martedì 15 febbraio 2011

Familiaris Consortio - La famiglia cristiana - XIV

Continuiamo il percorso familiare e reimmergiamoci nelle parole della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II. Oggi al centro dell'attenzione vi è la figura del bambino: è un tema delicato perchè il bambino rappresenta sempre il futuro e quindi è importantissima l'educazione e l'attenzione che si dedica a queste giovani creature. C'è bisogno che i  genitori si occupino di loro in maniera giusta, anche se non è certamente facile, soprattutto in un mondo così stressante dove il lavoro sottrae ogni energia. Bisogna riflettere molto sulla condizione del bambino nella famiglia di oggi, sia dal punto di vista educativo e sia dal punto di vista dell'attenzione che egli merita. Infatti, la nostra società è caratterizzata oggi dal fatto che anche le donne-madri sono dedite al lavoro: questo crea un vuoto all'interno della famiglia e i bambini, molte volte, finiscono per crescere con i nonni o, nei peggiori dei casi, con la televisione, e cioè con uno strumento di forte diseducazione. Giovanni Paolo II, come abbiamo letto settimana scorsa, si è soffermato molto su quest'aspetto, auspicando una maggior attenzione della società verso le donne in modo che si possa conciliare il lavoro con la famiglia ed, in particolare, con l'aspetto educativo della prole. E tutti noi speriamo in una riforma del lavoro che possa andare incontro a queste esigenze, salvaguardando così la figura del bambino e le aspirazioni delle donne. 
Leggiamo ora le parole del Venerabile Giovanni Paolo II sui diritti del bambino:

PARTE TERZA
I COMPITI DELLA FAMIGLIA CRISTIANA

I. La formazione di una comunità di persone

I diritti del bambino

26. Nella famiglia, comunità di persone, deve essere riservata una specialissima attenzione al bambino, sviluppando una profonda stima per la sua dignità personale, come pure un grande rispetto ed un generoso servizio per i suoi diritti. Ciò vale di ogni bambino, ma acquista una singolare urgenza quanto più il bambino è piccolo e bisognoso di tutto, malato, sofferente o handicappato.
Sollecitando e vivendo una premura tenera e forte per ogni bambino che viene in questo mondo, la Chiesa adempie una sua fondamentale missione: è chiamata, infatti, a rivelare e a riproporre nella storia l'esempio e il comandamento di Cristo Signore, che ha voluto porre il bambino al centro del Regno di Dio: «Lasciate che i bambini vengano a me... perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio» (Lc 18,16; cfr. Mt 19,14; Mc 10,14).

Ripeto nuovamente quanto ho detto all'assemblea generale delle Nazioni Unite il 2 ottobre 1979: «Desidero... esprimere la gioia che per ognuno di noi costituiscono i bambini, primavera della vita, anticipo della storia futura di ognuna delle presenti patrie terrene. Nessun paese del mondo, nessun sistema politico può pensare al proprio avvenire se non attraverso l'immagine di queste nuove generazioni che dai loro genitori assumeranno il molteplice patrimonio dei valori, dei doveri e delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e di tutta la famiglia umana. La sollecitudine per il bambino ancora prima della sua nascita, dal primo momento della concezione e, in seguito, negli anni dell'infanzia e della giovinezza, è la primaria e fondamentale verifica della relazione dell'uomo all'uomo. E perciò, che cosa di più si potrebbe augurare a ogni nazione e a tutta l'umanità, a tutti i bambini del mondo se non quel migliore futuro in cui il rispetto dei diritti dell'uomo diventi piena realtà nelle dimensioni del duemila che si avvicina?» (2 Ottobre 1979).

L'accoglienza, l'amore, la stima, il servizio molteplice ed unitario - materiale, affettivo, educativo, spirituale - per ogni bambino che viene in questo mondo dovranno costituire sempre una nota distintiva irrinunciabile dei cristiani, in particolare delle famiglie cristiane: così i bambini, mentre potranno crescere «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52), porteranno il loro prezioso contributo all'edificazione della comunità familiare e alla stessa santificazione dei genitori (cfr. «Gaudium et Spes», 48).

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