venerdì 16 dicembre 2011

Questa è la nostra fede - X parte

Continuiamo l'approfondita analisi del documento pastorale della CEI "Questa è la nostra fede": questa settimana cominciamo possiamo vedere il richiamo verso noi stessi, membri della comunità cristiana, verso la diffusione del primo annuncio:

IV. “NOI LO ANNUNCIAMO A VOI”

18. Un compito di tutta la comunità

Più volte in questi primi anni del nuovo millennio è stata ribadita l’urgenza di intraprendere un coraggioso impegno pastorale per un rinnovato primo annuncio della fede. A conclusione di questi orientamenti, i Vescovi italiani ritengono opportuno offrire delle brevi e concrete indicazioni operative, riguardanti i soggetti, le forme, i possibili percorsi per assolvere tale impegno.

Il compito del primo annuncio riguarda innanzitutto la Chiesa in quanto tale, e in modo particolare le diocesi e le comunità parrocchiali. Infatti «dal momento che tutta quanta la Chiesa è per sua natura missionaria e che l’opera di evangelizzazione è da ritenere dovere fondamentale del popolo di Dio, tutti i fedeli, consci della loro responsabilità, assumano la propria parte nell’opera missionaria», si legge nel Codice di diritto canonico,[34] e nell’elencare gli obblighi e i diritti di tutti i fedeli, lo stesso Codice recita: «Tutti i fedeli hanno il dovere e il diritto di impegnarsi perché l’annuncio divino della salvezza si diffonda sempre più fra gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo»[35]. Per l’evangelizzazione rimane sempre indispensabile la comunicazione interpersonale da parte di un credente nei confronti di un non credente, anche se occorre ricordare che, essendo fatto in comunione e a nome dell’intera comunità ecclesiale, l’annuncio non è mai un atto esclusivamente individuale: tutta la Chiesa ne è coinvolta.

Non c’è bisogno, per il credente, di alcuna forma di investitura che vada al di là dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, né di alcuna delega speciale, né di alcuna competenza specifica per comunicare il Vangelo nella vita ordinaria: l’impegno dell’evangelizzazione non è riservato a degli “specialisti”, ma è proprio di tutta la comunità[36]. Infatti, perché un credente sappia comunicare con la testimonianza il primo annuncio della fede, non gli si richiede altro che credere e non vergognarsi del Vangelo; basta dire, con atteggiamenti concreti e con linguaggio appropriato, perché si è lieti e fieri di credere. Risulta quindi obiettivo imprescindibile per ogni comunità parrocchiale adoperarsi perché tutti e singoli i fedeli riescano effettivamente a diffondere la fede e siano efficaci testimoni del Vangelo, liberi e limpidi, convinti e coerenti, nel proprio ambiente di famiglia, di lavoro, del tempo libero, nelle situazioni di povertà, di malattia e in ogni circostanza, lieta o triste, della vita.

19. L’annuncio nelle varie forme di azione pastorale

Per mettere in atto il primo annuncio, vanno promosse forme occasionali e, congiuntamente forme organiche di azione pastorale.

Risulta piuttosto difficoltoso pianificare in modo esaustivo e sistematico una “pastorale occasionale” di primo annuncio: per sua natura essa è legata alle situazioni più varie, di cui unico “regista” è lo Spirito del Cristo risorto, come si può vedere nel libro degli Atti degli apostoli. Del resto «diventa difficile stabilire i confini tra impegno di rivitalizzazione della speranza e della fede in coloro che, pur battezzati, vivono lontani dalla Chiesa, e vero e proprio primo annuncio del Vangelo»[37]. Si tenga comunque presente che, per quanto difficilmente programmabile, la pastorale cosiddetta occasionale, rimane la via comune e la più ordinaria per l’annuncio del Vangelo. Anche nella comunicazione in forma pubblica e collettiva, non si può mai prescindere dal contatto da persona a persona, come chiaramente indicato dall’esempio di Gesù e dei primi missionari. Inoltre i tempi, i contenuti e i modi del primo annuncio andranno di volta in volta misurati sull’interazione fra annunciatore e destinatario, rifuggendo da semplificazioni approssimative e da qualsiasi rigidità.

Per le iniziative organiche di proposta del messaggio cristiano – facendo tesoro della ricca esperienza italiana della missione ad gentes, che è stata e resta la forma esemplare dell’evangelizzazione – si dovrà tener conto della struttura del primo annuncio, dell’età e delle situazioni dei destinatari, nonché delle risorse comunicative della pedagogia della Chiesa.

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