lunedì 19 dicembre 2011

Sulla via di Betlemme: San Bernardo da Chiaravalle

Anche quest'anno torna il cammino insieme, non a caso denominato "Sulla via di Betlemme", che ci accompagnerà alla Festa più bella di tutte e cioè il Natale che ci ricorda proprio il tempo quando il "Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Per prepararci al meglio, iniziamo meditando una bellissima riflessione di San Bernardo da Chiaravalle che ci invita a riflettere sulla meraviglia e l'eccezionalità di questo momento magico, unico nella storia, che apre le porte alla salvezza di chi era perduto:

(Dai “Discorsi” di san Bernardo)


Una parola di allegrezza è risuonata sulla nostra terra, grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei peccatori. Si è fatta udire una parola intrisa di tenerezza, di consolazione, linguaggio fascinoso, degno di essere ricevuto da tutti. O monti, erompete in grida di gioia e di lode. Persino gli alberi della foresta battano le mani davanti al Signore, perché egli viene. Udite, cieli, e la terra presti ascolto: ogni creatura, ma l’uomo soprattutto sbalordisca e lodi il Signore. Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce a Betlemme di Giuda. (cf Mt 2,1) Quale cuore di sasso non si sentirebbe fondere a tale annuncio? Esiste messaggio più soave? Potrebbe essere trasmessa notizia più fausta? Nessuno udì mai cosa simile, né mai l’universo ascoltò analogo annunzio. Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce a Betlemme di Giuda. E’ un’umile parola che riguarda il Verbo umiliato, ma traboccante di fascino celeste.
L’impressione prodotta stimola la mente. Essa si porta dentro come del miele in abbondanza che vorrebbe riversare di fuori con ancora maggior effusione; purtroppo le vengono meno le espressioni adeguate. Infatti la grazia insita in quell’annunzio è tale che mutandone anche una sola parola, esso comincia immediatamente a perdere la sua forza di attrazione. Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce a Betlemme di Giuda. Nascita di una impeccabile santità, degna di essere onorata dall’intero universo, amabile per ogni uomo a motivo della grandezza dei benefici che arreca: nascita inaccessibile agli angeli, tanto profondo è il suo mistero adorabile; per chiunque questa nascita è meravigliosa, tanto singolare ed eccellente ne è la novità Prima di essa non ne fu mai conosciuta una simile e non ve ne sarà mai in futuro. E’ un parto unico, estraneo al dolore e alla vergogna. immune da corruzione, che invece di scoprire ha consacrato il santuario di un seno virgineo. Nascita oltre la natura, ma al suo servizio: supera la natura umana per l’eccellenza del prodigio, ma la restaura tanto perfetto è il mistero che racchiude.
Fratelli, chi narrerò questa generazione? (Is 53,8). L’annuncia un angelo, la potenza dell’Altissimo la ricopre con la sua ombra, lo Spirito sopraggiunge. Una vergine crede, una vergine concepisce nella fede, una vergine mette al mondo, pur rimanendo vergine. Possiamo non stupire? Il Figlio dell’Altissimo, Dio nato da Dio prima dei secoli, nasce ora nel nostro mondo. La Parola nasce senza parlare, piccina piccina. Potremo mai essere abbastanza stupefatti? E non si tratta certo di una nascita inutile. Stimarne la grandezza non è perdere tempo. Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce a Betlemme di Giuda. Ecco venire il Signore, egli porta la salvezza, il suo profumo soave. Arriva pieno di gloria. Difatti con Gesù è la salvezza a venirci incontro; con Cristo ecco l’unzione del balsamo olezzante; con il Figlio di Dio è qui la gloria, perché è lui stesso la salvezza, l’unzione, persino la gloria, come sta scritto: Il figlio saggio rende lieto e dà gloria al padre. (Pro 10,1)
Beata l’anima che dopo aver gustato il frutto salutifero, inebriata dal profumo dello Sposo, si slancia per contemplare la sua gloria, questa gloria che egli ha dal Padre come Figlio Unigenito. Potete respirare di nuovo, o smarriti. Gesù è venuto a cercare e salvare quello che era perduto. Malati, state tornando sani: Cristo è venuto a guarire i cuori affranti con il balsamo della misericordia. Trasalite di gioia, tutti voi che aspirate a grandi realizzazioni: il Figlio di Dio è sceso verso di voi per rendervi coeredi del suo regno.Sicché ti supplico, Signore: guariscimi e sarò guarito, salvami e sarò Salvato; (Ger 17,14) glorificami e sarò glorificato. Davvero, benedici il Signore, anima mia: benedetto il suo nome santissimo da tutto il mio essere, ché egli perdona tutte le mie colpe e guarisce tutte le mie malattie, anzi sazia il desiderio del mio cuore. Salvezza per i peccati, balsamo per le malattie, gloria per l’anima: ecco, fratelli, quello che gusto quando ascolto l’annunzio della nascita di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Perché il Redentore è chiamato Gesù se non per il motivo che e lui che salverà il suo popolo dai suoi peccati? (Mt 1,21). Perché volle chiamarsi Cristo se non perché il giogo cederà davanti all’abbondanza del profumo? Infine, come mai il Figlio di Dio si è fatto uomo, se non perché gli uomini divengano figli di Dio? Nessuno mai resistette alla sua volontà. Se Gesù ci giustifica, chi ci condannerà? Se Cristo ci risana, chi ci potrà lacerare? Se il Figlio di Dio ci innalza, potrà mai qualcuno abbassarci? Gesù nasce. Rallegratevi tutti., o peccatori, che vi sentite condannare nella vostra coscienza al supplizio eterno. La tenerezza di Gesù travalica il numero e l’estensione di qualsiasi ammasso peccaminoso. Cristo nasce. Esultate tutti voi, torturati da vizi e passioni, giacché di fronte al balsamo di Cristo nessuna malattia dell’anima regge, per quanto incallita possa essere.
Gesù nasce: rallegratevi voi che anelate ad un destino glorioso; arriva il vostro benefattore. Fratelli, ecco l’erede, facciamogli buona accoglienza e avremo noi l’eredità. Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? (Rm 8,32). Nessuno dubiti o tentenni: Il segno che possediamo ha la più alta credibilità; Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Il Figlio unico del Padre ha voluto dei fratelli, per essere il primogenito di molti. Si è fatto uomo, figlio dell’uomo, fratello dei mortali, per far saltare ogni esitazione alla nostra umana pusillanimità che sempre dubita. Qualora poi una tale condotta divina sembrasse incredibile, gli occhi vengono in soccorso alla fede. Gesù Cristo, Figlio di Dio, nasce a Betlemme di Giuda. Che favore per questo villaggio! Non a Gerusalemme, la città dei re della Giudea, nasce Gesù, ma a Betlemme, il più piccolo dei capoluoghi di Giuda. Piccola Betlemme, ormai esaltata dal Signore; l’Altissimo si è fatto minimo in te, lui che ha fatto gran caso di te.
Gerusalemme, inghirlanda il letto nuziale, ma che sia con l’ornamento dell’umiltà e di un cuore di povero. Sono questi i lini graditi al Signore; ecco le sete in cui gli piace essere avvolto. Offri dunque al tuo Dio in sacrificio quello che è abominio per gli Egiziani. Infine, fratelli, considerate che Cristo nasce a Betlemme di Giuda. Perciò cercate come potete diventare voi stessi un’altra Betlemme di Giuda. Allora il Salvatore non sdegnerà essere vostro ospite. Betlemme significa casa del pane e Giuda testimonianza. Se vi nutrite del pane della parola divina, per quanto indegni ne possiate essere, ricevete, con tutta la fede e la pietà di cui siete capaci, il pane che scende dal cielo e dà la vita al mondo. E’ il corpo del Signore Gesù questo pane, la sua carne di Risorto, piena di vita nuova, che riparerà e fortificherà il vecchio otre del vostro corpo. Una volta ricucito, esso potrà sopportare il vino nuovo immesso dentro di lui.
Se poi vivete mediante la fede, e se in nessun modo avrete da gemere per aver dimenticato di mangiare il vostro pane, sappiate che siete diventati un’altra Betlemme, una casa di pane, davvero degna di accogliere il Signore, anche se magari lascia a desiderare la vostra testimonianza di vita. Che la Giudea sia il luogo della vostra testimonianza; rivestitevi di fede e di bellezza: ecco l’abito che Cristo desidera prima di tutto per i suoi ministri. Pane e testimonianza, l’apostolo li raccomanda ambedue in queste parole: “Con il cuore si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10,10). La giustizia in fondo al cuore è il pane nella casa. La giustizia è infatti pane che sazia, come sta scritto: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6). Questa giustizia del fondo del cuore è la giustizia che deriva dalla fede, l’unica riconosciuta e stimata presso Dio. Bisogna poi che la vostra bocca renda testimonianza, per giungere alla salvezza. Allora potrete accogliere senza paura colui che nasce a Betlemme di Giuda, Gesù Cristo, Figlio di Dio.

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