venerdì 25 febbraio 2011

Imparando con le Lettere Apostoliche - Trentaduesimo appuntamento

Torna l'appuntamento settimanale con "Imparando con le Lettere Apostoliche". Il cammino di oggi ci porta alla Seconda Lettera ai Corinzi:
Prima parte della Seconda Lettera ai Corinzi   
 
Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto e a tutti i santi dell'intera Acaia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, 4l quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione.

Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata in Asia ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. 10 Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in lui, che ci libererà ancora, grazie alla vostra cooperazione nella preghiera per noi, affinché, per il favore divino ottenutoci da molte persone, siano rese grazie per noi da parte di molti.

Questo infatti è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza di esserci comportati nel mondo, e particolarmente verso di voi, con la santità e sincerità che vengono da Dio, non con la sapienza della carne ma con la grazia di Dio.  Non vi scriviamo in maniera diversa da quello che potete leggere o comprendere; spero che comprenderete sino alla fine, come ci avete già compresi in parte, che noi siamo il vostro vanto, come voi sarete il nostro, nel giorno del Signore nostro Gesù.

Con questa convinzione avevo deciso in un primo tempo di venire da voi, perché riceveste una seconda grazia, e da voi passare in Macedonia, per ritornare nuovamente dalla Macedonia in mezzo a voi ed avere da voi il commiato per la Giudea. Forse in questo progetto mi sono comportato con leggerezza? O quello che decido lo decido secondo la carne, in maniera da dire allo stesso tempo "sì, sì" e "no, no"? Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è "sì" e "no". Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu "sì" e "no", ma in lui c'è stato il "sì". E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "sì". Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro "Amen" per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi non sono più venuto a Corinto. Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi.

COMMENTO

Eccoci alla seconda Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, una lettera molto importante, significativa e persino considerata come una vera e propria opera letteraria.
Ovviamente la lettera comincia con i consueti saluti di San Paolo ai Corinzi, ma stavolta sembra mancare un introduzione, in quanto San Paolo comincia già a trattare argomenti molto importanti. Ci sono alcuni elementi che scaturiscono da questo passo iniziale: innanzitutto scopriamo che San Paolo ha subito una dura persecuzione in terra asiatica, una persecuzione che gli è quasi costata la vita. Però, scopriamo anche che San Paolo non si è arreso né scoraggiato dopo quell'episodio persecutorio, ma ha anzi tratto maggior forza, vigore e consapevolezza: ed ora, tutte queste cose, egli le vuole trasmettere ai suoi interlocutori. Infatti, egli ci dice come le tribolazioni sono naturali per un cristiano il quale è reso però partecipe anche della consolazione. Tutto questo ci fa venire in mente la figura di diversi uomini santi, ma in particolar modo quella di San Francesco di Assisi e quella di San Pio da Pietrelcina. Entrambi sono stati chiamati alla tribolazione reale, carnale, in tutto e per tutto simile alla tribolazione di Cristo: ma allo stesso modo, essi sono stati ricolmati di consolazione dallo Spirito Consolatore. Soprattutto scoprendo la vita di San Pio ci rendiamo conto come tribolazione e consolazione siano due aspetti fondamentali che contraddistinguono il vero discepolo di Cristo: essi viaggiano di pari passo in quanto alla tribolazione segue sempre la consolazione. Non possiamo, dunque, immaginare di seguire Cristo senza condividerne le tribolazioni: ma accettar questo, ci porta ad esser in piena comunione con Lui e allo stesso modo ci rende destinatati della consolazione del Figlio dell'Altissimo il quale non ci lascia mai soli, come da Lui stesso annunciato (...fino alla fine dei tempi).
San Paolo ha sperimentato questa realtà e ora vuole far in modo che anche i Corinzi apprendano dalle sue esperienze tormentate: egli vuole renderli forti attraverso la consapevolezza che ogni tribolazione verrà elisa dalla consolazione e che le difficoltà serviranno per rafforzare gli animi.
Dunque non dobbiamo spaventarci dinanzi alle difficoltà che la fede comporta: anzi, dobbiamo esser lieti di poterle affrontare perchè così saremo in grado di vivere realmente come Gesù desidera, soprattutto in piena comunione con Lui. 

Ancora una volta, troviamo un importante insegnamento a dimostrazione del fatto che San Paolo non ha mai sprecato le sue parole: però, in questo passo, traspare anche qualcos'altro e cioè sembra quasi che ci siano state delle evidenti incomprensioni tra San Paolo ai Corinzi. Vediamo, infatti, come ad un certo punto San Paolo sembri quasi giustificare la sua condotta e il suo operato. Ma chiaramente San Paolo era in buona fede e le incomprensioni sono naturali quando si evangelizza in un modo così forte e sprezzante: anche i santi hanno generato incomprensioni, all'interno della stessa Chiesa poiché il loro agire e il loro parlare secondo veri canoni evangelici, a volte spaventava oppure generava risentimento o rabbia per come si era trattati. Abbiamo visto come San Paolo ha rimproverato più volte i Corinzi nella prima lettera e quindi qualche incomprensione risulta sicuramente normale. E' bello però vedere come egli cerca subito di appianare ogni divergenza, spiegando la sua azione e la sua condotta nonché il perchè del cambio di programma che non lo ha più visto andare in mezzo ai Corinzi.

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