mercoledì 7 aprile 2010

Il fallimento della cultura della morte

 Oggi, la Vigna tratta l'argomento delicato dell'aborto, in seguito all'imminente utilizzo della nuova pillola abortiva RU486 in Puglia. Nel mio spazio, voglio dare voce ad un articolo che gentilmente mi è stato segnalato da un amico di Youtube (thevandeano) e che è stato pubblicato dal sito rinocamilleri.com:

L'Inspection général des affaires sociales (Igas, organismo dipendente dal Ministero della Salute francese) nel suo rapporto annuale (2 febbraio 2010) recita: «Il contesto francese rimane paradossale: la diffusione della contraccezione di massa non ha fatto diminuire il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza». Da oltre vent'anni gli aborti in Francia non diminuiscono, rimanendo sui 200 mila l'anno. Scrive Nicoletta Tiliacos (Il Foglio del 6 febbraio): «Nonostante l'educazione sessuale sempre più precoce, nonostante un accesso alla contraccezione che più facile non si può, compresa la variante d'emergenza la pillola del giorno dopo è fornita alle ragazzine gratis e senza ricetta nelle farmacie e da poco si è aggiunta quella dei cinque giorni dopo (ElleOne, invenzione francese, ndr) nonostante uno dei tassi di diffusione della contraccezione medica (pillola e spirale) più alti del mondo, nonostante le martellanti campagne sul sesso sicuro () il 72% delle igv sono effettuate su donne sotto contraccezione». Ma, nonostante la «scoperta dell'acqua calda», i «rimedi proposti, come al solito, vanno nella direzione del rafforzamento ulteriore di politiche che finora si sono rivelate fallimentari. Così, alle ragazzine e ai ragazzini alle prese con i dilemmi amorosi e con quel mistero necessario che è il sesso, si indicano il distributore di preservativi e si consegna sui banchi di scuola la brochure sulla contraccezione d'emergenza». Un intero capitolo del rapporto è dedicato all'inesistente incidenza della pillola del giorno dopo -così diffusa e facile da ottenere- sulla diminuzione degli aborti. «Al contrario: nel confronto tra il 2002 e il 2006, il tasso di abortività tra le quindici-diciassettenni è passato da 8,9 a 11,5 per mille». La Ru486 (nata anch'essa in Francia) è in crescita costante, anche perchè «l'aborto chirurgico è poco attraente a livello finanziario per il personale sanitario». Già: «nata ufficialmente per offrire una maggiore scelta alle donne, la Ru486 si è rapidamente trasformata in opzione obbligata, perché è quella preferita dai medici».

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Bene, cosa mostra quest'articolo? Mostra l'inefficacia di una cultura che punta tutto sulla contraccezzione, dimenticando invece di pensare ad una vera e significativa campagna di educazione sessuale. Ciò che manca è proprio la visione giusta del sesso: i ragazzi, ispirati dal mondo della televisione e del web infettato (siti pornografici in primis), sono spinti a vedere il sesso in maniera leggera: essi pensano al sesso come un modo per fare amicizia, un modo per imporsi dinanzi agli amici o un modo per far parte di un gruppo, quasi come il fumare una sigaretta. Questo è ciò che riteniamo più grave: la mancanza di importanza che viene data al sesso. Il sesso è un dono dal quale scatta la scintilla della vita: un dono che unisce per sempre un uomo ed una donna. Non può essere usato questo dono solo per piacere personale o per moda: è immorale e profondamente sbagliato. Bisogna invitare, soprattutto le ragazze, a vedere la propria verginità come un valore e non come un peso o una condanna. La semplicità con cui l'aborto sta entrando nell'immaginario collettivo,  ci sconvolge non poco. C'è bisogno di creare consultori che non siano solo centri che acconsentono all'aborto (veri centri della morte, come dicono molti,): c'è bisogno di consultori che mostrino l'alternativa all'aborto e che puntino alla sacralità della vita. E' vero, non tutti sono cristiani, ma io penso che la sacralità della vita sia un valore fondamentale per qualsiasi uomo e non può venir meno per ragioni di opportunità. Tra l'altro oggi assistiamo ad aborti non solo spinti, dalla disperazione, ma anche e soprattutto aborti che derivano dall'egoismo di chi pensa alla carriera, ai soldi e alla vita facile: è questo che bisogna combattere ancora di più perchè non possiamo permettere che la vita venga considerata solo una cellula che si può asportare. Anche Gesù è stato una cellula all'interno del grembo di Maria: pensate che Lui non fosse già vivo e che si sia incarnato solo nascendo?
E poi certo, bisogna intervenire a favore delle famiglie povere ed io penso che i servizi sociali, piuttosto che portar via i bambini, dovrebbe fornire l'aiuto e il supporto necessario affinché i bambini vivano bene, ma all'interno della famiglia e non penso che questo sia così difficile: in realtà manca la volontà di farlo perchè questo mondo è terribilmente egoista al punto che non ci si aiuta più nemmeno tra familiari! 

In conclusione, quello che vogliamo fare è sensibilizzare ad una cultura della vita e non una cultura della morte. Perchè quella cellula, un giorno, potrà ringraziarti perchè gli hai donato la vita: e cosa c'è di più importante della vita?



 

1 commenti:

Gianna ha detto...

Sono d'accordo con te, Angel.

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