lunedì 7 novembre 2011
Scopriamo Santa Maria Faustina Kowalska - Trentasettesimo appuntamento
Torniamo ad approfondire la figura di Santa Faustina Kowalska, nota come l'Apostola della Divina Misericordia. Vediamo cosa ci mostra oggi il Suo Diario:
Anno 1934.
Primo giovedì dopo Natale. Avevo dimenticato completamente che oggi era giovedì, perciò non ho fatto l'adorazione. Sono andata assieme alle consorelle in dormitorio alle ore nove. Stranamente non riuscivo a dormire. Mi sembrava che avessi ancora qualche cosa da fare. Ripassai mentalmente i miei impegni, ma non riuscii a ricordarmi niente del genere; la ricerca andò avanti fino alle dieci. Alle ore dieci vidi il Volto martoriato di Gesù. Ad un tratto Gesù mi disse queste parole: « Ti ho attesa per dividere con te le Mie sofferenze; chi infatti comprende le Mie sofferenze meglio della Mia sposa? ». Chiesi perdono a Gesù per la mia tiepidezza, piena di rossore e confusa, non osando rivolgere lo sguardo a Gesù, ma col cuore contrito chiesi a Gesù che si degnasse di darmi una spina della Sua corona. Gesù mi rispose che mi avrebbe concesso questa grazia, ma l'indomani, e subito la visione scomparve. Al mattino, durante la meditazione, sentii una spina dolorosa dalla parte sinistra del capo; il dolore mi durò per tutto il giorno e pensai continuamente a come Gesù avesse potuto resistere al dolore di tutte quelle spine che sono nella Sua corona. Unii le mie sofferenze alla sofferenza di Gesù e le offrii per i peccatori. Alle quattro, quando sono andata per l'adorazione, ho visto una delle nostre allieve che offendeva Dio terribilmente con dei peccati impuri di pensiero. Ho visto pure una certa persona a causa della quale peccava. Un fremito di spavento ha attraversato l'anima mia ed ho pregato Dio, per i dolori di Gesù, che si degnasse strapparla da quell'orribile miseria. Gesù mi rispose che le avrebbe concesso la grazia, non per suo merito, ma per la mia preghiera. Allora compresi quanto dovremmo pregare per i peccatori e specialmente per le nostre educande. La nostra è una vita veramente apostolica; non so immaginare una religiosa che viva nelle nostre case, cioè nella nostra Congregazione, che non abbia spirito apostolico; lo zelo per la salvezza delle anime dovrebbe ardere nei nostri cuori. O mio Dio, come è dolce soffrire per Te, soffrire nel più segreto del cuore, nel più grande nascondimento, immolandosi come vittima non notata da alcuno, pura come il cristallo, senza alcuna soddisfazione ne partecipazione affettiva. Il mio spirito arde per un amore attivo, non perdo tempo per nessuna fantasticheria, prendo singolarmente ogni istante, poiché questo è in mio potere; il passato non mi appartiene più, il futuro non è ancora mio, procuro di utilizzare con tutta l'anima il tempo presente.
4.I.1935.
Primo capitolo di Madre Borgia. In questo capitolo la Madre ha messo in evidenza la vita di fede e la fedeltà nelle piccole cose. A metà del capitolo ho udito queste parole: « Desidero che nel momento presente ci sia in voi più fede. Che grande gioia Mi procura la fedeltà della Mia sposa nelle piccole cose! ». Ad un tratto rivolsi lo sguardo sul crocifisso e vidi che Gesù aveva il capo rivolto verso il refettorio e che le Sue labbra si muovevano. Quando ne parlai alla Madre Superiora, mi rispose: « Vede, sorella, come Gesù esige che la nostra sia una vita di fede ». Quando la Madre se n'era andata in cappella ed io ero rimasta a mettere in ordine la stanza, tutto ad un tratto sentii queste parole: « Dì questo a tutte le Suore, che esigo che vivano con spirito di fede nei confronti delle Superiore nel momento attuale ». Chiesi al confessore di sciogliermi da questo impegno. Quando parlai con una persona che avrebbe dovuto dipingere l'immagine, ma per certi motivi non la dipinse, durante il colloquio con lei sentii nel mio intimo questa voce: « Desidero che essa sia più obbediente ». Compresi che anche i più grandi sforzi, se non hanno il sigillo dell'obbedienza, non sono graditi a Dio; parlo di un anima consacrata a Dio. O Dio, come è facile conoscere la Tua volontà in un ordine religioso! Noi, anime consacrate, dal mattino fino a notte abbiamo chiaramente indicata la volontà divina e nei momenti di incertezza abbiamo i Superiori, attraverso i quali paria Iddio.
1934-1935. Ultimo giorno dell'anno. Ho avuto il permesso di non andare a dormire, ma di pregare in cappella. Una delle nostre suore mi ha pregato di offrire per lei un'ora di adorazione. Le ho risposto di si ed ho pregato per lei un'ora intera. Durante la preghiera Dio mi ha fatto conoscere quanto Gli è cara quella piccola anima. La seconda ora di adorazione l'ho offerta per la conversione dei peccatori e specialmente in riparazione delle offese che nel momento presente vengono fatte a Dio. Quanto viene offeso Iddio! La terza ora l'ho offerta secondo l'intenzione del mio padre spirituale, ho pregato fervorosamente perché venga illuminato in merito ad una questione particolare. Suonano infine le dodici, l'ultima ora dell'anno, che ho finito nel nome della SS.ma Trinità, come del resto nel nome della SS.ma Trinità ho cominciato la prima ora dell'Anno Nuovo. Ho chiesto la benedizione ad ognuna delle Persone ed ho guardato con grande fiducia all'Anno Nuovo, che non sarà certamente avaro di sofferenze. O Ostia Santa, in cui è contenuto il testamento della Divina Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il Corpo ed il Sangue del Signore Gesù, come dimostrazione dell'infinita Misericordia verso di noi, ma specialmente verso i peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la vita eterna e l'infinita Misericordia elargita in abbondanza a noi, ma specialmente ai poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la Misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo verso di noi, ma specialmente verso i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il prezzo infinito della Misericordia, che ripagherà tutti i nostri debiti, ma specialmente quelli dei poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la sorgente di acqua viva, che scaturisce dalla Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il fuoco dell'amore più puro, che arde dal seno dell'Eterno Padre, come da un abisso di Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la medicina per tutte le nostre debolezze, che sgorga dalla Misericordia infinita come da una sorgente, per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il vincolo di unione fra Dio e noi, grazie all'infinita Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui sono contenuti tutti i sentimenti del Cuore dolcissimo di Gesù verso di noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in tutte le sofferenze e contrarietà della vita. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le tempeste interiori ed esteriori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in vita e nell'ora della morte. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra gli insuccessi e nell'abisso della disperazione. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle menzogne ed ai tradimenti. Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le empietà che sommergono la terra. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alla nostalgia e al dolore, per il quale nessuno ci comprende. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle fatiche ed al grigiore della vita di ogni giorno. O Ostia Santa, nostra unica speranza quando le nostre aspirazioni e le nostre fatiche vanno in fumo. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra i colpi dei nemici e gli assalti dell'inferno. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le difficoltà della vita supereranno le mie forze ed i miei sforzi risulteranno inutili. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le tempeste sconvolgeranno il mio cuore ed il mio spirito atterrito comincerà a piegarsi verso il dubbio che corrode. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio cuore comincerà a tremare ed un sudore mortale mi bagnerà la fronte. O Ostia Santa, confiderò in Te quando tutto si rivolgerà contro di me e la nera disperazione s'insinuerà nella mia anima. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio sguardo si spegnerà per tutto ciò che è terreno, ed il mio spirito vedrà per la prima volta mondi sconosciuti. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i miei impegni saranno al di sopra delle mie forze e l'insuccesso sarà per me la sorte abituale. O Ostia Santa, confiderò in Te quando l'osservanza delle virtù mi apparirà difficile e la mia natura si ribellerà. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i colpi dei nemici saranno diretti contro di me. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le mie fatiche ed i miei sforzi non verranno approvati dalla gente. O Ostia Santa, confiderò in Te quando sopra di me risuonerà il Tuo giudizio; in quel momento confiderò nell'oceano della Tua Misericordia.
+ O Santissima Trinità, confido nella Tua infinita Misericordia. Iddio è mio Padre, quindi io, come Sua figliola, ho ogni diritto sul Suo Cuore divino e quanto più grandi sono le tenebre, tanto più decisa dev'essere la nostra fiducia. Non riesco a comprendere come si possa non aver fiducia in Colui che può tutto. Con Lui tutto, senza di Lui nulla. Egli, il Signore, non permetterà né lascerà che restino confusi coloro che hanno posto in Lui tutta la loro fiducia.
Anno 1934.
Primo giovedì dopo Natale. Avevo dimenticato completamente che oggi era giovedì, perciò non ho fatto l'adorazione. Sono andata assieme alle consorelle in dormitorio alle ore nove. Stranamente non riuscivo a dormire. Mi sembrava che avessi ancora qualche cosa da fare. Ripassai mentalmente i miei impegni, ma non riuscii a ricordarmi niente del genere; la ricerca andò avanti fino alle dieci. Alle ore dieci vidi il Volto martoriato di Gesù. Ad un tratto Gesù mi disse queste parole: « Ti ho attesa per dividere con te le Mie sofferenze; chi infatti comprende le Mie sofferenze meglio della Mia sposa? ». Chiesi perdono a Gesù per la mia tiepidezza, piena di rossore e confusa, non osando rivolgere lo sguardo a Gesù, ma col cuore contrito chiesi a Gesù che si degnasse di darmi una spina della Sua corona. Gesù mi rispose che mi avrebbe concesso questa grazia, ma l'indomani, e subito la visione scomparve. Al mattino, durante la meditazione, sentii una spina dolorosa dalla parte sinistra del capo; il dolore mi durò per tutto il giorno e pensai continuamente a come Gesù avesse potuto resistere al dolore di tutte quelle spine che sono nella Sua corona. Unii le mie sofferenze alla sofferenza di Gesù e le offrii per i peccatori. Alle quattro, quando sono andata per l'adorazione, ho visto una delle nostre allieve che offendeva Dio terribilmente con dei peccati impuri di pensiero. Ho visto pure una certa persona a causa della quale peccava. Un fremito di spavento ha attraversato l'anima mia ed ho pregato Dio, per i dolori di Gesù, che si degnasse strapparla da quell'orribile miseria. Gesù mi rispose che le avrebbe concesso la grazia, non per suo merito, ma per la mia preghiera. Allora compresi quanto dovremmo pregare per i peccatori e specialmente per le nostre educande. La nostra è una vita veramente apostolica; non so immaginare una religiosa che viva nelle nostre case, cioè nella nostra Congregazione, che non abbia spirito apostolico; lo zelo per la salvezza delle anime dovrebbe ardere nei nostri cuori. O mio Dio, come è dolce soffrire per Te, soffrire nel più segreto del cuore, nel più grande nascondimento, immolandosi come vittima non notata da alcuno, pura come il cristallo, senza alcuna soddisfazione ne partecipazione affettiva. Il mio spirito arde per un amore attivo, non perdo tempo per nessuna fantasticheria, prendo singolarmente ogni istante, poiché questo è in mio potere; il passato non mi appartiene più, il futuro non è ancora mio, procuro di utilizzare con tutta l'anima il tempo presente.
4.I.1935.
Primo capitolo di Madre Borgia. In questo capitolo la Madre ha messo in evidenza la vita di fede e la fedeltà nelle piccole cose. A metà del capitolo ho udito queste parole: « Desidero che nel momento presente ci sia in voi più fede. Che grande gioia Mi procura la fedeltà della Mia sposa nelle piccole cose! ». Ad un tratto rivolsi lo sguardo sul crocifisso e vidi che Gesù aveva il capo rivolto verso il refettorio e che le Sue labbra si muovevano. Quando ne parlai alla Madre Superiora, mi rispose: « Vede, sorella, come Gesù esige che la nostra sia una vita di fede ». Quando la Madre se n'era andata in cappella ed io ero rimasta a mettere in ordine la stanza, tutto ad un tratto sentii queste parole: « Dì questo a tutte le Suore, che esigo che vivano con spirito di fede nei confronti delle Superiore nel momento attuale ». Chiesi al confessore di sciogliermi da questo impegno. Quando parlai con una persona che avrebbe dovuto dipingere l'immagine, ma per certi motivi non la dipinse, durante il colloquio con lei sentii nel mio intimo questa voce: « Desidero che essa sia più obbediente ». Compresi che anche i più grandi sforzi, se non hanno il sigillo dell'obbedienza, non sono graditi a Dio; parlo di un anima consacrata a Dio. O Dio, come è facile conoscere la Tua volontà in un ordine religioso! Noi, anime consacrate, dal mattino fino a notte abbiamo chiaramente indicata la volontà divina e nei momenti di incertezza abbiamo i Superiori, attraverso i quali paria Iddio.
1934-1935. Ultimo giorno dell'anno. Ho avuto il permesso di non andare a dormire, ma di pregare in cappella. Una delle nostre suore mi ha pregato di offrire per lei un'ora di adorazione. Le ho risposto di si ed ho pregato per lei un'ora intera. Durante la preghiera Dio mi ha fatto conoscere quanto Gli è cara quella piccola anima. La seconda ora di adorazione l'ho offerta per la conversione dei peccatori e specialmente in riparazione delle offese che nel momento presente vengono fatte a Dio. Quanto viene offeso Iddio! La terza ora l'ho offerta secondo l'intenzione del mio padre spirituale, ho pregato fervorosamente perché venga illuminato in merito ad una questione particolare. Suonano infine le dodici, l'ultima ora dell'anno, che ho finito nel nome della SS.ma Trinità, come del resto nel nome della SS.ma Trinità ho cominciato la prima ora dell'Anno Nuovo. Ho chiesto la benedizione ad ognuna delle Persone ed ho guardato con grande fiducia all'Anno Nuovo, che non sarà certamente avaro di sofferenze. O Ostia Santa, in cui è contenuto il testamento della Divina Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il Corpo ed il Sangue del Signore Gesù, come dimostrazione dell'infinita Misericordia verso di noi, ma specialmente verso i peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la vita eterna e l'infinita Misericordia elargita in abbondanza a noi, ma specialmente ai poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la Misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo verso di noi, ma specialmente verso i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il prezzo infinito della Misericordia, che ripagherà tutti i nostri debiti, ma specialmente quelli dei poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la sorgente di acqua viva, che scaturisce dalla Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il fuoco dell'amore più puro, che arde dal seno dell'Eterno Padre, come da un abisso di Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la medicina per tutte le nostre debolezze, che sgorga dalla Misericordia infinita come da una sorgente, per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il vincolo di unione fra Dio e noi, grazie all'infinita Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui sono contenuti tutti i sentimenti del Cuore dolcissimo di Gesù verso di noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in tutte le sofferenze e contrarietà della vita. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le tempeste interiori ed esteriori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in vita e nell'ora della morte. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra gli insuccessi e nell'abisso della disperazione. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle menzogne ed ai tradimenti. Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le empietà che sommergono la terra. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alla nostalgia e al dolore, per il quale nessuno ci comprende. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle fatiche ed al grigiore della vita di ogni giorno. O Ostia Santa, nostra unica speranza quando le nostre aspirazioni e le nostre fatiche vanno in fumo. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra i colpi dei nemici e gli assalti dell'inferno. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le difficoltà della vita supereranno le mie forze ed i miei sforzi risulteranno inutili. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le tempeste sconvolgeranno il mio cuore ed il mio spirito atterrito comincerà a piegarsi verso il dubbio che corrode. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio cuore comincerà a tremare ed un sudore mortale mi bagnerà la fronte. O Ostia Santa, confiderò in Te quando tutto si rivolgerà contro di me e la nera disperazione s'insinuerà nella mia anima. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio sguardo si spegnerà per tutto ciò che è terreno, ed il mio spirito vedrà per la prima volta mondi sconosciuti. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i miei impegni saranno al di sopra delle mie forze e l'insuccesso sarà per me la sorte abituale. O Ostia Santa, confiderò in Te quando l'osservanza delle virtù mi apparirà difficile e la mia natura si ribellerà. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i colpi dei nemici saranno diretti contro di me. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le mie fatiche ed i miei sforzi non verranno approvati dalla gente. O Ostia Santa, confiderò in Te quando sopra di me risuonerà il Tuo giudizio; in quel momento confiderò nell'oceano della Tua Misericordia.
+ O Santissima Trinità, confido nella Tua infinita Misericordia. Iddio è mio Padre, quindi io, come Sua figliola, ho ogni diritto sul Suo Cuore divino e quanto più grandi sono le tenebre, tanto più decisa dev'essere la nostra fiducia. Non riesco a comprendere come si possa non aver fiducia in Colui che può tutto. Con Lui tutto, senza di Lui nulla. Egli, il Signore, non permetterà né lascerà che restino confusi coloro che hanno posto in Lui tutta la loro fiducia.
domenica 6 novembre 2011
Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora
Torna l'appuntamento domenicale di meditazione del Vangelo: quest'oggi, meditiamo la Parola di Cristo, che ci esorta a restare sempre vigili in quanto all'oscuro del giorno e dell'ora, attraverso il commento di mons. Antonio Riboldi:
E' un tempo il nostro in cui pare non ci sia spazio al silenzio, alla riflessione. C'è solo spazio, troppo spazio alla agitazione. La vita diventa un continuo affannarsi, per riempirla di cose inutili e a volte dannose. Proviamo a chiederci quante ore passiamo davanti alla televisione, quante ore dedichiamo alle chiacchiere che a volte sono solo un inutile e dannoso rumore senza contenuto.
C'è davvero poco tempo per riflettere. Ma una vita senza la compagnia del silenzio e della riflessione oltre che chiasso diventa causa di tanta confusione dello spirito. Non abbiamo tante volte sperimentato la delusione di avere bisogno di ascoltare o parlare di cose serie che riguardano la vita, non solo questa, ma quella eterna, trovando solo chi sta alla porta della nostra necessità e sta lì a sentire senza ascoltare?
Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, come ogni attimo può essere quello del 'passaggio' della Sposo da seguire alla festa del Cielo. Per cui il Vangelo oggi offre la parola chiave della vita:
"Vigilate, perché non sapete né il giorno né l'ora"
Gesù nel Vangelo paragona la nostra vita a quella delle vergini invitate alle nozze, ossia la festa con lo sposo. E magistralmente descrive i due modi di attendere: il modo saggio e il modo stolto.
Interessa molto questa pagina del Vangelo perché suggerisce quello che dovrebbe essere lo stile di vita di tutti: "attendere, pronti a seguire lo Sposo che passa".
Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola.
"Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di essere erano stolte e cinque sagge: le stolte presero le lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece insieme con le lampade presero anche l'olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo, tardava, si assopirono tutte e dormirono. Ma a mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi: andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e cominciarono a dire: Signore, Signore, aprici. Ma egli disse: "In verità vi dico: NON VI CONOSCO! VEGLIATE dunque PERCHE' NON SAPETE NÉ IL GIORNO, NÉ L'ORA. "(Mt. 25, 1-13)
Fa molto riflettere la parola 'vigilate'.
E se guardiamo bene è la parola che quando si è saggi usiamo spesso, come atteggiamento deterrente a quanto può danneggiare vita e cose. Si vigila sulla casa perché, non solo sia in ordine, ma nessuno entri quando usciamo. Si vigila sulla salute - ed è un dovere sacrosanto, perché la vita è un dono da difendere - ma tante volte, per seguire la moda o per insipienza, la mettiamo in pericolo. Si ha la sensazione, leggendo tante cronache del sabato sera che tanti, soprattutto giovani, tornino a tarda notte, tante volte in preda all'alcool o alla droga e finiscono con la macchina in un mucchio di macerie. All'improvviso senza avere avuto voglia o tempo di vigilare....
Quando si va in montagna si è molto vigili nel seguire le indicazioni o i sentieri, per non rischiare di perdere la via e finire male.
E' un dovere dei genitori vigilare sulla condotta dei figli. Se si chiude un occhio sugli sbagli continui, sulle mode, sulle cattive compagnie, si ha il rischio di un giorno vedere i propri figli fuori strada, seguendo il male o compagnie che si dovrebbero evitare.
Vigilare, credo, sia una grande virtù e necessità che accompagna la bellezza e la bontà della vita. Non c'è momento del giorno o azione che non esiga la vigilanza.
Il segreto dei santi era quella vigilanza che è il faro che Dio ha posto in ogni uomo, rendendolo capace di 'vedere' ciò che è buono e ciò che è male. Non solo, ma avendo coscienza della fragilità della vita, lo aiuta ad evitare ciò che può renderlo ancora più debole. Leggendo la vita dei santi ci si meraviglia di quanto grande fosse la loro capacità di vigilare.
Quando S. Francesco si accorse che la sua vita non era buona, colpito dalla Parola, si spogliò di tutto e divenne il santo che dovrebbe essere guida per tutti.
Sappiamo tutti come il mondo ci educhi ogni giorno a non essere vigili.
Quante volte si sente dire, di fronte a ciò che la coscienza retta condanna: "Ma che male c'è? Lo fanno tutti". Ma se si ha l'opportunità di guardare in faccia i propugnatori di tali indicazioni, è proprio negli occhi che vedi la vacuità della loro vita.
Come, viceversa, non dimenticherò mai lo sguardo di persone che mi trasmettevano la loro santità fissandomi. Come quello del beato Giovanni Paolo II, con cui ebbi il dono di dialogare per più di un'ora in quella che noi vescovi chiamiamo 'visita ad limina': un incontro che era un conoscere da parte sua la vita della Chiesa, che si era stati chiamati a presiedere come vescovi.
Qualcuno forse mi aveva descritto un poco fuori delle righe, per non so quale ragione.
Il Santo Padre, contrariamente a come spesso appariva, con gli occhi quasi socchiusi, quel giorno tenne i suoi occhi aperti, quasi a volere leggere ciò che realmente ero.
Mi facevo leggere con fiducia. Alla fine mi abbracciò dicendomi, 'Tornate presto: ho bisogno di sapere e voi avete il dono di trasmettere con lo sguardo la verità'. E fu sempre così nei nostri incontri.
O gli occhi quasi socchiusi di Madre Teresa. Incontrandola cercai di leggere il suo cuore attraverso il suo comportamento negli incontri che aveva davanti a platee di giovani. Ogni parola detta con riflessione era uno sprazzo di ciò che davvero era: sguardo di santa.
E lo stesso avviene in tanta gente semplice che sa trasmetterti la bontà, frutto di una continua vigilanza su se stessi. Insomma 'tutte vergini in attesa dell'arrivo dello Sposo', quando verrà.
Così Paolo VI: "Il primo atteggiamento da prendere sembra a noi quello della vigilanza: una vigilanza attenta e serena, che non cede al sonno della consuetudine, dell'indifferenza, dell'ottimismo convenzionale, ma sa guardare la realtà dei fatti e alla realtà degli spiriti! ..
Una vigilanza non sospettosa, ma umile e buona, che sa trarre motivo di esame di coscienza e stimolo a sempre migliori propositi da ogni fatto osservato. E finalmente una vigilanza che sa riconoscere gli aspetti positivi di questi movimenti spirituali e ciò che vi può essere di buono come insegna l'apostolo:
"Esaminate ogni cosa e ritenete ciò che è buono".
E il beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani, così li esortava:
"Cari amici, vedo in voi le sentinelle del mattino. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunanze oceaniche per imparare ad odiare.
I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni.
Cari giovani, dicendo "sì" a Cristo voi dite "sì" ad ogni vostro più nobile ideale. Prego perché Egli regni nei vostri cuori e nella umanità del nuovo tempo.
Non abbiate paura di affidarvi a Cristo. Egli vi guiderà, vi darà forza, vi darà forza di seguirLo ogni giorno e in ogni situazione".
A tanta gente che, a volte, vedendo noi cristiani attenti al bene e quindi vigilanti nella vita, ci gridano: "Aprite gli occhi al nostro tempo!", Rispondo: non venderemo mai la nostra veduta alla vostra cecità. Noi sappiamo dove andiamo: seguiamo il sentiero di Cristo che può apparire aspro. Ma sappiamo che ci attende la vetta del cielo. Meglio che andare per strade 'larghe e in discesa', che alla fine ti fanno trovare solo 'il deserto della vità, quel deserto che davvero manca di tutto, anche della prospettiva di amare la vita.
Con Madre Teresa preghiamo:
"Signore, quando credo che il mio cuore sia straripante di amore e mi accorgo, in un momento di onestà, di amare me stesso nella persona amata, liberami da me stessa.
Signore, quando credo di avere dato tutto quello che ho da dare e mi accorgo, in un momento di onestà, che sono io a ricevere, liberami da me stessa.
Signore, quando mi sono convinta di essere povera e mi accordo, in un momento di onestà, di essere ricca di orgoglio, di invidia, liberami da me stessa.
E, Signore, quando il regno dei cieli si confonde falsamente con i regni di questo mondo, fa' che io trovi felicità e conforto in Te."
E' un tempo il nostro in cui pare non ci sia spazio al silenzio, alla riflessione. C'è solo spazio, troppo spazio alla agitazione. La vita diventa un continuo affannarsi, per riempirla di cose inutili e a volte dannose. Proviamo a chiederci quante ore passiamo davanti alla televisione, quante ore dedichiamo alle chiacchiere che a volte sono solo un inutile e dannoso rumore senza contenuto.
C'è davvero poco tempo per riflettere. Ma una vita senza la compagnia del silenzio e della riflessione oltre che chiasso diventa causa di tanta confusione dello spirito. Non abbiamo tante volte sperimentato la delusione di avere bisogno di ascoltare o parlare di cose serie che riguardano la vita, non solo questa, ma quella eterna, trovando solo chi sta alla porta della nostra necessità e sta lì a sentire senza ascoltare?
Sappiamo tutti, o dovremmo saperlo, come ogni attimo può essere quello del 'passaggio' della Sposo da seguire alla festa del Cielo. Per cui il Vangelo oggi offre la parola chiave della vita:
"Vigilate, perché non sapete né il giorno né l'ora"
Gesù nel Vangelo paragona la nostra vita a quella delle vergini invitate alle nozze, ossia la festa con lo sposo. E magistralmente descrive i due modi di attendere: il modo saggio e il modo stolto.
Interessa molto questa pagina del Vangelo perché suggerisce quello che dovrebbe essere lo stile di vita di tutti: "attendere, pronti a seguire lo Sposo che passa".
Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola.
"Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di essere erano stolte e cinque sagge: le stolte presero le lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece insieme con le lampade presero anche l'olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo, tardava, si assopirono tutte e dormirono. Ma a mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi: andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e cominciarono a dire: Signore, Signore, aprici. Ma egli disse: "In verità vi dico: NON VI CONOSCO! VEGLIATE dunque PERCHE' NON SAPETE NÉ IL GIORNO, NÉ L'ORA. "(Mt. 25, 1-13)
Fa molto riflettere la parola 'vigilate'.
E se guardiamo bene è la parola che quando si è saggi usiamo spesso, come atteggiamento deterrente a quanto può danneggiare vita e cose. Si vigila sulla casa perché, non solo sia in ordine, ma nessuno entri quando usciamo. Si vigila sulla salute - ed è un dovere sacrosanto, perché la vita è un dono da difendere - ma tante volte, per seguire la moda o per insipienza, la mettiamo in pericolo. Si ha la sensazione, leggendo tante cronache del sabato sera che tanti, soprattutto giovani, tornino a tarda notte, tante volte in preda all'alcool o alla droga e finiscono con la macchina in un mucchio di macerie. All'improvviso senza avere avuto voglia o tempo di vigilare....
Quando si va in montagna si è molto vigili nel seguire le indicazioni o i sentieri, per non rischiare di perdere la via e finire male.
E' un dovere dei genitori vigilare sulla condotta dei figli. Se si chiude un occhio sugli sbagli continui, sulle mode, sulle cattive compagnie, si ha il rischio di un giorno vedere i propri figli fuori strada, seguendo il male o compagnie che si dovrebbero evitare.
Vigilare, credo, sia una grande virtù e necessità che accompagna la bellezza e la bontà della vita. Non c'è momento del giorno o azione che non esiga la vigilanza.
Il segreto dei santi era quella vigilanza che è il faro che Dio ha posto in ogni uomo, rendendolo capace di 'vedere' ciò che è buono e ciò che è male. Non solo, ma avendo coscienza della fragilità della vita, lo aiuta ad evitare ciò che può renderlo ancora più debole. Leggendo la vita dei santi ci si meraviglia di quanto grande fosse la loro capacità di vigilare.
Quando S. Francesco si accorse che la sua vita non era buona, colpito dalla Parola, si spogliò di tutto e divenne il santo che dovrebbe essere guida per tutti.
Sappiamo tutti come il mondo ci educhi ogni giorno a non essere vigili.
Quante volte si sente dire, di fronte a ciò che la coscienza retta condanna: "Ma che male c'è? Lo fanno tutti". Ma se si ha l'opportunità di guardare in faccia i propugnatori di tali indicazioni, è proprio negli occhi che vedi la vacuità della loro vita.
Come, viceversa, non dimenticherò mai lo sguardo di persone che mi trasmettevano la loro santità fissandomi. Come quello del beato Giovanni Paolo II, con cui ebbi il dono di dialogare per più di un'ora in quella che noi vescovi chiamiamo 'visita ad limina': un incontro che era un conoscere da parte sua la vita della Chiesa, che si era stati chiamati a presiedere come vescovi.
Qualcuno forse mi aveva descritto un poco fuori delle righe, per non so quale ragione.
Il Santo Padre, contrariamente a come spesso appariva, con gli occhi quasi socchiusi, quel giorno tenne i suoi occhi aperti, quasi a volere leggere ciò che realmente ero.
Mi facevo leggere con fiducia. Alla fine mi abbracciò dicendomi, 'Tornate presto: ho bisogno di sapere e voi avete il dono di trasmettere con lo sguardo la verità'. E fu sempre così nei nostri incontri.
O gli occhi quasi socchiusi di Madre Teresa. Incontrandola cercai di leggere il suo cuore attraverso il suo comportamento negli incontri che aveva davanti a platee di giovani. Ogni parola detta con riflessione era uno sprazzo di ciò che davvero era: sguardo di santa.
E lo stesso avviene in tanta gente semplice che sa trasmetterti la bontà, frutto di una continua vigilanza su se stessi. Insomma 'tutte vergini in attesa dell'arrivo dello Sposo', quando verrà.
Così Paolo VI: "Il primo atteggiamento da prendere sembra a noi quello della vigilanza: una vigilanza attenta e serena, che non cede al sonno della consuetudine, dell'indifferenza, dell'ottimismo convenzionale, ma sa guardare la realtà dei fatti e alla realtà degli spiriti! ..
Una vigilanza non sospettosa, ma umile e buona, che sa trarre motivo di esame di coscienza e stimolo a sempre migliori propositi da ogni fatto osservato. E finalmente una vigilanza che sa riconoscere gli aspetti positivi di questi movimenti spirituali e ciò che vi può essere di buono come insegna l'apostolo:
"Esaminate ogni cosa e ritenete ciò che è buono".
E il beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani, così li esortava:
"Cari amici, vedo in voi le sentinelle del mattino. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunanze oceaniche per imparare ad odiare.
I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni.
Cari giovani, dicendo "sì" a Cristo voi dite "sì" ad ogni vostro più nobile ideale. Prego perché Egli regni nei vostri cuori e nella umanità del nuovo tempo.
Non abbiate paura di affidarvi a Cristo. Egli vi guiderà, vi darà forza, vi darà forza di seguirLo ogni giorno e in ogni situazione".
A tanta gente che, a volte, vedendo noi cristiani attenti al bene e quindi vigilanti nella vita, ci gridano: "Aprite gli occhi al nostro tempo!", Rispondo: non venderemo mai la nostra veduta alla vostra cecità. Noi sappiamo dove andiamo: seguiamo il sentiero di Cristo che può apparire aspro. Ma sappiamo che ci attende la vetta del cielo. Meglio che andare per strade 'larghe e in discesa', che alla fine ti fanno trovare solo 'il deserto della vità, quel deserto che davvero manca di tutto, anche della prospettiva di amare la vita.
Con Madre Teresa preghiamo:
"Signore, quando credo che il mio cuore sia straripante di amore e mi accorgo, in un momento di onestà, di amare me stesso nella persona amata, liberami da me stessa.
Signore, quando credo di avere dato tutto quello che ho da dare e mi accorgo, in un momento di onestà, che sono io a ricevere, liberami da me stessa.
Signore, quando mi sono convinta di essere povera e mi accordo, in un momento di onestà, di essere ricca di orgoglio, di invidia, liberami da me stessa.
E, Signore, quando il regno dei cieli si confonde falsamente con i regni di questo mondo, fa' che io trovi felicità e conforto in Te."
venerdì 4 novembre 2011
Questa è la nostra fede - IV parte
Continuiamo l'approfondita analisi del documento pastorale della CEI "Questa è la nostra fede": siamo ancora alle "sorgenti dell'evangelizzazione" e continuiamo a scoprirne di più sul primo annuncio:
I. ALLE SORGENTI DELL’EVANGELIZZAZIONE
5. Un annuncio di gioia, attraverso un servizio d’amore
Fin dalle prime parole di Gesù, riportate dal vangelo di Marco, si può cogliere il loro carattere di lieto messaggio (cfr Mc 1,15). La “buona novella”, prima di essere esplicitata in un insegnamento, viene da Gesù come racchiusa in un grido di gioia: il regno di Dio viene! e beato è chi l’accoglie!
La signoria di Dio, annunciata dal suo Figlio unigenito, si rivela come amore gratuito e misericordioso rivolto a tutti, soprattutto agli oppressi e ai peccatori. Chi l’accoglie con umiltà sincera e con vera fede, fa esperienza di una pace incrollabile e di una beatitudine appagante, pur tra le immancabili prove della vita presente, e cammina con umile coraggio verso un futuro colmo di speranza. Con la breve parabola del tesoro scoperto inaspettatamente in mezzo a un campo, Gesù insegna che chi rinuncia a tutto per aderire, senza riserve e senza compromessi, alla buona notizia del regno di Dio trova il tesoro più prezioso (cfr Mt 13,44). Ma ciò che è decisivo è il motivo che spinge il discepolo a lasciare tutto per aderire al Signore: la gioia di aver trovato il bene incalcolabile del Regno. Non si lascia per trovare il tesoro, ma perché lo si è già trovato: questo è il motivo del distacco e, prima ancora, della gioia.
Anche il “vangelo della croce” va interpretato nella luce della Pasqua. La croce non è fine a se stessa, una fredda, orrenda negazione, ma è fede nella parola di Gesù: «chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35). Chi avrà rinunciato a tutti i propri averi, perfino ai beni più cari, avrà «la vita eterna» nel tempo futuro e «cento volte tanto» nel tempo presente (Mc 10,30). Il distacco non soltanto rende possibile il gaudio della comunione con Dio e con i fratelli, ma nel contempo crea anche la possibilità di godere delle semplici gioie della vita. L’uomo che fa del mondo il suo idolo, conosce l’avidità insaziabile del possesso, non la gioia umile e grata del dono. «La parola della croce»: proprio questa è la buona notizia, e san Paolo non esita ad accostarla al verbo «evangelizzare» (1Cor 1,17-18), il verbo delle notizie liete e gradite. Per l’apostolo il vangelo della croce è messaggio di gioia, perché rivela fino a quale punto si sia spinto Dio nella follia del suo amore: infatti «a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto… Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,7-8). La croce è la rivelazione inaudita della misericordiosa e tenerissima solidarietà di Dio nei confronti dell’uomo: il gesto del Padre che dona il Figlio e del Figlio che dona se stesso all’umanità peccatrice, indica un amore eccedente, sovrabbondante, che va oltre il necessario; rivela una misericordia oltre ogni misura, al punto da apparire incredibile, poiché non misurata sul bisogno dell’uomo, ma sulla ricchezza infinita della benevolenza di Dio. La croce è scandalo e follia, ma per chi crede è sapienza, libertà e gioia piena.
Di conseguenza la missione non è un vanto né un titolo di merito: è un dovere imprescindibile e una insopprimibile esigenza. E prima ancora una “grazia”, un dono grande, immeritato; addirittura una vera “liturgia”, autentico servizio sacro, quello a cui l’apostolo è più attaccato: essere «ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo» (Rm 15,16).
6. Evangelizzazione e primo annuncio
Tentare una sintesi di tutti gli elementi essenziali che concorrono a configurare una realtà ricca, complessa e dinamica qual è l’azione evangelizzatrice della Chiesa, non è facile. È tuttavia possibile indicare alcuni punti fondamentali.
In linea generale, si può ritenere che l’evangelizzazione è la proclamazione, da parte della Chiesa, del messaggio della salvezza con la parola di Dio, con la celebrazione liturgica, con la testimonianza della vita. In senso stretto, «l’evangelizzazione propriamente detta è il primo annuncio della salvezza a chi, per ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora non crede»[12]. Essa è preceduta e preparata dal dialogo leale con quanti hanno una fede diversa o non hanno alcuna fede, oppure desiderano riscoprire e rinnovare l’adesione al messaggio cristiano, ed è normalmente seguita dalla catechesi, che ha l’obiettivo fondamentale di far maturare la fede iniziale. Intesa in questo senso specifico, l’evangelizzazione precede la stessa liturgia, poiché «prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla conversione»[13]. Anche il servizio ai poveri come pure l’amore vicendevole, per essere segni limpidi ed efficaci della carità cristiana, suppongono la fede e quindi l’evangelizzazione, poiché «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17): noi amiamo perché siamo stati amati e «abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16).
Per quanto riguarda più direttamente il primo annuncio, esso si può descrivere sinteticamente così: ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto, in cui si compie la piena e autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; ha per obiettivo la scelta fondamentale di aderire a Cristo e alla sua Chiesa; quanto alle modalità deve essere proposto con la testimonianza della vita e con la parola e attraverso tutti i canali espressivi adeguati, nel contesto della cultura dei popoli e della vita delle persone[14]. Pertanto la “priorità” del primo annuncio va intesa soprattutto in senso genetico o fondativo: alla base di tutto l’edificio della fede sta il «fondamento… che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11); è lui la «pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso» (1Pt 2,6). Si edifica così il corpo di Cristo, «finché arriviamo tutti… all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).
I. ALLE SORGENTI DELL’EVANGELIZZAZIONE
5. Un annuncio di gioia, attraverso un servizio d’amore
Fin dalle prime parole di Gesù, riportate dal vangelo di Marco, si può cogliere il loro carattere di lieto messaggio (cfr Mc 1,15). La “buona novella”, prima di essere esplicitata in un insegnamento, viene da Gesù come racchiusa in un grido di gioia: il regno di Dio viene! e beato è chi l’accoglie!
La signoria di Dio, annunciata dal suo Figlio unigenito, si rivela come amore gratuito e misericordioso rivolto a tutti, soprattutto agli oppressi e ai peccatori. Chi l’accoglie con umiltà sincera e con vera fede, fa esperienza di una pace incrollabile e di una beatitudine appagante, pur tra le immancabili prove della vita presente, e cammina con umile coraggio verso un futuro colmo di speranza. Con la breve parabola del tesoro scoperto inaspettatamente in mezzo a un campo, Gesù insegna che chi rinuncia a tutto per aderire, senza riserve e senza compromessi, alla buona notizia del regno di Dio trova il tesoro più prezioso (cfr Mt 13,44). Ma ciò che è decisivo è il motivo che spinge il discepolo a lasciare tutto per aderire al Signore: la gioia di aver trovato il bene incalcolabile del Regno. Non si lascia per trovare il tesoro, ma perché lo si è già trovato: questo è il motivo del distacco e, prima ancora, della gioia.
Anche il “vangelo della croce” va interpretato nella luce della Pasqua. La croce non è fine a se stessa, una fredda, orrenda negazione, ma è fede nella parola di Gesù: «chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (Mc 8,35). Chi avrà rinunciato a tutti i propri averi, perfino ai beni più cari, avrà «la vita eterna» nel tempo futuro e «cento volte tanto» nel tempo presente (Mc 10,30). Il distacco non soltanto rende possibile il gaudio della comunione con Dio e con i fratelli, ma nel contempo crea anche la possibilità di godere delle semplici gioie della vita. L’uomo che fa del mondo il suo idolo, conosce l’avidità insaziabile del possesso, non la gioia umile e grata del dono. «La parola della croce»: proprio questa è la buona notizia, e san Paolo non esita ad accostarla al verbo «evangelizzare» (1Cor 1,17-18), il verbo delle notizie liete e gradite. Per l’apostolo il vangelo della croce è messaggio di gioia, perché rivela fino a quale punto si sia spinto Dio nella follia del suo amore: infatti «a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto… Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,7-8). La croce è la rivelazione inaudita della misericordiosa e tenerissima solidarietà di Dio nei confronti dell’uomo: il gesto del Padre che dona il Figlio e del Figlio che dona se stesso all’umanità peccatrice, indica un amore eccedente, sovrabbondante, che va oltre il necessario; rivela una misericordia oltre ogni misura, al punto da apparire incredibile, poiché non misurata sul bisogno dell’uomo, ma sulla ricchezza infinita della benevolenza di Dio. La croce è scandalo e follia, ma per chi crede è sapienza, libertà e gioia piena.
Di conseguenza la missione non è un vanto né un titolo di merito: è un dovere imprescindibile e una insopprimibile esigenza. E prima ancora una “grazia”, un dono grande, immeritato; addirittura una vera “liturgia”, autentico servizio sacro, quello a cui l’apostolo è più attaccato: essere «ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo» (Rm 15,16).
6. Evangelizzazione e primo annuncio
Tentare una sintesi di tutti gli elementi essenziali che concorrono a configurare una realtà ricca, complessa e dinamica qual è l’azione evangelizzatrice della Chiesa, non è facile. È tuttavia possibile indicare alcuni punti fondamentali.
In linea generale, si può ritenere che l’evangelizzazione è la proclamazione, da parte della Chiesa, del messaggio della salvezza con la parola di Dio, con la celebrazione liturgica, con la testimonianza della vita. In senso stretto, «l’evangelizzazione propriamente detta è il primo annuncio della salvezza a chi, per ragioni varie, non ne è a conoscenza o ancora non crede»[12]. Essa è preceduta e preparata dal dialogo leale con quanti hanno una fede diversa o non hanno alcuna fede, oppure desiderano riscoprire e rinnovare l’adesione al messaggio cristiano, ed è normalmente seguita dalla catechesi, che ha l’obiettivo fondamentale di far maturare la fede iniziale. Intesa in questo senso specifico, l’evangelizzazione precede la stessa liturgia, poiché «prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla conversione»[13]. Anche il servizio ai poveri come pure l’amore vicendevole, per essere segni limpidi ed efficaci della carità cristiana, suppongono la fede e quindi l’evangelizzazione, poiché «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo» (Rm 10,17): noi amiamo perché siamo stati amati e «abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16).
Per quanto riguarda più direttamente il primo annuncio, esso si può descrivere sinteticamente così: ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto, in cui si compie la piena e autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; ha per obiettivo la scelta fondamentale di aderire a Cristo e alla sua Chiesa; quanto alle modalità deve essere proposto con la testimonianza della vita e con la parola e attraverso tutti i canali espressivi adeguati, nel contesto della cultura dei popoli e della vita delle persone[14]. Pertanto la “priorità” del primo annuncio va intesa soprattutto in senso genetico o fondativo: alla base di tutto l’edificio della fede sta il «fondamento… che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11); è lui la «pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso» (1Pt 2,6). Si edifica così il corpo di Cristo, «finché arriviamo tutti… all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).
mercoledì 2 novembre 2011
Alle sorgenti della Pietà - XVIII parte
Torniamo a meditare con l'opera di don Luigi Fusina che ha raccolto alcune meditazioni rivolte a semplici fedeli e capaci di sollecitare in loro un senso di meditazione e riflessione sulle grandi verità che generano nell'anima la vera pietà cristiana:
Nel Credo, dopo aver professato la nostra fede nella Passione e Morte Redentrice del Signore, affermiamo: "Il terzo giorno è risuscitato secondo le scritture". Qual'è il significato di questo articolo del Credo?
Ho già detto che la Passione e la Morte del Signore non sono fine a se stesse, ma hanno come scopo la Risurrezione.
Se non ci fosse stata la Risurrezione, la morte di Cristo risulterebbe vana, inutile. Tutta l'opera redentrice e salvatrice di Dio in Gesù Cristo è tesa alla Risurrezione gloriosa come a mèta. Perché?
Semplicemente perché la Risurrezione di Cristo è la Vita Nuova che Dio ha donato all'umanità peccatrice. Gesù è come il chicco di grano sepolto nelle zolle della terra. Esso è destinato a morire affinché possa nascere da lui una bella spiga, carica di chicchi nuovi. "Se il grano non muore - dice Gesù - rimane solo, ma se muore produce come frutto una nuova spiga, una nuova pianta" (cfr Gv 12,25). Dio è il buon contadino che ha seminato in questo povero mondo il chicco di grano che è Gesù; lo ha fatto morire non solo per l'espiazione dei peccati, perché al nostro posto li pagasse tutti, uno ad uno, ma anche e prima di tutto perché ci acquistasse una nuova vita, la vita della risurrezione.
S. Paolo scrive nel capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinti: 'Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola. volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto".
LA PASQUA DI GESU' E NOI
Il fatto storico della Risurrezione sta a dimostrare che Gesù ha realmente espiato tutti i peccati, ha realmente crocifisso nel proprio corpo la vecchia umanità ed è diventato, per chiunque crede in Lui, la sorgente della nuova vita. Dal sepolcro di Cristo, con la risurrezione. è uscita la nuova umanità. quella che piace a Dio. quella che è destinata a regnare nei Cieli per sempre.
Di questa nuova umanità noi abbiamo un modello e un'anticipazione nella Vergine Maria assunta in Cielo. Questo spiega perché la Chiesa celebra con tanta gioia questa festa mariana: è la festa più solenne della Madonna, ma è pure la festa più bella della Chiesa. E' la conclusione della Pasqua di Gesù, è la celebrazione anticipata della Pasqua del Cielo. Infatti mentre a Pasqua noi proclamiamo la risurrezione e la glorificazione di Gesù, nell'Assunzione di Maria noi celebriamo l'immagine profetica della risurrezione e glorificazione del suo Corpo Mistico, cioè della Chiesa rappresentata dalla Madonna. Portando Maria viva e gloriosa in Paradiso, Dio annuncia ed anticipa la risurrezione e la glorificazione della Chiesa.
Abbiamo soprattutto due passi della Sacra Scrittura che, in un certo senso, riguardano questo mistero mariano. Dico in un certo senso perché letteralmente non parlano di questo fatto. Ciò non toglie però che la luce che da essi promana non serva ad illuminare anche l'assunzione di Maria.
Il primo passo lo troviamo nella Lettera agli Efesini, là dove Paolo rivela il rapporto tra Gesù e la sua Chiesa come un rapporto sponsale. Egli dice che Gesù "ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei, per renderla santa e pura, purificata dall'acqua del battesimo e dalla parola di Dio; per farla comparire alla sua presenza gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa del genere, ma santa e perfetta" (cfr Ef 5,21-32). Evidentemente queste parole riguardano la Chiesa nelle due fasi della sua esistenza la fase della purificazione e la fase finale la Chiesa del Cielo. Soltanto allora essa comparirà davanti a Gesù gloriosa e perfetta!
Sappiamo però che Dio ha voluto darci in Maria l'anticipazione, l'immagine profetica, il bozzetto (per così dire) della Chiesa. Non solo, ma in Lei ha voluto realizzare già la pienezza, il vertice della perfezione ecclesiale.
Dov'è che la Chiesa, la sposa del Signore, raggiunge il vertice dell'immacolatezza e della pienezza di grazia e salvezza se non in Maria Immacolata, esente da ogni peccato e piena di grazia? Dov'è che la Chiesa raggiunge la perfezione della sua fedeltà allo Sposo Celeste, cioè la pienezza della sua verginità spirituale, se non nella verginità di Maria? Dov'è che la Chiesa tocca il vertice della sua maternità spirituale se non in Maria, Madre di Cristo e dei credenti? E dov'è che la Chiesa vive già fin d'ora la pienezza della glorificazione mediante la nuova vita della risurrezione se non nella Madonna assunta in Cielo?
Vedete come tutti i privilegi che Dio ha dato a Maria, pur essendo strettamente personali, sono dati in vista della Chiesa perché, per mezzo di essi, possiamo contemplare in Maria, come in un identikit, il volto glorioso della Chiesa quale sarà alla fine dei tempi.
- Queste parole sono suffragate dalle altre che troviamo nell'Apocalisse al cap. 12 ed al cap. 21. San Giovanni si serve qui di due immagini per rivelarci il destino della Chiesa nel corso della storia ed alla fine dei tempi.
Nel cap. 12 si serve dell'immagine di una Donna, vestita di sole, coronata di stelle, madre del re dell'universo in lotta contro satana ed i suoi seguaci.
Questa immagine è certamente profezia della Chiesa, ma è anche profezia di Maria che la riassume e la rappresenta. Nel cap. 21 invece Giovanni ci parla delle nozze fra l'Agnello Gesù e la Chiesa Sua Sposa, che raffigura nella celeste Gerusalemme. Anche qui l'immagine riguarda la Chiesa, ma non esclude, anzi suppone Maria che la impersona e la anticipa.
Ecco perché affermo che anche la festa dell'Assunzione del 15 di agosto è la celebrazione profetica della Pasqua Celeste. Questa Pasqua, queste nozze tra l'Agnello Divino e la Sua Sposa son già state celebrate, oserei dire per procura, quando Maria è stata assunta nel Cielo. In Lei era tutta la Chiesa che andava incontro allo Sposo celeste per essere incoronata di gloria per tutta l'eternità.
LA PASQUA DELLA CHIESA
Ecco il frutto meraviglioso della Risurrezione del Signore! Ecco perché Gesù doveva patire e morire: proprio perché la sua sposa, la Chiesa, potesse nascere dal suo cuore squarciato e potesse entrare in possesso della vita celeste della risurrezione. Se Gesù non fosse morto, se il suo Cuore Divino non fosse stato trapassato dalla lancia, la Chiesa, simboleggiata dal sangue e dall'acqua sgorgati dalla ferita, non sarebbe nata. Anche la prima umanità, raffigurata in Eva, è nata dal costato dell'uomo addormentato, dal corpo di Adamo, per opera del Creatore. E' un'immagine, certamente, ma un'immagine che illumina il disegno di Dio. Adamo dormiva: profezia del nuovo Adamo, Cristo che sulla croce s'addormenta per noi nel sonno della morte. Dal costato del primo Adamo Dio trae Eva, la vecchia umanità che cadrà nel peccato. Dal costato del nuovo Adamo, Cristo, Dio trae la nuova Eva, la Chiesa; la nuova umanità della risurrezione. E come il vecchio Adamo, una volta risvegliatosi dal sonno, riconobbe in Eva la sua sposa e proclamò la legge del matrimonio dicendole: "Tu sei carne della mia carne ed ossa delle mie ossa" (Gen 2,23), così il nuovo Adamo, risvegliatosi dal sepolcro con la risurrezione, riconobbe nella Chiesa la sua sposa e le donò il suo Spirito di vita e di santità.
La risurrezione del Signore, dunque, è lo scopo di tutta l'opera della redenzione che Dio ha compiuto nel suo Figlio Gesù e Maria, assunta in Cielo, è l'immagine profetica della Chiesa del futuro, cioè della glorificazione che sarà manifestata alla fine dei tempi. Dico manifestata, non attuata ed a ragione. Infatti la vita della risurrezione che sgorga dal Cristo glorioso è già presente ed operante in noi, ma non è manifesta.
Voglio farvi un esempio tolto dal Vangelo dove si parla della trasfigurazione di Gesù. Voi sapete come Gesù prese con se Pietro, Giacomo e Giovanni, salì su di un alto monte (probabilmente il Tabor) e lì si trasfigurò davanti a loro. Il suo volto divenne splendente come il sole e le sue vesti candide come la neve. Dopo questa visione Gesù ritornò come prima e tale rimase fino alla Pasqua. Quello splendore celestiale, quella luce misteriosa che lo avvolse lassù sul Tabor, era forse scomparsa da Gesù? Si era dissolta come la nebbia al sole? No! Gesù era sempre quello che gli apostoli avevano contemplato estasiati, ma la sua gloria non era manifesta. Era nascosta agli occhi umani dal velo della sua carne mortale. Egli rimaneva sempre il glorioso Figlio di Dio, ma appariva allo sguardo della gente come il povero figlio di Maria. Solo dopo la Pasqua lo splendore della sua gloria sfolgorò per sempre, come avviene anche oggi in Paradiso. Ebbene la medesima cosa si ripete per noi. Mediante il battesimo della fede noi veniamo sepolti con Cristo e risorgiamo insieme a Lui a nuova vita: la vita della risurrezione. Questa vita però non è manifesta, ma è nascosta. La possediamo realmente, ma non la vediamo e non la sentiamo. Possiamo coglierne la bellezza e la potenza solo con gli occhi della fede. Noi siamo di ià uomini risorti, uomini nuovi, ma lo sappiamo per fede, non per esperienza. Verrà un giorno in cui si manifesterà ciò che siamo realmente ed allora capiremo la grandiosa trasformazione che Dio ha operato in noi quando ci ha uniti a Gesù. Allora capiremo quanto la morte corporale sia necessaria perché anche il nostro corpo possa partecipare alla vita nuova della risurrezione.
Il corpo infatti parteciperà alla vita della risurrezione, ma solo alla fine dei tempi. Lo spirito, invece, vi partecipa fin da ora, ma nella fede, non nella manifestazione.
"Miei cari, fin d'ora noi siamo figli di Dio: quello che saremo però ancora non si vede. Ma quando Gesù ritornerà, saremo simili a Lui, perché lo vedremo come è realmente" (1 Gv 3,1-2). "Quando avete ricevuto il battesimo - scrive S. Paolo ai Colossesi - siete stati sepolti insieme con Cristo e con Lui siete risuscitati perché avete creduto nella potenza di Dio che ha risuscitato Cristo dalla morte! Un tempo, quando eravate immersi nel peccato e lontani da Cristo, di fatto eravate come morti. Ma Dio che ha ridato la vita a Cristo, ha fatto rivivere anche voi. Egli ha perdonato tutti i vostri peccati... Voi siete morti con Cristo e siete stati liberati dagli spiriti del male che dominavano il mondo... Perché allora vivete come se la vostra vita dipendesse ancora dalle regole di questo mondo?... Se voi siete risuscitati insieme con Cristo, cercate le cose del cielo, dove Cristo regna accanto a Dio. Pensate alle cose del cielo e non a quelle di questo mondo. Perché voi siete già come morti: la vostra vera vita è nascosta con Cristo in Dio. E quando Cristo, che è la vostra vita, si farà visibile a tutti, allora tutti vedranno anche la vostra gloria, insieme con la sua" (cfr Col 2,12-23 3,1-4).
E' così, che la fede nella risurrezione di Gesù diventa principio e norma di vita per i credenti. Bisogna però essere realmente convinti in ogni momento ed in ogni circostanza. Vi faccio un esempio. In me c'è una vita animale ed una vita spirituale. La vita animale è fatta di istinti, di sensi, di carnalità. La vita dello spirito invece è fatta di pensiero, di affetti, di volontà e di libertà. Molto spesso c'è contrasto tra l'una e l'altra. Quando mi metto a mangiare non lascio che mi guidi il mio istinto, ma la ragione. La mamma, quand'ero piccolo, e mi vedeva mangiare in maniera maleducata mi diceva: sembri un maialino! Mangia da uomo e non da bestia! E quando qualcuno si comporta male gli diciamo: sei un animale! Al contrario quando uno si comporta educatamente diciamo ammirati: è un vero gentiluomo, è un vero uomo! Ebbene in noi ci son due vite: la vita umana del peccatore figlio di Adamo e la vita che lo Spirito Santo che ci ha donato unendoci a Gesù. La prima è stata crocifissa con Gesù, la seconda ci è stata donata nella sua risurrezione. Questo lo sappiamo per fede.
Perciò dobbiamo mortificare sempre più la vita della vecchia natura, vita che è destinata a morire per sempre. Invece dobbiamo sviluppare sempre più la vita della nuova natura, quella che è opera dello Spirito Santo e che ha la sua sorgente nella risurrezione del Signore Gesù!
Ricordatevelo: voi non siete più quelli di prima, schiavi del peccato e delle passioni umane! Voi siete nuovi, risorti con Gesù ed un giorno anche il vostro corpo risorgerà!
Vivete dunque da figli della luce e della risurrezione e non da figli delle tenebre e della morte!
CONTEMPLAZIONE
Guarda con gli occhi del cuore, illuminati dalla fede, la Donna vestita di sole di cui parla la Bibbia nella quale Dio ci mostra, anticipata in Maria, la glorificazione della sua Chiesa e nostra, frutto della redenzione di Gesù.
Apocalisse cap. 12
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
- Capitolo 16 -
"IL TERZO GIORNO E' RISUSCITATO SECONDO LE SCRITTURE"
LA PASQUA
"IL TERZO GIORNO E' RISUSCITATO SECONDO LE SCRITTURE"
LA PASQUA
Nel Credo, dopo aver professato la nostra fede nella Passione e Morte Redentrice del Signore, affermiamo: "Il terzo giorno è risuscitato secondo le scritture". Qual'è il significato di questo articolo del Credo?
Ho già detto che la Passione e la Morte del Signore non sono fine a se stesse, ma hanno come scopo la Risurrezione.
Se non ci fosse stata la Risurrezione, la morte di Cristo risulterebbe vana, inutile. Tutta l'opera redentrice e salvatrice di Dio in Gesù Cristo è tesa alla Risurrezione gloriosa come a mèta. Perché?
Semplicemente perché la Risurrezione di Cristo è la Vita Nuova che Dio ha donato all'umanità peccatrice. Gesù è come il chicco di grano sepolto nelle zolle della terra. Esso è destinato a morire affinché possa nascere da lui una bella spiga, carica di chicchi nuovi. "Se il grano non muore - dice Gesù - rimane solo, ma se muore produce come frutto una nuova spiga, una nuova pianta" (cfr Gv 12,25). Dio è il buon contadino che ha seminato in questo povero mondo il chicco di grano che è Gesù; lo ha fatto morire non solo per l'espiazione dei peccati, perché al nostro posto li pagasse tutti, uno ad uno, ma anche e prima di tutto perché ci acquistasse una nuova vita, la vita della risurrezione.
S. Paolo scrive nel capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinti: 'Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola. volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto".
LA PASQUA DI GESU' E NOI
Il fatto storico della Risurrezione sta a dimostrare che Gesù ha realmente espiato tutti i peccati, ha realmente crocifisso nel proprio corpo la vecchia umanità ed è diventato, per chiunque crede in Lui, la sorgente della nuova vita. Dal sepolcro di Cristo, con la risurrezione. è uscita la nuova umanità. quella che piace a Dio. quella che è destinata a regnare nei Cieli per sempre.
Di questa nuova umanità noi abbiamo un modello e un'anticipazione nella Vergine Maria assunta in Cielo. Questo spiega perché la Chiesa celebra con tanta gioia questa festa mariana: è la festa più solenne della Madonna, ma è pure la festa più bella della Chiesa. E' la conclusione della Pasqua di Gesù, è la celebrazione anticipata della Pasqua del Cielo. Infatti mentre a Pasqua noi proclamiamo la risurrezione e la glorificazione di Gesù, nell'Assunzione di Maria noi celebriamo l'immagine profetica della risurrezione e glorificazione del suo Corpo Mistico, cioè della Chiesa rappresentata dalla Madonna. Portando Maria viva e gloriosa in Paradiso, Dio annuncia ed anticipa la risurrezione e la glorificazione della Chiesa.
Abbiamo soprattutto due passi della Sacra Scrittura che, in un certo senso, riguardano questo mistero mariano. Dico in un certo senso perché letteralmente non parlano di questo fatto. Ciò non toglie però che la luce che da essi promana non serva ad illuminare anche l'assunzione di Maria.
Il primo passo lo troviamo nella Lettera agli Efesini, là dove Paolo rivela il rapporto tra Gesù e la sua Chiesa come un rapporto sponsale. Egli dice che Gesù "ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei, per renderla santa e pura, purificata dall'acqua del battesimo e dalla parola di Dio; per farla comparire alla sua presenza gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa del genere, ma santa e perfetta" (cfr Ef 5,21-32). Evidentemente queste parole riguardano la Chiesa nelle due fasi della sua esistenza la fase della purificazione e la fase finale la Chiesa del Cielo. Soltanto allora essa comparirà davanti a Gesù gloriosa e perfetta!
Sappiamo però che Dio ha voluto darci in Maria l'anticipazione, l'immagine profetica, il bozzetto (per così dire) della Chiesa. Non solo, ma in Lei ha voluto realizzare già la pienezza, il vertice della perfezione ecclesiale.
Dov'è che la Chiesa, la sposa del Signore, raggiunge il vertice dell'immacolatezza e della pienezza di grazia e salvezza se non in Maria Immacolata, esente da ogni peccato e piena di grazia? Dov'è che la Chiesa raggiunge la perfezione della sua fedeltà allo Sposo Celeste, cioè la pienezza della sua verginità spirituale, se non nella verginità di Maria? Dov'è che la Chiesa tocca il vertice della sua maternità spirituale se non in Maria, Madre di Cristo e dei credenti? E dov'è che la Chiesa vive già fin d'ora la pienezza della glorificazione mediante la nuova vita della risurrezione se non nella Madonna assunta in Cielo?
Vedete come tutti i privilegi che Dio ha dato a Maria, pur essendo strettamente personali, sono dati in vista della Chiesa perché, per mezzo di essi, possiamo contemplare in Maria, come in un identikit, il volto glorioso della Chiesa quale sarà alla fine dei tempi.
- Queste parole sono suffragate dalle altre che troviamo nell'Apocalisse al cap. 12 ed al cap. 21. San Giovanni si serve qui di due immagini per rivelarci il destino della Chiesa nel corso della storia ed alla fine dei tempi.
Nel cap. 12 si serve dell'immagine di una Donna, vestita di sole, coronata di stelle, madre del re dell'universo in lotta contro satana ed i suoi seguaci.
Questa immagine è certamente profezia della Chiesa, ma è anche profezia di Maria che la riassume e la rappresenta. Nel cap. 21 invece Giovanni ci parla delle nozze fra l'Agnello Gesù e la Chiesa Sua Sposa, che raffigura nella celeste Gerusalemme. Anche qui l'immagine riguarda la Chiesa, ma non esclude, anzi suppone Maria che la impersona e la anticipa.
Ecco perché affermo che anche la festa dell'Assunzione del 15 di agosto è la celebrazione profetica della Pasqua Celeste. Questa Pasqua, queste nozze tra l'Agnello Divino e la Sua Sposa son già state celebrate, oserei dire per procura, quando Maria è stata assunta nel Cielo. In Lei era tutta la Chiesa che andava incontro allo Sposo celeste per essere incoronata di gloria per tutta l'eternità.
LA PASQUA DELLA CHIESA
Ecco il frutto meraviglioso della Risurrezione del Signore! Ecco perché Gesù doveva patire e morire: proprio perché la sua sposa, la Chiesa, potesse nascere dal suo cuore squarciato e potesse entrare in possesso della vita celeste della risurrezione. Se Gesù non fosse morto, se il suo Cuore Divino non fosse stato trapassato dalla lancia, la Chiesa, simboleggiata dal sangue e dall'acqua sgorgati dalla ferita, non sarebbe nata. Anche la prima umanità, raffigurata in Eva, è nata dal costato dell'uomo addormentato, dal corpo di Adamo, per opera del Creatore. E' un'immagine, certamente, ma un'immagine che illumina il disegno di Dio. Adamo dormiva: profezia del nuovo Adamo, Cristo che sulla croce s'addormenta per noi nel sonno della morte. Dal costato del primo Adamo Dio trae Eva, la vecchia umanità che cadrà nel peccato. Dal costato del nuovo Adamo, Cristo, Dio trae la nuova Eva, la Chiesa; la nuova umanità della risurrezione. E come il vecchio Adamo, una volta risvegliatosi dal sonno, riconobbe in Eva la sua sposa e proclamò la legge del matrimonio dicendole: "Tu sei carne della mia carne ed ossa delle mie ossa" (Gen 2,23), così il nuovo Adamo, risvegliatosi dal sepolcro con la risurrezione, riconobbe nella Chiesa la sua sposa e le donò il suo Spirito di vita e di santità.
La risurrezione del Signore, dunque, è lo scopo di tutta l'opera della redenzione che Dio ha compiuto nel suo Figlio Gesù e Maria, assunta in Cielo, è l'immagine profetica della Chiesa del futuro, cioè della glorificazione che sarà manifestata alla fine dei tempi. Dico manifestata, non attuata ed a ragione. Infatti la vita della risurrezione che sgorga dal Cristo glorioso è già presente ed operante in noi, ma non è manifesta.
Voglio farvi un esempio tolto dal Vangelo dove si parla della trasfigurazione di Gesù. Voi sapete come Gesù prese con se Pietro, Giacomo e Giovanni, salì su di un alto monte (probabilmente il Tabor) e lì si trasfigurò davanti a loro. Il suo volto divenne splendente come il sole e le sue vesti candide come la neve. Dopo questa visione Gesù ritornò come prima e tale rimase fino alla Pasqua. Quello splendore celestiale, quella luce misteriosa che lo avvolse lassù sul Tabor, era forse scomparsa da Gesù? Si era dissolta come la nebbia al sole? No! Gesù era sempre quello che gli apostoli avevano contemplato estasiati, ma la sua gloria non era manifesta. Era nascosta agli occhi umani dal velo della sua carne mortale. Egli rimaneva sempre il glorioso Figlio di Dio, ma appariva allo sguardo della gente come il povero figlio di Maria. Solo dopo la Pasqua lo splendore della sua gloria sfolgorò per sempre, come avviene anche oggi in Paradiso. Ebbene la medesima cosa si ripete per noi. Mediante il battesimo della fede noi veniamo sepolti con Cristo e risorgiamo insieme a Lui a nuova vita: la vita della risurrezione. Questa vita però non è manifesta, ma è nascosta. La possediamo realmente, ma non la vediamo e non la sentiamo. Possiamo coglierne la bellezza e la potenza solo con gli occhi della fede. Noi siamo di ià uomini risorti, uomini nuovi, ma lo sappiamo per fede, non per esperienza. Verrà un giorno in cui si manifesterà ciò che siamo realmente ed allora capiremo la grandiosa trasformazione che Dio ha operato in noi quando ci ha uniti a Gesù. Allora capiremo quanto la morte corporale sia necessaria perché anche il nostro corpo possa partecipare alla vita nuova della risurrezione.
Il corpo infatti parteciperà alla vita della risurrezione, ma solo alla fine dei tempi. Lo spirito, invece, vi partecipa fin da ora, ma nella fede, non nella manifestazione.
"Miei cari, fin d'ora noi siamo figli di Dio: quello che saremo però ancora non si vede. Ma quando Gesù ritornerà, saremo simili a Lui, perché lo vedremo come è realmente" (1 Gv 3,1-2). "Quando avete ricevuto il battesimo - scrive S. Paolo ai Colossesi - siete stati sepolti insieme con Cristo e con Lui siete risuscitati perché avete creduto nella potenza di Dio che ha risuscitato Cristo dalla morte! Un tempo, quando eravate immersi nel peccato e lontani da Cristo, di fatto eravate come morti. Ma Dio che ha ridato la vita a Cristo, ha fatto rivivere anche voi. Egli ha perdonato tutti i vostri peccati... Voi siete morti con Cristo e siete stati liberati dagli spiriti del male che dominavano il mondo... Perché allora vivete come se la vostra vita dipendesse ancora dalle regole di questo mondo?... Se voi siete risuscitati insieme con Cristo, cercate le cose del cielo, dove Cristo regna accanto a Dio. Pensate alle cose del cielo e non a quelle di questo mondo. Perché voi siete già come morti: la vostra vera vita è nascosta con Cristo in Dio. E quando Cristo, che è la vostra vita, si farà visibile a tutti, allora tutti vedranno anche la vostra gloria, insieme con la sua" (cfr Col 2,12-23 3,1-4).
E' così, che la fede nella risurrezione di Gesù diventa principio e norma di vita per i credenti. Bisogna però essere realmente convinti in ogni momento ed in ogni circostanza. Vi faccio un esempio. In me c'è una vita animale ed una vita spirituale. La vita animale è fatta di istinti, di sensi, di carnalità. La vita dello spirito invece è fatta di pensiero, di affetti, di volontà e di libertà. Molto spesso c'è contrasto tra l'una e l'altra. Quando mi metto a mangiare non lascio che mi guidi il mio istinto, ma la ragione. La mamma, quand'ero piccolo, e mi vedeva mangiare in maniera maleducata mi diceva: sembri un maialino! Mangia da uomo e non da bestia! E quando qualcuno si comporta male gli diciamo: sei un animale! Al contrario quando uno si comporta educatamente diciamo ammirati: è un vero gentiluomo, è un vero uomo! Ebbene in noi ci son due vite: la vita umana del peccatore figlio di Adamo e la vita che lo Spirito Santo che ci ha donato unendoci a Gesù. La prima è stata crocifissa con Gesù, la seconda ci è stata donata nella sua risurrezione. Questo lo sappiamo per fede.
Perciò dobbiamo mortificare sempre più la vita della vecchia natura, vita che è destinata a morire per sempre. Invece dobbiamo sviluppare sempre più la vita della nuova natura, quella che è opera dello Spirito Santo e che ha la sua sorgente nella risurrezione del Signore Gesù!
Ricordatevelo: voi non siete più quelli di prima, schiavi del peccato e delle passioni umane! Voi siete nuovi, risorti con Gesù ed un giorno anche il vostro corpo risorgerà!
Vivete dunque da figli della luce e della risurrezione e non da figli delle tenebre e della morte!
CONTEMPLAZIONE
Guarda con gli occhi del cuore, illuminati dalla fede, la Donna vestita di sole di cui parla la Bibbia nella quale Dio ci mostra, anticipata in Maria, la glorificazione della sua Chiesa e nostra, frutto della redenzione di Gesù.
Apocalisse cap. 12
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
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