo un giorno. Sente il bisogno di risurrezione, vivendo in Grazia ogni minuto, perché ogni istante può essere l'ora che Dio ha segnato per la nostra resurrezione finale.
Non solo, ma partecipando con il Battesimo alla Resurrezione di Gesù, è coerenza di fede la necessità dì vivere da risorti. È davvero grande il Dono che Dio ci ha fatto, ma occorre viverlo. Ci aiuta il racconto evangelico dell'amore di due donne che non si rassegnavano alla morte del Maestro: l'amore ha in sé l'esigenza di vincere la morte. Appena possibile corrono al sepolcro: "Passato il sabato - racconta Matteo - all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco vi fu un grande terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore, il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: 'Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea: là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto'.
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: 'Salute a voi. Ed esse avvicinatesi, gli strinsero i piedi, e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: 'Non temete: ANDATE AD ANNUNZIARE AI MIEI FRATELLI che vadano in Galilea e là mi vedranno". (Mt. 28, 1-10)
Quello che trapela dal Vangelo secondo Matteo è il grande amore che le due Marie provavano per Gesù. Deve essere stato davvero un dolore schiacciante saperLo morto e quindi pensare di non poterLo più incontrare. O forse, grazie all'Amore e alla fiducia in Lui, 'dentrò deve essersi aperto uno spazio di certezza, ricordando le tante volte in cui il Maestro aveva predetto che sarebbe risorto.
La Sua vita era l'incredibile storia di Dio che non riesce ad accettare che l'uomo, Sua creatura, manchi all'appello del Suo Amore, unica garanzia di felicità.
Voleva che noi riprendessimo nella Sua Vita il posto che ci aveva fissato, amandoci.
Per cui pagò un prezzo incalcolabile per questo: il dono di Suo Figlio. Ora saperlo risorto era la speranza divenuta certezza.
Gesù era risorto e, quindi, in Lui e con Lui, io, voi, tutti, siamo destinati alla resurrezione, 'qui' e poi nel ritorno alla Casa del Padre.
È davvero grande la nostra storia di uomini, secondo i disegni di Dio. Per questo la Solennità della Pasqua è davvero la più grande nostra Festa: la Festa delle feste, perché contiene la bellezza di ciò che possiamo essere oggi e domani, vicini a Dio, oltre la morte.
Cosi esprimeva la sua gioia Paolo VI: 'Il mistero della Pasqua è cosi alto, cosi grande, che spazia su tutta; la vita cristiana: sulla dottrina, sul .costume, sulla storia. La Chiesa canta nella notte del sabato santo l'inno pasquale invitando la terra a gioire di questo splendore: 'Tripudi la terra irradiata di tanto fulgore'.... È tal cosa la Pasqua che subito stupisce noi e ci esalta: e a volerla in qualche modo annunciare e celebrare, fa sorgere negli animi sentimenti di letizia e di poesia, ed esprime una commozione grande che fa cantare: 'Sono giunti i giorni in cui 'dobbiamo cantare l'Alleluja, su via fratelli... canti la voce, canti la vita, cantino le azioni'. (S. Agostino)".
Credo proprio che quel mattino di Pasqua abbia spalancato gli occhi sbalordito di poter ritrovare passi del Suo Signore, come fosse a casa Sua anche tra noi.
Credo che ogni fiore abbia fatto cadere l'ultima goccia di rugiada che lo chiudeva nella notte del venerdì santo, come .l'ultima lacrima nella pienezza della gioia.
E credo che tutta la terra si sia ricoperta, come oggi, di colori smaglianti, per accogliere la Bellezza di Cristo, nostro Signore, risorto per sempre, per farci risorgere con Lui.
E se, anche oggi, vi sono ancora uomini e donne, che si affaticano a costruirsi dannosi calvari, oscurando il Giorno del Signore, forse, come Adamo, convinti di essere 'creature di un giorno' e non 'del Signore', ve ne sono altrettanti che traboccano della gioia del Risorto, perché per loro vivere è un gioioso camminare con Lui nella e verso la Resurrezione.
È il grande augurio che faccio a voi, che mi siete diventati carissimi e con cui insieme camminiamo verso la Resurrezione, con la Grazia e la Presenza del Risorto.
È sempre una grande gioia sapere che si cammina nella vita verso il Cielo, anche se a volte ci sono tratti di strada come Calvario. È la grande speranza che davvero dona alla vita intera un senso di pace e sicurezza, che va oltre tutto e si perde nell'eternità.

FRATELLI, CRISTO NOSTRA PASQUA È IMMOLATO.
FACCIAMO FESTA NEL SIGNORE. ALLELUIA

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