sabato 6 agosto 2011

La storia di San Francesco di Assisi - Trentacinquesima parte

Continuiamo la lettura della storia di San Francesco d'Assisi: entriamo oggi nella terza parte del racconto, quella conclusiva, che si apre con alcune considerazioni di rilievo sulla santità del beato Francesco che culminano nel racconto del meraviglioso momento della canonizzazione del poverello d'Assisi che sarà celebrato nei secoli avvenire: 

PARTE TERZA

119. Il gloriosissimo padre Francesco, dunque, nel ventesimo anno della sua conversione, concluse degnamente quella vita così felicemente cominciata, e rese beatamente la sua anima a Dio. Nel cielo, coronato di gloria e di onore e assiso tra i Cherubini, intercede con amorosa premura davanti al trono di Dio per coloro che ha lasciato quaggiù. E come potrebbe restare senza risposta la preghiera di questo eletto? Nelle sue stimmate è raffigurato Cristo che, uguale al Padre, siede alla destra della divina Maestà, ed è splendore della sua gloria e figura della sostanza di Dio, dopo aver espiati i nostri peccati. Non sarà esaudito colui che, reso simile a Cristo Gesù nella condivisione della sua passione e morte, porta nelle mani, nei piedi e nel costato le stesse ferite di Lui?

E veramente egli già allieta di nuovo gaudio il mondo e offre a tutti i mezzi della vera salvezza. Irradia la terra con la luce fulgidissima dei miracoli, la illumina come astro fulgente. Il mondo compiangeva se stesso quando fu privato della sua presenza e per la sua morte gli pareva d'essere precipitato in un abisso di tenebre. Ma ora, al sorgere di questa luce nuova, investito da raggi più fulgenti, come nel meriggio, il mondo sente che tutta la tenebra si è dileguata. Il pianto ècessato, rinasce la gioia, e le virtù tornano a fiorire per suo merito. Sia ringraziato Iddio! Dai quattro punti cardinali stanno arrivando coloro che beneficati dal suo patrocinio, testimonieranno la verità di questa affermazìone.

Proprio per questo, Francesco, singolare amatore delle realtà celesti, finché visse quaggiù non volle mai possedere nulla di proprio, per poter possedere totalmente e più gioiosamente il sommo Bene; ed ora è divenuto partecipe del tutto, lui che non volle attaccarsi ad alcuna parte, ed ha scambiato il tempo con l'eternità. Ovunque e a tutti viene in aiuto, e a tutti è presente, da vero amante dell'unità, ignora i danni della parzialità.

120. Quando viveva ancora tra i peccatori, percorreva predicando il mondo intero; ora che regna tra gli angeli in cielo, vola più rapidamente del pensiero, come araldo dell'Altissimo, a portare benefici salutari ai popoli. Perciò l'u­manità intera lo onora, lo glorifica e lo loda, perché davvero tutti hanno parte a questo bene che è per tutti. Chi potrebbe narrare quanti e quali miracoli il Signore si è degnato operare per mezzo suo in ogni parte del mondo? Innumerevoli, per esempio, sono quelli compiuti nella sola Francia, dove il sovrano, la regina e tutti gli altri magnati accorrono a baciare con riverenza il guanciale usato da Francesco nella sua infermità. Là, anche i sapienti è i maggiori letterati del mondo, più numerosi in Parigi che altrove, venerano, ammìrano e onorano con umiltà e devozione Francesco, l'illetterato, l'amico della semplicità, dal cuore incomparabilmente sincero e nobile. E quanto gli si addice questo nome di «Francesco», a lui che ebbe cuore franco e nobile più di ogni altro!

E che dire delle altre parti del mondo, dove, in virtù dei suoi poveri indumenti, guariscono malattie e infermità, e moltitudini di uomini e di donne sono liberati dai loro malanni alla sola invocazione del suo nome?

121. Anche alla sua tomba è un continuo fiorire di nuovi miracoli e con la preghiera insistente si ottengono meravìgliosi benefici spirituali e corporali: i ciechi ricuperano la vista, i sordi l'udito, i muti la favella, gli storpi riprendono a camminare speditamente, il gottoso ritorna agile, il lebbroso è mondato, l'idropico torna normale e altri sofferenti di vari acciacchi riacquistano la salute desiderata. Così quel corpo che è morto risana i corpi vivi, come da vivo risuscitava le anime morte!

Queste meraviglie giungono all'orecchio del romano Pontefice, primo di tutti i vescovi, guida dei cristiani, capo del mondo, pastore della Chiesa, Unto del Signore e Vicario di Cristo. Se ne rallegra sommamente; tripudia ed esulta perché vede la Chiesa di Dio rinnovarsi nel suo tempo mediante gli antichi miracoli in modi nuovi, e proprio per opera del figlio suo, che si era portato nel seno, riscaldato nel grembo, allattato con la sua parola, educato con il cibo della salvezza. Le odono anche gli altri prelati e pastori del gregge cristiano, difensori della fede, amici dello Sposo, suoi collaboratori, sostegni del mondo, e venerandi cardinali, e ne godono con la Chiesa e con il sommo Pontefice e ne lodano il Signore, che nella sua ineffabile provvidenza e divina grazia e bontà infinita, ha scelto proprio le cose stolte e vili secondo il mondo, per attirare i grandi. Ascolta e applaude tutta la terra e l'intera cristianità sovrabbonda di esultanza ed è pervasa di santa consolazione.

122. Ma all'improvviso l'orizzonte si oscura, esplodono nuove perturbazioni sociali e religiose. Violente discordie e gelosie lacerano la serenità e la pace e riaccendono la lotta all'interno della Chiesa. Il popolo romano, solitamente sedizioso e altero, infuria contro la gente confinante e osa pure profanare le cose sacre. Il magnanimo papa Gregorio si adopera con tutte le forze per arginare il male, frenare l'odio e la violenza e difendere la Chiesa, come una torre ben salda.

Ma i pericoli aumentano, le stragi si fanno più frequenti; anche nel resto del mondo i perversi insorgono superbamente contro Dio. Che fare? Il Pontefice, ponderate saggiamente le circostanze presenti e le possibilità future, decide di abbandonare Roma ai rivoltosi, per liberare e difendere almeno le altre regioni.

Si reca, a Rieti, dove è accolto con grande onore, quindi a Spoleto, sempre riverito e onorato da tutti. Qui si trattiene alcuni giorni, e pur vigilando sempre sugli interessi della Chiesa, si reca, in compagnia dei venerandi cardinali, a far visita amichevole a certe ancelle di Cristo, sepolte per il mondo. La santa vita, l'altissima povertà e la gloriosa istituzione di quelle sante vergini suscitano in lui e nei suoi accompagnatori profonda commozione, li provocano al disprezzo del mondo e li stimolano ad una vita più coerente con le esigenze del loro stato.

O umiltà, amabile nutrice di ogni virtù! Il principe del mondo cattolico, successore di san Pietro apostolo, si degna far visita alle Donne Povere, si reca da quelle umili e nascoste prigioniere! Un gesto di degnazione papale indubbiamente conforme al carattere cristiano, ma senza precedenti nella stona.

123. Poi papa Gregorio si affretta a raggiungere Assisi, dove è custodito per lui l'inclito tesoro che spazzerà via la dolorosa tribolazione. Al suo arrivo tutta la regione è in un giubilo, la città è pervasa di gioia, una grande folla accorre

festante, e quel giorno luminoso si riempie di letizia sincera. Tutti vengono ad incontrare il Pastore supremo con solenne corteo. Anche il pio gruppo dei poveri frati gli si fa incontro, e ciascuno canta inni all'Unto del Signore.

Appena arrivato al convento, il Vicario di Cristo subito si porta a salutare e a rendere omaggio riverente al sepolcro di san Francesco. Sospira, si batte il petto, piange e, in atto di grande devozione, piega il venerando capo su quella tomba.

Quindi dà apertura al solenne processo per la canonizzazione, convocando a tale scopo spesse volte i venerandi cardinali. Or ecco, da ogni parte accorrono molti che erano stati liberati dai loro mali per intercessione di Francesco. Si testimoniano i suoi miracoli, si verificano e si approvano! Per un breve intervallo il Papa deve correre a Perugia per impegni d'ufficio improrogabili; poi con maggiore e speciale benevolenza torna ad Assisi per continuare l'importantissima causa. Di nuovo a Perugia, finalmente, il Papa convoca il sacro collegio dei cardinali nelle sue camere e celebra il sacro concistoro. Sono tutti d'accordo e unanimi; leggono i miracoli con venerazione e lodano con grandissimi elogi la vita e la santità del beato padre.

124. «La santità di questo uomo - essi affermano - non ha bisogno della verifica dei miracoli; noi stessi l'abbiamo vista con i nostri occhi e toccata con le nostre mani e vagliata alla luce della verità». Tutti tripudiano, gioiscono e piangono insieme, e quelle lacrime sono per loro pienezza di benedizione. E senza più indugio si fissa il giorno di grazia che riempirà il mondo di gaudio salutare.

È già spuntato quel giorno solenne che rimarrà venerando in ogni tempo, e avvolse di allegrezza la terra e il cielo. Vescovi, abati, prelati accorrono e si riuniscono giungendo dalle regioni più lontane della terra; è presente anche un re e grande moltitudine di conti e magnati. Si forma allora un pomposo corteo, e tutti, al seguito del Signore del mondo, entrano solennemente nella città di Assisi. Arrivati nel luogo preparato per quella solenne celebrazione, i cardinali, i vescovi e gli abati si dispongono accanto al Papa, e dietro a loro un folto stuolo di sacerdoti e di chierici, la sacra e gioiosa assemblea dei religiosi e la schiera delle religiose avvolte di umiltà, e poi la folla immensa dei fedeli. Accorrono da ogni parte persone di tutte le età, felici di essere presenti a così grande raduno; il bimbo vicino all' uomo fatto, il servo vicino al padrone.

125. Domina al centro il sommo Pontefice, lo sposo della Chiesa di Cristo, attorniato da tanta varietà di figli, con la corona sul capo in segno di gloria e di santità. Adorno delle infule papali e dei paramenti sacri allacciati con fibbie d'oro scintillanti di pietre preziose, l'Unto del Signore appare nello splendore della sua gloria, rilucente di oro e di gemme istoriate, e attira gli sguardi di tutti. Lo circondano cardinali e vescovi, similmente ornati di splendidi monili sulle vesti candide, tanto da presentare quasi lo spettacolo celestiale e gioioso degli eletti.

Tutto il popolo attende una parola di gioia e di letizia nuova, dolce e inneggiante, di perenne conforto e benedizione. Parla per primo papa Gregorio, rivolto a tutta l'assemblea e annuncia con voce vibrante e affettuosa commozione le meraviglie di Dio. Poi tesse un nobilissimo elogio del padre Francesco, commovendosi fino alle lacrime mentre rievoca la purità della sua vita. Tema del suo discorso è il passo del Siracide: Come la stella del mattino tre le nubi e come splende la luna nel plenilunio, e come sole raggiante, così egli rifulse nel tempio di Dio. Terminato quell'elogio, fedele e degno di fede, uno dei suddiaconi del Pontefice di nome Ottaviano, dà lettura davanti a tutti i fedeli dei miracoli del Santo, e il cardinale diacono Ranieri, noto per ingegno e virtù, ne fa il commento con eloquenza e viva emozione. Il Papa esulta e, traendo dal petto profondi sospiri e singhiozzi, lascia libero corso alle lacrime; e così tutti i prelati presenti, tanto da bagnare di lacrime i sacri paramenti. E tutto il popolo piange, in amorosa e impaziente attesa del grande annuncio.

126. Ed ecco: le mani levate verso il cielo, il beato Pontefice con voce tonante grida e dice: «A lode e gloria dell'onnipotente Iddio e Figlio e Spirito Santo, e ad onore della Chiesa romana, mentre veneriamo sulla terra il beatis­simo padre Francesco, che il Signore ha glorificato nei cieli, dopo aver raccolto il parere dei nostri fratelli (i cardinali) e dégli altri prelati, decretiamo che il suo nome sia iscritto nel Catalogo dei Santi e se ne celebri la festa il giorno della sua morte».

Appena terminato il solenne annuncio, i cardinali insieme col papa intonano ad alta voce il «Te Deum». La folla risponde cantando in coro le lodi del Signore. La terra echeggia di voci immense, l'aria si riempie di inni di gioia, il suolo si bagna di lacrime. Si elevano cantici nuovi 170, e nella melodia dello spirito esultano tutti i servi di Dio. Si cantano con voci modulate inni spirituali, sostenuti dal dolce suono degli strumenti. L'atmosfera è pregna di soavi profumi e la melodia rimbalza più festosa, penètrando i cuori col suo incanto. Il giorno è radioso, illuminato da più splendidi colori. Ondeggiano verdeggianti rami d'ulivo misti a fresche chiome d'altri alberi; l'apparato di festa riverbera luminosità su tutti, e la benedizione di pace inonda di gioia tutti i cuori. Finalmente il beato papa Gregorio lascia il trono e attraverso gradini più umili discende nel santuario per offrire doni e sacrifici, e bacia con gioioso trasporto la tomba del Santo e consacrato a Dio; innalza molteplici preghiere e celebra i sacri misteri. Lo circondano i frati, lodando, adorando e benedicendo Iddio che ha fatto cose grandi sulla terra. Alle divine lodi si unisce il popolo che, in onore della altissima Trinità, canta il suo ringraziamento a san Francesco. Amen. Queste cose avvennero in Assisi, nel secondo anno del pontificato di Gregorio IX, il 16 luglio.

venerdì 5 agosto 2011

Imparando con le Lettere Apostoliche - Quarantanovesimo appuntamento

 Torna l'appuntamento settimanale con "Imparando con le Lettere Apostoliche". Oggi concludiamo il cammino di meditazione della Lettera ai Galati, sempre con la pronta ed oculata meditazione di Sant'Agostino d'Ippona: 

 Capitolo 6 

1Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. 2Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. 3Se infatti uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso. 4Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: 5ciascuno infatti porterà il proprio fardello.

6Chi viene istruito nella dottrina, faccia parte di quanto possiede a chi lo istruisce. 7Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. 8Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. 9E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. 10Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

11Vedete con che grossi caratteri vi scrivo, ora, di mia mano. 12Quelli che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. 13Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la legge, ma vogliono la vostra circoncisione per trarre vanto dalla vostra carne. 14Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. 15Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura. 16E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio. 17D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo.

18La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

COMMENTO 

56. In nessun’altra occasione si palesa che un uomo è diventato spirituale quanto nell’intervenire sul peccato del prossimo, quando cioè si sa mirare più alla sua liberazione che non alle ingiurie, più all’aiuto da arrecargli che non alle insolenze; e a tal fine si prendono tutte le iniziative che ci sono consentite. Ecco le parole dell’Apostolo: Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che siete spirituali, riprendete una tale persona. Non si deve tuttavia pensare che sia buono l’intervento quando lo si fa sgarbatamente sconvolgendo il colpevole e irridendo al suo peccato o quando per superbia lo si aborrisce ritenendolo inguaribile. Per questo aggiunge: In spirito di mansuetudine, badando a te stesso, affinché tu stesso non abbia ad essere tentato. Nulla infatti inclina talmente alla misericordia quanto il pensiero del proprio pericolo. A tal fine, mentre impone loro di non mancare al dovere della correzione fraterna, proibisce la smania delle contese. Non sono in realtà pochi gli uomini che, se scossi dal sonno, si mettono a litigare o, se viene loro imposto di evitare le liti, si mettono di nuovo a dormire. Riflettendo dunque sul comune pericolo, conservino in cuore la pace e la carità. Quanto poi al tono della voce, se cioè si debbano usare parole aspre o dolci, lo si deve regolare come richiede la salvezza di colui che si sta correggendo. È quanto dice l’Apostolo in un altro passo: Il servo del Signore non dev’essere litigioso ma mite con tutti, abile nell’insegnare, paziente 147. E perché nessuno ritenga che per essere tale egli debba omettere di correggere l’errore del prossimo, vedi cosa aggiunge: Riprendendo, dice, con moderazione chi nutre opinioni contrastanti 148. In che senso con moderazione? In che senso riprendendo? Non forse perché nel cuore conserviamo inalterata la dolcezza e con essa condiamo l’amaro della medicina usata nelle parole della correzione? Sono persuaso che non abbiano senso diverso le altre parole della stessa Lettera: Annunzia la parola, insisti opportunamente [e] inopportunamente. Rimprovera, esorta, redarguisci con pazienza e dottrina 149. L’intervento inopportuno si oppone evidentemente a quello opportuno, e non si dà medicina che rechi la guarigione se non usata nel modo opportuno. Esiste un modo diverso di suddividere la frase, e cioè leggere: Insisti opportunamente, e poi proseguire, con senso differente: Inopportunamente rimprovera, collegando poi a questa espressione tutto il resto: Esorta, redarguisci con grande pazienza e dottrina. Ne risulterebbe questo significato: Tu sarai ritenuto opportuno quando insisti per costruire; quando viceversa col rimprovero dovrai demolire, anche se sembrerai importuno non angustiarti se è a tal gente che sei importuno. In questa interpretazione i due termini che seguono si possono riferire separatamente ai due precedenti, e cioè: Esorta quando insisti opportunamente, rimprovera quando redarguisci inopportunamente. Poi vengono gli altri due, che concernono lo stesso tema ma vi si riferiscono con ordine inverso: Con grande pazienza, nel sopportare lo sdegno di coloro dei quali abbatti l’edificio; e con dottrina, quando incrementi l’alacrità di coloro che costruisci. Ci si può comunque attenere alla distinzione usuale, e cioè: Insisti opportunamente e, se in tal modo non ottieni il risultato, anche inopportunamente. In detta accezione il senso sarebbe questo: Tu non devi assolutamente farti sfuggire l’occasione favorevole e, se ti si dice di agire anche inopportunamente, lo devi intendere nel senso che sei importuno a colui che non ascolta di buon grado quanto dici contro di lui. Occorre però che la cosa a te si manifesti opportuna e che tu abbia in vista il motivo dell’amore e con animo mite, umile e fraterno ti proponga di curare la salute del tuo prossimo. Sono molti infatti coloro che, ripensando in un secondo momento alle cose udite e riconoscendo quanto fossero giuste, provano nel loro intimo rimorsi gravi e laceranti e, sebbene quando lasciarono il medico sembravano infuriati, col passare del tempo la parola udita penetra con tutto il suo vigore nel profondo della loro anima e ne sono guariti. Ora questo risultato non si otterrebbe certamente se, di fronte a uno che si trova in pericolo per avere le membra incancrenite, stessimo lì ad aspettare che accetti volentieri d’essere o bruciato o amputato. Un’attesa di questo genere non se la consentono nemmeno i medici del corpo, sebbene intervengano solo in vista di una ricompensa terrena. In effetti dove mai si troverà qualcuno che senza farsi legare riesca a sopportare il bisturi o le scottature praticate dal chirurgo, essendo raro, e molto, il caso di chi consenta soltanto a farsi legare? I più oppongono resistenza e gridano di preferire la morte anziché essere curati in quella maniera, tanto che [i medici] debbono legarli in tutte le membra lasciando libera, sì e no, solo la lingua. Nel fare ciò non seguono né la volontà propria né quella del malato riluttante, ma le esigenze dell’arte medica, e così, per quante siano le grida e le invettive del paziente, né si commuove la sensibilità né si ferma la mano del medico. Quanto invece ai ministri della medicina celeste, a volte mossi dalla trave dell’odio, vogliono scorgere la pagliuzza nell’occhio del fratello 150, ovvero giudicano più tollerabile assistere alla morte di chi pecca che non subire la parola di chi si indigna. Le quali cose non accadrebbero se, nel curare l’anima del fratello, avessimo uno spirito così fermo come lo sono le mani dei medici quando intervengono sulle membra altrui.

57. Ne segue che mai dobbiamo intervenire a correggere il peccato altrui senza avere prima esaminato la nostra coscienza, sottoponendola a severo controllo, e senza avere ottenuto dinanzi a Dio la chiara risposta che ciò facciamo mossi dall’amore. Senti invece che il tuo cuore è ferito dagli improperi, dalle minacce o anche dalle persecuzioni di colui che intendi correggere? Sebbene abbia la convinzione di poterlo guarire con il tuo intervento, non devi pronunziare parola finché non sia tu stesso guarito. Non deve succedere che, consentendo ai tuoi moti istintivi, tu finisca col fargli del male e presti la tua lingua al peccato 151 perché diventi arma di iniquità ricambiando il male col male e la maledizione con la maledizione 152. In effetti ogni parola che pronunzi col cuore ferito è scatto rabbioso di chi vuol punire, non benevolenza di chi vuol emendare. Ama e di’ quel che ti pare! Se penserai e intenderai essere uno che mediante la spada della parola di Dio vuol liberare l’uomo dall’assedio dei vizi, non saranno certo di maledizione le tue parole, anche se suonassero come una maledizione. Capita spesso, è vero, e potrebbe capitare anche a te che ti decida ad intervenire mosso da amore e che inizi il tuo intervento sempre con amore. Tuttavia, nel tradurre in atto l’iniziativa, di fronte alla resistenza [dell’altro] ecco che si inocula nel tuo interno qualcosa che ti distoglie dal proposito di colpire solo il vizio rendendoti anche nemico della persona. Dovrai in seguito lavare con le lacrime questa polvere, e il ricordo ti sarà molto più salutare della superbia che ci fa inorgoglire di fronte ai peccati del nostro simile per cui nell’atto stesso di correggerlo cadiamo in peccato. È infatti spontaneo che la stizza di chi ha peccato ci ecciti all’ira più che non la sua miseria alla misericordia.

58. Portate i pesi gli uni degli altri e così adempirete la legge di Cristo, ovviamente la legge della carità. Chi ama il prossimo infatti adempie la legge. Ora l’amore del prossimo era inculcato come il massimo dei precetti anche nel Vecchio Testamento 153 e di esso dice l’Apostolo, in un altro testo, che è il compimento di tutti i comandamenti della legge 154. Ne segue che anche la Scrittura data all’antico popolo eletto era una legge di Cristo, una legge che, non adempiuta in antico mediante il timore, dopo la venuta di Cristo si adempie mediante la carità 155. Pertanto la stessa Scrittura e lo stesso comandamento si chiamano Vecchio Testamento quando gravano su uomini schiavi, bramosi di beni terreni; si chiamano Nuovo Testamento quando sollevano in alto uomini liberi, ardenti d’amore per i beni eterni.

59. Dice continuando: Se uno crede d’essere qualcosa, mentre è un nulla, inganna se stesso. Non lo seducono coloro che lo elogiano ma è lui che inganna se stesso, perché, pur essendo egli più presente a sé di quanto non lo siano gli altri, preferisce andare a cercare se stesso negli altri anziché dentro di sé. Ma cosa dice l’Apostolo? Ciascuno esamini le sue opere e così troverà la gloria in se stesso e non negli altri. Dentro di sé - dice - cioè nella sua coscienza, e non nell’altro che lo loda. E prosegue: Ciascuno porterà il proprio peso. Ne consegue che i nostri panegiristi non alleggeriscono i pesi che gravano sulla nostra coscienza; e voglia il cielo che non li facciano aumentare! In effetti, per paura che contrariandoli vediamo diminuire le loro lodi, spesso trascuriamo di rimproverarli e con ciò di guarirli; a volte anzi ostentiamo vanitosamente le nostre risorse personali anziché dare esempio di pazienza. Per non parlare delle finzioni e menzogne che si dicono per cattivarsi il plauso della gente. E c’è forse cecità più grave di quella che per conseguire una stupidissima gloria induce l’uomo a correre dietro a menzogne umane, disprezzando Dio testimone dei cuori? Quasi che si possa stabilire un confronto fra l’errore di colui che ti crede buono e l’errore che commetti tu quando cerchi di piacere agli uomini per falsi beni e non ti accorgi che dispiaci a Dio per un vero male!

60. Quanto viene appresso lo ritengo facilissimo a comprendersi. È un precetto ormai invalso nell’uso quello che impone al catechizzato l’obbligo di fornire del necessario il predicatore della parola di Dio. Occorreva peraltro esortare alle opere buone somministrando il necessario al Cristo bisognoso in attesa di stare alla sua destra insieme con gli agnelli. L’amore fatto sbocciare in loro dalla fede doveva produrre più opere buone di quante non ne avesse prodotte il timore della legge. Una cosa di questo genere nessuno poteva comandarla con maggior credibilità che non l’apostolo Paolo, il quale, sostentandosi con il lavoro delle proprie mani, non voleva tali prestazioni 156. In forza d’un tale comportamento egli poteva mostrare a tutti con somma autorità che la sua esortazione mirava più all’utilità di chi faceva l’offerta che non di coloro ai quali essa veniva fatta.

61. Aggiunge: Non ingannatevi! Dio non si lascia prendere in giro. L’uomo mieterà quello che avrà seminato. Lo dice consapevole delle ingiurie in mezzo alle quali hanno da soffrire, da parte di uomini perversi, coloro che sono diventati saldi nella fede delle cose invisibili: ai quali, se è dato vedere la semina delle loro opere, non è dato vederne il raccolto. A loro infatti non è promesso come raccolto quello che si miete quaggiù, poiché chi è giusto per la fede ottiene la vita 157. E continua: Chi semina nella carne, dalla carne miete la corruzione, riferendosi a chi ama i piaceri più che non Dio. Semina infatti nella carne colui che in tutte le cose che fa, comprese le opere che potrebbero sembrare buone, agisce per ottenere un bene materiale. Al contrario, colui che semina nello spirito dallo spirito raccoglie la vita eterna. La semina nello spirito si ha quando, mossi dalla fede, serviamo la giustizia mediante la carità e non obbediamo ai desideri peccaminosi che insorgono dalla carne mortale. Il raccolto della vita eterna poi l’avremo quando, ultima nemica, sarà distrutta la morte e la nostra mortalità sarà assorbita dalla vita e il nostro corpo corruttibile sarà rivestito d’incorruttibilità. Al presente quindi siamo nel terzo stadio, cioè sotto la grazia. Esperimentando brame che provengono dal corpo animale, noi seminiamo nelle lacrime ma, siccome a tali brame noi resistiamo e non consentiamo, mieteremo nella gioia quando, trasformato anche il nostro corpo, da nessuna parte del nostro essere dovremo subire molestie o pericoli di tentazione. Nel seme infatti dobbiamo vedere incluso anche il nostro corpo animale, di cui dice l’Apostolo in un altro testo: Viene seminato un corpo animale e, in riferimento alla raccolta aggiunge: Risorgerà un corpo spirituale 158. A questa affermazione s’accorda quanto detto dal profeta: Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia 159. Al riguardo teniamo ben presente che seminare, cioè compiere un’opera buona, è più facile che perseverare in essa. Quando si lavora, ci consola il raccolto, ma a noi esso è promesso solo per la fine, e quindi occorre la perseveranza, come è detto: Chi persevererà sino alla fine sarà salvo 160, e come grida il profeta: Attendi il Signore e agisci da uomo forte; si rafforzi il tuo cuore e attendi il Signore 161. È quello che dice ora l’Apostolo: Non stanchiamoci di fare il bene e, se non ci saremo stancati, a suo tempo mieteremo. Finché dunque abbiamo tempo, facciamo del bene a tutti, specialmente ai congiunti per la fede. Chi pensiamo voglia indicare se non i cristiani? A tutti gli uomini infatti e con lo stesso amore si deve augurare la vita eterna ma non a tutti si possono prestare le stesse attenzioni e i servizi derivanti dall’amore.

62. L’Apostolo ha insegnato che le opere della legge, anche quelle necessarie per la salvezza e concernenti il retto vivere, possono praticarsi soltanto con la forza dell’amore, che deriva dalla fede, e non mediante il timore servile. Ora torna al punto di partenza di tutta la questione. Dice: Vedete con che sorta di lettere vi scrivo di proprio pugno. Li premunisce affinché nessuno, facendo passare come di Paolo qualche altra lettera, li inganni trovandoli sprovveduti. E continua: Coloro che amano vantarsi della carne vi costringono a praticarvi la circoncisione, ma questo è solo per non subire persecuzioni a motivo della croce di Cristo. In effetti, i giudei perseguitavano aspramente coloro che sembrava volessero abbandonare le pratiche tradizionali come la circoncisione. L’Apostolo però non li teme. Lo dimostra con chiarezza sottoscrivendo [la Lettera] di proprio pugno e a caratteri ben marcati. Se ne deduce che quanti costringevano i pagani a farsi circoncidere agivano ancora sotto la spinta del timore, come gente inclusa nel regime della legge. Infatti, pur facendosi circoncidere, costoro non osservano la legge. Egli chiama " osservanza della legge " il non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza e tutti gli altri precetti riguardanti la buona condotta. I quali precetti - ha affermato antecedentemente - non possono adempiersi se non mediante la carità e la speranza dei beni eterni, che si ottengono attraverso la fede. Qui dice: Vogliono farvi circoncidere per vantarsi della vostra carne. Essi non solo non vogliono essere perseguitati dai giudei, che in nessuna maniera tolleravano che la legge fosse aperta anche ai pagani, ma intendono farsi belli dinanzi a loro conquistando numerosi proseliti. I giudei infatti, per conquistare un solo proselita, percorrono la terra e il mare, come aveva detto il Signore 162. Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per il quale il mondo è a me crocifisso e io lo sono per il mondo. Dice: Il mondo è a me crocifisso, cioè: Non mi tiene impegolato; e: Io lo sono per il mondo, cioè: Non consento che mi accalappi. In questa maniera il mondo non può nuocermi e io dal mondo non ho nulla da desiderare. Gloriandosi della croce di Cristo, il cristiano non intende piacere per motivi umani; né teme le persecuzioni dell’uomo carnale avendole affrontate per primo colui che si lasciò crocifiggere per dare l’esempio a quanti avrebbero calcato le sue orme.

63. Né la circoncisione conta alcunché né l’incirconcisione. Ribadisce sino alla fine la ben nota indifferenza delle cose, per cui nessuno avrebbe dovuto ritenere che egli aveva agito con simulazione nel far circoncidere Timoteo, né lo sarebbe stato il circoncidere qualsiasi altro, se gli si fosse presentata analoga motivazione. In effetti non la circoncisione in se stessa reca danno ai credenti ma il riporre in simili pratiche la speranza della salvezza. Risulta anche dagli Atti degli Apostoli che i giudaizzanti volevano inculcare la circoncisione proprio nel senso che i pagani passati alla fede, senza le pratiche legali non si sarebbero potuti salvare 163. Ora l’Apostolo rigetta come perniciosa non l’opera in sé ma la falsità di questa dottrina, e dice: Né la circoncisione conta alcunché né l’incirconcisione ma la nuova creatura. Chiama nuova creatura la vita nuova ottenuta per la fede in Gesù Cristo. Nota la parola creatura e come difficilmente si trovino chiamati con tal nome quelli stessi che credendo avevano ottenuto l’adozione a figli. Tuttavia in un altro passo dice [l’Apostolo]: Se c’è dunque una nuova creatura in Cristo, le cose di prima sono passate. Ecco, tutte le cose sono state rinnovate. E tutto questo proviene da Dio 164. In un testo precedente aveva detto: La stessa creatura sarà liberata dalla schiavitù della morte, e un po’ dopo: Né soltanto lei ma anche noi stessi, che possediamo le primizie dello Spirito 165. Qui non pone i credenti sotto il nome di " creatura ". Alla stessa maniera talvolta li chiama " uomini ", talaltra " non uomini ". In un passo della Lettera ai Corinzi li rimprovera perché sono ancora uomini dicendo: Non siete forse ancora uomini e non vi comportate forse alla maniera umana? 166 Allo stesso modo parla del Signore risorto. In qualche testo, come all’inizio di questa Lettera, lo chiama " non uomo ", dicendo: Non dagli uomini né ad opera dell’uomo, ma da Gesù Cristo 167, mentre altrove lo definisce " uomo ", come nel passo: Infatti uno è Dio e uno il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù 168. Quanti poi - continua - avranno rispettato questa norma, saranno su di loro la pace e la misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. Saranno, cioè, su tutti coloro che nella verità si preparano alla visione di Dio, non su coloro che, pur chiamandosi Israeliti, gravati da cecità carnale rifiutano di vedere Dio e, respingendo la sua grazia, si contentano di restare asserviti alle realtà temporali.

64. Continuando dice: D’ora in poi nessuno mi infastidisca! Non vuole che alcuno con turbolenze e contese venga a infastidirlo ancora su un problema trattato diffusamente nella Lettera ai Romani e in questa Lettera stessa. Io porto nel mio corpo le stigmate del Signore Gesù Cristo. Vuol dire: Io ho nella mia carne altre lotte e ostilità, che si accaniscono contro di me nelle varie persecuzioni che subisco. Si chiamano stigmate le impronte che rimangono sul servo che ha subito castighi, come quando, ad esempio, un servo per una mancanza o colpa è stato messo in ceppi o è stato sottoposto a qualche altra punizione simile. Di lui si dice che ha le stigmate, e nel diritto alla manomissione è valutato di meno. L’Apostolo ama dire stigmate quasi fossero segni di pene a lui derivate dalle persecuzioni che subiva. Egli era ben convinto che tali sofferenze gli erano mandate per riparare la colpa della sua persecuzione, per avere cioè perseguitato la Chiesa di Cristo. Questo infatti aveva detto il Signore in persona ad Anania, che temeva Saulo persecutore dei cristiani. Io gli mostrerò - disse - tutte le cose che dovrà patire per il mio nome 169. In realtà avendo egli conseguito la remissione dei peccati per la quale era stato battezzato, tutte quelle sofferenze non miravano alla sua perdizione ma gli giovavano accrescendo la corona della vittoria.

65. La conclusione della Lettera è come una firma ben nota a tutti. Egli la usa anche in altre lettere. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia col vostro spirito, fratelli. Amen!

giovedì 4 agosto 2011

Sessualità umana - XXIV appuntamento

Torna l'appuntamento con il documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia "Sessualità umana: verità e significato". Continuano le raccomandazioni finali rivolte soprattutto ai genitori che si trovano a dover educare i propri figli all'amore e alla sessualità. Mentre la scorsa volta abbiamo visto quali sono i metodi raccomandati per una giusta educazione sessuale, in questa occasione scopriamo quali sono le metodologie e le ideologie da evitare:

VII

ORIENTAMENTI PRATICI

I metodi particolari 

b) Metodi e ideologie da evitare

135. Oggi i genitori devono fare attenzione ai modi in cui una educazione immorale può essere trasmessa ai loro figli attraverso diversi metodi promossi dai gruppi con posizioni e interessi contrari alla morale cristiana.21 Non sarebbe possibile indicare tutti i metodi inaccettabili; qui si presentano soltanto diversi modi più diffusi che minacciano i diritti dei genitori e la vita morale dei loro figli.

136. In primo luogo i genitori devono rifiutare l'educazione sessuale secolarizzata ed antinatalista, che mette Dio ai margini della vita e considera la nascita di un figlio come una minaccia, diffusa dai grandi organismi e dalle associazioni internazionali che promuovono l'aborto, la sterilizzazione e la contraccezione. Questi organismi vogliono imporre un falso stile di vita contro la verità della sessualità umana. Operando a livello nazionale o provinciale, tali organismi cercano di suscitare fra i bambini e i giovani la paura circa la « minaccia della sovra-popolazione » per promuovere la mentalità contraccettiva, cioè la mentalità « anti-life »; diffondono concetti falsi circa la « salute riproduttiva » e i « diritti sessuali e riproduttivi » dei giovani.22 Inoltre, alcuni organismi antinatalisti sostengono quelle cliniche che, violando i diritti dei genitori, assicurano l'aborto e la contraccezione ai giovani, promuovendo così la promiscuità e conseguentemente l'incremento delle gravidanze fra le giovani. « Guardando all'anno Duemila, come non pensare ai giovani? Che cosa viene loro proposto? Una società di "cose" e non di "persone". Il diritto di fare liberamente tutto fin dalla più giovane età, senza freni ma con il massimo della "sicurezza" possibile. Il dono disinteressato di sé, il controllo degli istinti, il senso di responsabilità sono nozioni considerate legate ad un'altra epoca ».23

137. Prima dell'adolescenza, il carattere immorale dell'aborto, procurato chirurgicamente o chimicamente, può essere spiegato gradualmente nei termini della morale cattolica e della riverenza per la vita umana.24

Per quanto riguarda la sterilizzazione e la contraccezione, la loro discussione non deve aver luogo prima dell'età adolescenziale e si dovrà sviluppare soltanto in conformità con l'insegnamento della Chiesa Cattolica.25 Si sottolineeranno, pertanto, i valori morali, spirituali e sanitari dei metodi della regolazione naturale della fertilità, indicando allo stesso tempo i pericoli e gli aspetti etici delle metodiche artificiali. Si mostrerà in particolare la sostanziale e profonda differenza tra i metodi naturali e quelli artificiali, sia per quanto riguarda il rispetto del progetto di Dio sul matrimonio, sia per quanto riguarda la realizzazione della « reciproca donazione totale dei coniugi »26 e l'apertura alla vita.

138. In alcune società sono operanti associazioni professionali di educatori, consiglieri e terapisti del sesso. Poiché il loro lavoro si basa non di rado su teorie malsane, prive di valore scientifico e chiuse ad un'autentica antropologia, che non riconoscono il vero valore della castità, i genitori dovrebbero accertarsi su tali associazioni con grande cautela, non importa quale tipo di riconoscimento ufficiale abbiano ricevuto; e ciò soprattutto quando il punto di vista di queste ultime è in discordia con gli insegnamenti della Chiesa, che risulta evidente non solo nel loro agire, ma anche nelle loro pubblicazioni che sono largamente diffuse in diversi paesi.

139. Un altro abuso si verifica quando si vuole impartire l'educazione sessuale insegnando ai bambini, anche graficamente, tutti i dettagli intimi dei rapporti genitali. Oggi questo avviene spesso con la motivazione di voler offrire un'educazione per « il sesso sicuro », soprattutto in relazione alla diffusione dell'AIDS. In questo contesto, i genitori devono anche rifiutare la promozione del cosiddetto « safe sex » o « safer sex », una politica pericolosa ed immorale, basata sulla teoria illusoria che il preservativo possa dare protezione adeguata contro l'AIDS. I genitori devono insistere sulla continenza fuori del matrimonio e la fedeltà nel matrimonio come l'unica vera e sicura educazione per la prevenzione di tale contagio.

140. Un altro approccio largamente utilizzato, ma che può essere dannoso, viene definito con il termine « chiarificazione dei valori ». I giovani sono incoraggiati a riflettere, chiarire e decidere circa le questioni morali con la massima « autonomia », ignorando però la realtà oggettiva della legge morale in genere e trascurando la formazione delle coscienze sugli specifici precetti morali cristiani, affermati dal Magistero della Chiesa.27 Si dà ai giovani l'idea che un codice morale sia qualcosa creato da loro stessi, come se l'uomo fosse fonte e norma della morale.

Il metodo della chiarificazione dei valori ostacola, invece, la vera libertà ed autonomia dei giovani durante un periodo insicuro del loro sviluppo.28 Non solo si favorisce in pratica l'opinione della maggioranza, ma si pongono anche davanti ai giovani situazioni morali complesse, lontane dalle normali scelte morali che essi affrontano ogni giorno e in cui il bene o il male è facilmente riconoscibile. Questo metodo inaccettabile tende a collegarsi strettamente con il relativismo morale, incoraggiando così l'indifferenza rispetto alla legge morale e il permissivismo.

141. I genitori devono anche fare attenzione ai modi con cui l'istruzione sessuale viene inserita nel contesto di altre materie per altro utili (per esempio: la sanità e l'igiene, lo sviluppo personale, la vita familiare, la letteratura infantile, gli studi sociali e culturali ecc.). In questi casi è più difficile controllare il contenuto dell'istruzione sessuale. Tale metodo dell'inclusione è utilizzato in particolare da quelli che promuovono l'istruzione sessuale nella prospettiva del controllo delle nascite o nei paesi dove il governo non rispetta i diritti dei genitori in tale ambito. Anche la catechesi, però, sarebbe distorta se i legami inseparabili tra la religione e la morale fossero utilizzati come pretesto per introdurre nella istruzione religiosa le informazioni sessuali, biologiche ed affettive, che i genitori dovrebbero dare secondo una loro prudente decisione nella propria casa.29

142. Infine, bisogna tenere presente, come orientamento generale, che tutti i diversi metodi dell'educazione sessuale devono essere giudicati dai genitori alla luce dei principi e delle norme morali della Chiesa, che esprimano i valori umani nella vita quotidiana.30 Vanno presi in considerazione anche gli effetti negativi che diversi metodi possono produrre nella personalità dei bambini e dei giovani.

mercoledì 3 agosto 2011

Alle sorgenti della Pietà - VIII parte

Torniamo a meditare con l'opera di don Luigi Fusina che ha raccolto alcune meditazioni rivolte a semplici fedeli e capaci di sollecitare in loro un senso di meditazione e riflessione sulle grandi verità che generano nell'anima la vera pietà cristiana. Molti sono affascinati dagli angeli e dal mistero che li avvolge: oggi, attraverso le parole don Fusina, riscopriamo proprio questo mondo così misterioso, ma anche così affascinante:

- Capitolo 6 -

"CREATORE DELLE COSE INVISIBILI!" (2)

 IL MONDO ANGELICO 

Un nostra professione di fede in Dio Creatore di tutte le ose, sia di quelle che si vedono, sia di quelle che non si vedono, ci ha portato a parlare dell'anima umana, spirituale ed immortale, e del rispetto dovuto all'uomo.

Ora dobbiamo parlare di altre realtà invisibili, opere della creazione di Dio. Vorrei però precisare che l'aggettivo invisibile non significa affatto inesistente o puramente intellettuale.

Le cose invisibili di cui parla il Credo, sono realtà tanto quanto quelle che vediamo. Anzi, direi tanto più reali, quanto lo spirito è superiore alla materia. Invece, purtroppo, accade spesso che parlando delle cose invisibili, spirituali ed eterne, noi cadiamo nell'equivoco di pensarle come fantastiche o, tutt'al più, esistenti unicamente nella nostra mente e nella nostra fede. La realtà è ben diversa!

Quante cose invisibili, perché spirituali, ci circondano anche nella vita di ogni giorno! Per esempio: il tuo pensiero è quello che muove i tuoi passi, le tue mani, la tua persona. Un uomo che non pensa, neppure agisce! Quando ti metti al volante della tua macchina è il tuo pensiero e la tua volontà che agiscono. Tu pensi di andare al lavoro e vuoi accendere il motore: allora la tua mano si porta alla chiavetta e la fa girare. La forza che ti muove è una forza spirituale: è la forza del tuo pensiero e della tua volontà. Così si dica dell'amore, dell'odio o di altre forze spirituali, buone o cattive, che sono in noi. Sono talmente reali che il mondo è pieno delle loro opere.

Le realtà spirituali esistono, eccome! Anche se non le possiamo misurare con il metro o pesare con la bilancia, come facciamo invece per le realtà materiali e corporali. Puoi misurare l'altezza e la grossezza del tuo corpo, puoi pesarlo, ma non puoi misurare o pesare la tua volontà o la tua intelligenza! Altrettanto si deve dire delle realtà spirituali che Dio ha creato al di fuori di noi, come sono gli angeli ed i demoni, il Paradiso e l'Inferno, la grazia santificante ed i doni dello Spirito. C'è tutto un mondo soprannaturale (cioè superiore alla nostra natura) che l'onnipotenza di Dio ha tratto dal nulla per la sua gloria e la nostra eterna felicità. Questo mondo è invisibile ed a noi è dato conoscerlo non per mezzo della scienza o della sapienza umana, ma per mezzo della fede nella rivelazione di Dio: "Non si tratta di una sapienza di questo mondo - scrive S. Paolo ai Corinzi - né di quella dei potenti che lo governano e che presto saranno distrutti. Parliamo della misteriosa sapienza di Dio, del suo progetto dí farci partecipare alla sua gloria. Dio l'aveva già stabilito prima della creazione del mondo, ma noi non l'avevamo conosciuto. Nessuna delle potenze che governano questo mondo ha conosciuto questa sapienza... Ma come si legge nella Bibbia: quel che nessuno ha mai visto ed udito, quel che nessuno ha mai immaginato, Dio lo ha preparato per quelli che lo amano, Dio lo ha fatto conoscere a noi per mezzo dello Spirito" (1 Cor 2,6-10).

S. Paolo non si preoccupa dei sapientoni del mondo i quali pensano di conoscere e sapere tutto, mentre in realtà son spesso in preda ai loro vani ragionamenti. E' sintomatico il fatto che nell'era della tecnica, delle esplorazioni spaziali e della forza nucleare buona parte dell'umanità cosiddetta civile (non parlo infatti di popoli sottosviluppati, ma degli europei, degli americani, dei giapponesi) spenda miliardi in sedute spiritiche, in amuleti, in astrologhi, in maghi e cose simili. Si rifiutano di accettare Dio e la sua rivelazione, ma poi credono fermamente nel malocchio, nella stregoneria e in altre superstizioni del genere. Se ascoltano il Papa che parla del demonio, Lo beffeggiano e lo ridicolizzano, ma quando sugli schermi si proiettano films di esorcismo o di magia, corrono a riempire le sale cinematografiche o a comperare i rispettivi libri che sono diventati dei veri best-sellers! Mai come oggi infatti si sono moltiplicati i volumi che parlano di scienze occulte, di diavoli, di aldilà... Mai come oggi sono sorte in ogni parte del mondo, soprattutto tra i popoli più tecnicamente sviluppati, le sette che si ispirano a Satana, le messe nere, i culti demoniaci fino ad arrivare al sacrificio umano.

 Gli uomini delle scienze e delle tecniche rifiutano la rivelazione della misericordia di Dio, ma accettano le parole fumose di questo o di quel falso profeta. Rifiutano il soprannaturale che Dio loro rivela e corrono a fabbricarsene uno che li terrorizza o li aliena dalla realtà. Noi però, grazie a Dio, abbiamo il dono della fede e possediamo la rivelazione del Signore. 

 DIO CI RIVELA IL MONDO ANGELICO 

Ebbene in questa rivelazione Dio ci parla anche di altri esseri, oltre che dell'uomo: ci parla degli angeli e dei demoni. Tutta la Bibbia ne parla, dal principio alla fine. Tuttavia, nella Bibbia bisogna fare molta attenzione per non essere tratti in inganno dai generi letterari e dalla mentalità primitiva in essi espressa. La Bibbia, infatti, ci porge la rivelazione divina racchiusa in discorsi umani, discorsi che riflettono, nella loro composizione, mentalità, stile, carattere ed ambiente propri dell'uomo ispirato che li scrive. Ciò non significa che le cose narrate nella Bibbia siano falsificate o comunque inquinate dal linguaggio: significa soltanto che bisogna capire il linguaggio per capire il messaggio da esso trasmesso. Ora, a proposito degli angeli, ci sono molti passi nella Bibbia, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, in cui queste parole hanno significato diverso, spesso puramente simbolico e mitico. Ma non è sempre così e non è sufficiente questo per negare valore ad altri e ben più importanti passi in cui l'esistenza degli angeli è chiaramente, esplicitamente e fortemente affermata.

 Gli angeli appartengono ad una dimensione della creazione diversa dalla nostra, una dimensione che noi, limitati come siamo, facciamo fatica a comprendere. "L'iniziativa della ricerca scientifica dipende interamente dall'uomo. L'iniziativa della rivelazione spirituale dipende interamente da Dio. Gli uomini possono conoscere del mondo spirituale e soprannaturale soltanto ciò che Dio stabilisce di rivelare loro... Noi non possiamo sapere nulla degli angeli, tranne che per divina rivelazione" (Philips Mc Candlish in The spirit world). Ora tramite la rivelazione della Bibbia Dio ci ha detto molte cose. Per questa ragione i teologi, nel corso dei secoli, sono stati sempre d'accordo sull'importanza dell'angelologia (ossia dell'ordinata esposizione delle verità bibliche intorno agli angeli) giudicandola degna di essere trattata in ogni libro di teologia sistematica. Essi hanno scritto molto, facendo distinzione tra gli angeli buoni e quelli cattivi.

A) GLI ANGELI BUONI

Noi ora ci fermeremo un po' sui primi, oggi tornati di moda, ma in maniera sbagliata ad opera dei seguaci della New Age. Ben diverso è l'atteggiamento e l'insegnamento della dottrina cattolica. Ci basterà un versetto della Bibbia che prendiamo da Ebrei 1,14.

"Gli angeli sono spiriti al servizio di Dio ed Egli li manda in aiuto di quelli che devono ricevere la salvezza".

1) Vi si afferma innanzitutto la natura degli angeli: "Gli angeli sono spiriti" dice la Bibbia. Quindi appartengono al mondo spirituale, non a quello materiale. Di conseguenza essi sono invisibili e immortali, proprio come l'anima umana. Ma, a differenza dell'anima che dice relazione ad un corpo, gli angeli sono completi in sé stessi, sono persone perfette (la Bibbia porta anche alcuni nomi di essi, quali Gabriele, Michele, Raffaele), non sono soggetti alle leggi della materia. Molti popoli li hanno adorati, tutti o alcuni soltanto, come dei: in realtà essi sono creature di Dio, esistono solo perché Dio li ha tratti dal nulla con il suo amore onnipotente e continuano ad esistere perché il Cristo li sostiene con la potenza della sua parola e del suo amore. Prima della creazione gli angeli non esistevano: infatti non c'era nulla tranne Dio Uno e Trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. Paolo in Colossesi 1,16 afferma: "Poiché in Lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili". Gli angeli sono tra le cose invisibili create "per mezzo di Lui e in vista di Lui". Questo "LUI" è Gesù " il Quale è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui". Cosicché anche gli angeli cesserebbero di esistere se Gesù, che è Dio onnipotente, non li sostenesse col suo potere.

2) In secondo luogo la Bibbia afferma che gli angeli sono spiriti al servizio di Dio. La parola usata nella Scrittura per indicare questi spiriti significa messaggero e viene spesso applicata anche all'uomo quando porta un messaggio. Anghelos in greco significa per l'appunto colui che porta un annuncio, un messaggio.

La Bibbia vede soprattutto questo aspetto dell'esistenza angelica, ossia il fatto che essi sono i messaggeri di Dio il cui compito principale è quello di eseguire i suoi ordini nel mondo. Egli ha dato loro un incarico di ambasciatori, li ha designati alla nostra custodia, ed ha dato loro pieni poteri per compiere opere di giustizia. In questo modo essi lo servono nel governo dell'universo. Così Egli ha dato loro capacità di portare a conclusione e con successo la Sua santa impresa iniziata con la creazione del mondo.

Tutto questo la Bibbia ce lo dice in tanti modi diversi: con racconti popolari, con linguaggio profetico e apocalittico, con preghiere e canti di lode.

3) Dice ancora la lettera agli Ebrei: "Gli angeli sono spiriti al servizio di Dio ed Egli li manda in aiuto di quelli che devono ricevere la salvezza".

C'è una particolare missione di salvezza che Dio affida agli angeli, una missione che riguarda noi. Pensiamo a quello che fece l'angelo Gabriele quando portò a Maria l'annuncio dell'Incarnazione! Pensiamo agli angeli che annunciarono alle pie donne e ai discepoli la risurrezione di Gesù! Pensiamo agli altri angeli, quelli che invitano gli apostoli e i discepoli del Signore a scendere dal monte dell'oliveto e a portare a termine l'opera di salvezza che Gesù aveva loro affidata.

Sono tre momenti in cui l'intervento degli angeli appare quanto mai prezioso per l'opera della nostra salvezza. Ma la Bibbia ci suggerisce altri pensieri. Ci presenta gli angeli di Dio pienamente compartecipi della missione della Chiesa. Specialmente nel Libro degli Atti e nell'Apocalisse (ma anche nelle varie Lettere degli Apostoli) gli angeli sono spesso rivelati come veri e propri protagonisti nell'azione salvifica di Dio.

 Il che significa che Dio non lascia la sua Chiesa in balia di sè stessa, ma l'affida, tra l'altro, alla custodia e al ministero dei suoi angeli.

GLI ANGELI CUSTODI

La Chiesa cattolica ha sempre accolto e benedetto la fede negli Angeli Custodi, fondandosi specialmente su quelle parole di Gesù pronunciate in difesa dei piccoli: "Guai a chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me. In verità vi dico che i loro angelí contemplano in cielo il volto del Padre mio!" (Mt 18,10).

Sono parole di Cristo e sono parole molto chiare. Egli afferma che i piccoli (cioè coloro che pongono in Lui la loro fiducia) sono custoditi e difesi dagli Angeli di Dio. Forse sull'Angelo Custode si sono dette nel passato delle cose anche fuori luogo, specialmente quando lo si vedeva seduto sulla spalla destra o ridotto ad una vocina che ci rimprovera ad ogni mancanza. Queste banalizzazioni non devono però farci chiudere gli occhi sulla dolce realtà che le parole di Gesù e altre frasi della Bibbia ci rivelano a proposito dell'Angelo Custode. Come Egli svolga la sua missione noi non lo sappiamo.

La tradizione popolare, approvata dalla Santa Chiesa, ha racchiuso l'insegnamento su questa fraterna assistenza nella bellissima preghiera che non dovremmo mai dimenticare: "Angelo di Dio, che sei il mio Custode: illumina, custodisci, reggi, governa me che ti fui affidato dalla Pietà celeste. Amen".

In essa vengono indicati i quattro compiti che la Chiesa attribuisce agli Angeli Custodi nei nostri riguardi:

• illuminami, cioè fammi vedere la mia vita e la mia attività quotidiana alla luce della fede;

• custodiscimi, cioè difendimi e proteggimi dal male che mi circonda e che attenta alla mia vita sia spirituale che corporale;

• reggimi, ossia prendi tu la guida della mia vita perché io cammini sempre sulla strada che conduce a Dio senza mai deviare sui sentieri del peccato;

• governami, cioè sii per me il rappresentante del Signore al quale voglio dare tutta la mia obbedienza in ogni cosa perché la volontà di Lui si compia in me perfettamente.

Non si potrebbe esprimere meglio la missione dell'Angelo Custode! A Lui siamo stati affidati dalla Pietà celeste, cioè da Dio misericordioso e a Dio l'Angelo Custode ci conduce con tanto amore, ma anche con tutta l'autorità che gli è stata data su di noi. Ecco perché noi Gli dobbiamo rispetto, fiducia e obbedienza facendo attenzione alle sue ispirazioni interiori e cercando di attuarle nel migliore dei modi.

Secondo l'insegnamento dei Padri della Chiesa l'Angelo Custode sarà colui che, al temine della vita, ci accompagnerà al cospetto di Dio, ci consolerà nel luogo della purificazione e, infine, parteciperà alla nostra beatitudine in Cielo, felice di aver compiuto il suo incarico di amico, di guida e di custode.

Secondo alcuni teologi e Padri non soltanto i singoli uomini hanno un angelo custode, ma anche le varie comunità umane, civili e religiose che siano. E' una teoria che la Chiesa sembra avallare in quanto riconosce in S. Michele Arcangelo il suo protettore e custode. Anche la Scrittura sembra accennare implicitamente a questo quando, nell'Apocalisse, fonde insieme la figura del vescovo con quella dell'angelo (cfr Ap 2 e 3). Ricordo che a Fatima l'Angelo si è presentato ai veggenti chiamandosi "angelo custode del Portogallo".

La presenza degli angeli ci circonda giorno e notte. Non siamo soli nel sostenere la nostra fatica e la nostra lotta quotidiana: Dio ci ha dato degli amici e dei protettori che non ci abbandonano mai. Dobbiamo esserGli profondamente riconoscenti facendo tesoro di questo grande dono.

CONTEMPLAZIONE

Oggi vorrei offrirti come spunto per la tua contemplazione un Libro della Bibbia, il Libro di Tobia. In esso si parla dell'Angelo Custode mediante l'esempio dell'Angelo Raffaele. Qui te ne riporto soltanto un brano, quello finale. Ti invito però a leggerlo tutto. E' molto bello e molto edificante e ti sarà di grande aiuto nella tua devozione all'Angelo Custode.

Tobia cap. 12

Quando furon terminate le feste nuziali, Tobi chiamò il figlio Tobia e gli disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcosa d'altro alla somma pattuita».

Gli disse Tobia: «Padre, quanto potrò dargli come salario? Anche se gli lasciassi la metà dei beni che egli ha portati con me, io non ci perderei.

Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la moglie, è andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te! Quanto posso ancora dargli come salario?».

Tobi rispose: «E' giusto ch'egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportati».

Fece dunque venire l'angelo e gli disse: «Prendi come tuo salario la metà di tutti i beni che tu hai portati e và in pace». Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di ringraziarlo.

E' bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male.

Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l'elemosina con la giustizia. Meglio il poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l'elemosina che mettere da parte oro.

L'elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l'elemosina godranno lunga vita.

Coloro che commettono il peccato e l'ingiustizia sono nemici della propria vita.

Io vi voglio manifestare tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho gia insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è cosa gloriosa rivelare le opere di Dio.

 Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te é Sara tua nuora.

Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore».

Allora furono riempiti di terrore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura.

Ma l'angelo disse loro: «Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli.

Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni.

A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza.

Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute». E salì in alto.

Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo.

Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l'angelo di Dio.