martedì 3 maggio 2011

Familiaris Consortio - La famiglia cristiana - XXV

Continuiamo il percorso familiare e reimmergiamoci nelle parole della Familiaris Consortio del "Beato" Giovanni Paolo II. Con il cuore lieto per aver assistito alla beatificazione di questo grande servitore di Dio, ci apprestiamo oggi a meditare il suo lavoro (perchè amarlo significa ricordarne l'operato e non semplicemente il nome) ed ad apprendere sempre più sull'importanza della famiglia. In particolare, oggi cominciamo a guardare il ruolo della famiglia all'interno della società; il suo ruolo è infatti importantissimo, sia come prima cellula dove praticamente nascono e si sviluppano coloro che saranno i cittadini della società, e sia come forza propulsiva avente il diritto-dovere di intervenire nelle questioni politiche, in difesa dei valori familiari. Oggi, la famiglia è al centro dell'attenzione e rischia di vedere minata la sua fondamentale essenza, attraverso leggi che puntano al riconoscimenti di unioni che nulla hanno a che vedere con la famiglia vera e propria. Già in più parti del mondo si è giunti al riconoscimento di coppie di fatti e di coppie omosessuali: tutto questo ha influito negativamente, soprattutto sulle giovanissime generazioni che si ritroveranno in un mondo confuso, incapace di mostrare cosa sia la famiglia e quale sia la sua reale importanza. Questo è comunque un discorso più ampio che tratteremo in un secondo momento: oggi limitiamoci a scoprire il pensiero del nostro caro Beato Giovanni Paolo II che ci mostra l'importanza della famiglia nella vita del mondo:

III. La partecipazione allo sviluppo della società

La famiglia prima e vitale cellula della società

42. «Poiché il Creatore di tutte le cose ha costituito il matrimonio quale principio e fondamento dell'umana società», la famiglia e divenuta la «prima e vitale cellula della società» («Apostolicam Actuositatem», 11).

La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e l'alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di quelle virtù sociali, che sono l'anima della vita e dello sviluppo della società stessa.

Così in forza della sua natura e vocazione, lungi dal rinchiudersi in se stessa, la famiglia si apre alle altre famiglie e alla società, assumendo il suo compito sociale.

La vita familiare come esperienza di comunione e di partecipazione

43. La stessa esperienza di comunione e di partecipazione, che deve caratterizzare la vita quotidiana della famiglia, rappresenta il suo primo e fondamentale contributo alla società.

Le relazioni tra i membri della comunità familiare sono ispirate e guidate dalla legge della «gratuità» che, rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignità personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda.

Così la promozione di un'autentica e matura comunione di persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di socialità, esempio e stimolo per i più ampi rapporti comunitari all'insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell'amore.

In tal modo, come hanno ricordato i Padri Sinodali, la famiglia costituisce il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo e trasmettendo le virtù e i «valori». Come scrive il Concilio Vaticano II, nella famiglia «le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale («Gaudium et Spes», 52)

Di conseguenza, di fronte ad una società che rischia di essere sempre più spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e disumanizzante, con le risultanze negative di tante forme di «evasione» - come sono, ad esempio, l'alcoolismo, la droga e lo stesso terrorismo -, la famiglia possiede e sprigiona ancora oggi energie formidabili capaci di strappare l'uomo dall'anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di profonda umanità e di inserirlo, attivamente con la sua unicità e irripetibilità nel tessuto della società.

Compito sociale e politico

44. Il compito sociale della famiglia non può certo fermarsi all'opera procreativa ed educativa, anche se trova in essa la sua prima ed insostituibile forma di espressione.

Le famiglie, sia singole che associate, possono e devono pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri, e comunque di tutte quelle persone e situazioni che l'organizzazione previdenziale ed assistenziale delle pubbliche autorità non riesce a raggiungere.

Il contributo sociale della famiglia ha una sua originalità, che domanda di essere meglio conosciuta e più decisamente favorita, soprattutto man mano che i figli crescono, coinvolgendo di fatto il più possibile tutti i membri (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 11).

In particolare è da rilevare l'importanza sempre più grande che nella nostra società assume l'ospitalità, in tutte le sue forme, dall'aprire la porta della propria casa e ancor più del proprio cuore alle richieste dei fratelli, all'impegno concreto di assicurare ad ogni famiglia la sua casa, come ambiente naturale che la conserva e la fa crescere. Soprattutto la famiglia cristiana è chiamata ad ascoltare la raccomandazione dell'apostolo: «Siate... premurosi nell'ospitalità» (Rm 12,13), e quindi ad attuare, imitando l'esempio e condividendo la carità di Cristo, l'accoglienza del fratello bisognoso: «Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42).

Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di intervento politico: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere «protagoniste» della cosiddetta «politica familiare» ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza. L'appello del Concilio Vaticano II a superare l'etica individualistica ha perciò valore anche per la famiglia come tale (cfr. «Gaudium et Spes», 30).

lunedì 2 maggio 2011

Scopriamo Santa Maria Faustina Kowalska - Tredicesimo appuntamento

 Torniamo ad approfondire la figura di Santa Faustina Kowalska, nota come l'Apostola della Divina Misericordia. Ieri abbiamo proprio celebrato la Festa della Divina Misericordia ed oggi, ne vediamo, in un certo senso, l'originale istituzione da parte di Gesù Cristo che vuole far conoscere al mondo intero il Suo abisso di Misericordia. Infatti, la scelta della Prima Domenica dopo Pasqua non è affatto casuale, ma serve a ricordarci che ciò che ha affrontato Gesù, nel cammino della passione, morte e Resurrezione, non è un cammino scontato e a sé stante, ma un cammino di misericordia, percorso per amore di tutti gli uomini. Mirabile è l'immagine di Gesù che fa scaturire dal Suo cuore due raggi luminosi che colpiscono il mondo intero: tale immagine ci infonde la speranza che non siamo soli e che anche se a volte sbagliamo o commettiamo errori o cadiamo nel peccato, c'è sempre Qualcuno pronto a perdonarci, ad accoglierci, esattamente come il Padre ha accolto il Figliol prodigo. Scopriamo, infatti, che Gesù non giudica secondo il risultato positivo, ma valuta l'impegno, lo sforzo che noi intraprendiamo per seguirLo (ed in sostanza il cuore di chi vuole seguirLo).
Questo è molto bello ed è ulteriore fonte di speranza perchè nella nostra debolezza siamo portati a commettere numerosi errori: il nostro Signore però non guarda le cadute se noi ci impegniamo con tutta l'anima, affrontando le tentazioni e gli sforzi con fede, forza e profonda fiducia. Confidiamo nella Divina Misericordia di Nostro Signore Gesù Cristo: affrontiamo le tentazioni, affrontiamo i dolori e le sofferenze dell'anima e viviamo con il pensiero costantemente rivolto alla Fonte di tale Misericordia è cioè Dio Padre che è nei Cieli e che si prende cura di tutti i Suoi figli, esortandoli alla conversione del cuore affinché vivano (“Non voglio la morte del peccatore ma che si converta dalla sua condotta e viva” Ez 33,11): 

Wilno, 2.VIII.1934. 

Venerdì, dopo la S. Comunione, venni trasportata in ispirito davanti al trono di Dio. Davanti al trono di Dio vidi le Potenze celesti, che adorano Dio incessantemente. Al di là del trono vidi uno splendore inaccessibile alle creature; vi entra soltanto il Verbo Incarnato, come Mediatore. Quando Gesù penetrò in quello splendore, sentii queste parole: “Scrivi subito quello che ascolti: sono il Signore nella Mia Essenza e non conosco imposizioni né bisogni. Se chiamo delle creature alla vita, questo è per l'abisso della Mia Misericordia”. In quello stesso momento mi vidi nella nostra cappella come prima, nel mio inginocchiatoio; la S. Messa era terminata; queste parole le trovai già scritte.

+ Allorché vidi quanto il mio confessore doveva soffrire a causa di quest'opera, che Iddio suo tramite sta mandando avanti, mi spaventai per un momento e dissi al Signore: Gesù, dopotutto quest'impresa è Tua e perché ti comporti così con lui, sembra quasi che gliela ostacoli, mentre esigi che la attui? “Scrivi che giorno e notte il Mio sguardo riposa su di lui e che permetto queste contrarietà per aumentare i suoi meriti. Io do la ricompensa non per il risultato positivo, ma per la pazienza e la fatica sopportata per Me ».

Wilno, 26.X.1934. 

Venerdì, mentre dall'orto andavo a cena con le educande, erano le sei meno dieci, vidi Gesù sulla nostra cappella, con lo stesso aspetto di quando L'avevo visto la prima volta: così come è dipinto in questa immagine. I due raggi, che uscivano dal Cuore di Gesù, coprirono la nostra cappella e l'infermeria e poi tutta la città e si estesero sul mondo intero. Ciò durò forse circa quattro minuti e poi scomparve. Anche una delle figliole, che era assieme a me un po dietro alle altre, vide quei raggi, ma non vide Gesù e non vide da dove uscivano i raggi. Rimase molto impressionata e lo raccontò alle altre ragazze. Le ragazze cominciarono a ridere di lei dicendole che le era sembrato di vedere qualcosa e forse era una luce proveniente da un aereo, ma essa rimase saldamente ferma sulla propria opinione e disse che mal in vita sua aveva visto raggi di quel genere. Dato che le ragazze le obiettarono anche che forse quello era un riflettore, essa allora rispose che conosceva la luce dei riflettori. « Raggi così non ne avevo visti mai ». Quella ragazza dopo cena si rivolse a me e mi disse che quei raggi l'avevano talmente impressionata, che non riusciva a darsi pace: « Continuamente ne avrei parlato »; eppure non aveva visto Gesù. E mi ricordava continuamente quei raggi, mettendomi così in un certo imbarazzo, dato che non potevo dirle di aver visto Gesù. Pregai per questa cara anima, perché il Signore le concedesse le grazie di cui aveva tanto bisogno. Il mio cuore si rallegrò, perché Gesù stesso si fa conoscere nella Sua opera. Benché abbia avuto per questo motivo grandi dispiaceri, tuttavia per Gesù si può sopportare tutto.

+ Quando andai all'adorazione, sentii la vicinanza di Dio. Dopo un momento vidi Gesù e Maria. Quella visione riempì la mia anima di gioia e chiesi al Signore: Quale è, Gesù, la Tua volontà in questa questione, sulla, quale il confessore mi ordina di interpellarTi? Gesù mi rispose: « E Mia volontà che stia qui e che non si licenzi ». E domandai a Gesù se andava bene la scritta: « Cristo, Re di Misericordia ». Gesù mi rispose: « Sono Re di Misericordia », e non disse: « Cristo ». « Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l'abisso della Mia Misericordia ».

+ Avvenne in modo mirabile! Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua. Per tre giorni quest'immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore. Un certo giorno vidi interiormente quanto dovrà soffrire il mio confessore. Gli amici ti abbandoneranno e tutti ti contrasteranno e le forze fisiche diminuiranno. Ti ho visto come un grappolo d'uva, scelto dal Signore e gettato sotto il torchio delle sofferenze. In certi momenti, padre, la tua anima sarà piena di dubbi per quanto riguarda quest'opera e me. E vidi come se Iddio stesso gli fosse contrario e domandai al Signore perché si comportasse così con lui, come se gli rendesse difficile quello che ordina Ed il Signore disse: « Mi comporto così con lui, per far comprendere che quest'opera è Mia. Digli che non abbia paura di nulla. Il Mio sguardo è rivolto giorno e notte su di lui. Nella sua corona ci saranno tante corone quante sono le anime che si salveranno tramite quest'opera. Io do il premio per le sofferenze, non per il buon esito nel lavoro ». O mio Gesù, Tu solo sai quante persecuzioni sto sopportando per il fatto che Ti sono fedele e che mi attengo decisamente alle Tue richieste. Tu sei la mia forza; sostienimi, affinché possa sempre fedelmente adempiere tutto quello che richiedi da me. Io da sola non sono capace di nulla, ma se Tu mi sostieni, tutte le difficoltà non contano niente. O Signore, vedo bene che la mia vita, dal primo momento in cui la mia anima ricevette la capacità di conoscerTi, è una lotta incessante e sempre più accanita. Ogni mattina durante la meditazione mi preparo alla lotta per tutto il giorno e la S. Comunione mi dà la sicurezza che vincerò e così avviene. Ho paura di quel giorno in cui non ho la S. Comunione. Questo Pane dei Forti mi dà ogni energia per portare avanti quest'opera ed ho il coraggio di eseguire tutto quello che richiede il Signore. Il coraggio e l'energia, che sono dentro di me, non sono miei, ma di Chi abita in me: l'Eucaristia. O Gesù mio, quanto sono grandi le incomprensioni! Talvolta, se non ci fosse l'Eucaristia, non avrei il coraggio di proseguire sulla strada che mi hai indicato. L'umiliazione è il mio cibo quotidiano. È logico che la promessa sposa si adorni con ciò che interessa al suo promesso Sposo, perciò la veste dello scherno che ha coperto Lui, deve coprire anche me. Nei momenti in cui soffro molto, cerco di tacere poiché non mi fido della lingua, che in quei momenti è propensa a parlare di sé, ed invece deve servirmi per lodare Iddio per i tanti benefici e doni che mi ha elargito. Quando ricevo Gesù nella S. Comunione Lo prego ardentemente perché si degni di guarire la mia lingua, in modo che con essa non offenda né Iddio, né il prossimo. Desidero che la mia lingua lodi Dio incessantemente. Grandi colpe si commettono con la lingua. Un'anima non può giungere alla santità, se non tiene a freno la propria lingua.

domenica 1 maggio 2011

Scoprire la Sacra Liturgia - Mediator Dei - Ventitreesima parte

Continuiamo ad indagare la bellezza della Sacra Liturgia, nel giorno in cui Cristo ha vinto la morte, attraverso le parole dell'Enciclica Mediator Dei di Papa Pio XII. Continua a l'approfondimento della seconda parte dell'Enciclica, dedicata al Culto Eucaristico: oggi continuiamo a meditare i misteri del Signore che la Chiesa celebra in ogni anno liturgico, soffermandoci sulla Festa dei Santi:

Parte II.
Il Culto Eucaristico 

Le feste dei Santi

Nel corso dell'anno liturgico si celebrano non soltanto i misteri di Gesù Cristo, ma anche le feste dei Santi, nelle quali, sebbene si tratti di un ordine inferiore e subordinato, la Chiesa ha sempre la preoccupazione di proporre ai fedeli esempi di santità che li spingano ad adornarsi delle stesse virtù del Divin Redentore.

È necessario, difatti, che noi imitiamo le virtù dei Santi, nelle quali brilla in vario modo la virtù stessa di Cristo, come di Lui essi furono imitatori. Poiché in alcuni rifulse lo zelo dell'apostolato; in altri si dimostrò la fortezza dei nostri eroi fino all’effusione del sangue; in altri brillò la costante vigilanza nell'attesa del Redentore; in altri rifulse il verginale candore dell'anima e la modesta dolcezza della cristiana umiltà; in tutti, poi, arse una fervidissima carità verso Dio e verso il prossimo.

La Liturgia pone davanti ai nostri occhi tutti questi leggiadri ornamenti di santità perché ad essi salutarmente guardiamo, e perché «noi che godiamo dei loro meriti siamo accesi dai loro esempi». È necessario, dunque, conservare «l'innocenza nella semplicità, la concordia nella carità, la modestia nell'umiltà, la diligenza nel governo, la vigilanza nell'aiutare chi soffre, la misericordia nel curare i poveri, la costanza nel difendere la verità, la giustizia nella severità della disciplina, perché nulla in noi manchi di ogni virtù che ci è stata proposta ad esempio. Queste sono le tracce che i Santi, nel loro ritorno alla patria, ci lasciarono, perché seguendo il loro cammino, possiamo seguirli nella beatitudine». E perché anche i nostri sensi siano salutarmente impressionati, la Chiesa vuole che nei nostri templi siano esposte le immagini dei Santi, sempre, però, allo stesso fine, che cioè «imitiamo le virtù di coloro dei quali veneriamo le immagini».

Ma c'è ancora un altro motivo del culto del popolo cristiano per i Santi: quello di implorare il loro aiuto, e di «esser sostenuti dal patrocinio di coloro delle lodi dei quali ci dilettiamo». Da ciò facilmente si deduce il perché delle numerose formule di preghiere che la Chiesa ci propone per invocare il patrocinio dei Santi.

Tra i Santi, poi, ha un culto preminente Maria Vergine, Madre di Dio. La sua vita, per la missione affidatale da Dio, è strettamente inserita nei misteri di Gesù Cristo, e nessuno, di certo, più di lei ha calcato più da vicino e con maggiore efficacia le orme del Verbo Incarnato, nessuno gode di maggiore grazia e potenza presso il Cuore sacratissimo del Figlio di Dio, e, attraverso il Figlio, presso il Padre celeste. Essa è più santa dei Cherubini e dei Serafini, e senza alcun paragone più gloriosa di tutti gli altri Santi, essendo «piena di grazia», Madre di Dio, e avendoci dato col suo felice parto il Redentore. A Lei, che è «Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra» ricorriamo tutti noi «gementi e piangenti in questa valle di lacrime», e affidiamo con fiducia noi e tutte le nostre cose alla sua protezione. Essa è diventata Madre nostra mentre il Divin Redentore compiva il sacrificio di Sé, e perciò, anche a questo titolo, noi siamo figli suoi. Essa ci insegna tutte le virtù; ci dà suo Figlio, e, con Lui, tutti gli aiuti che ci sono necessari, perché Dio «ha voluto che tutto noi avessimo per mezzo di Maria».

Per questo cammino liturgico che ogni anno ci è aperto di nuovo, sotto l'azione santificatrice della Chiesa, confortati dagli aiuti e dagli esempi dei Santi, soprattutto della Immacolata Vergine Maria, «accostiamoci con cuore sincero, con pienezza di fede, purgati il cuore da coscienza di colpa e lavati il corpo con acqua pura», al «grande Sacerdote», per vivere e sentire con Lui, e penetrare per suo mezzo «fino al di là del velo» ed ivi onorare il Padre celeste per tutta la eternità.

Tale è l'essenza e la ragione d'essere della sacra Liturgia: essa riguarda il Sacrificio, i Sacramenti e la lode di Dio; l'unione delle nostre anime con Cristo e la loro santificazione per mezzo del Divin Redentore, perché sia onorato Cristo, e per Lui ed in Lui la Santissima Trinità: Gloria al Padre, al Figliolo e allo Spirito Santo.

 

Oggi è giorno di gran Festa!

Oggi è giorno di gran festa perchè celebriamo, nello stesso giorno, la Divina Misericordia, la Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II e il primo giorno del mese mariano. E' un giorno meraviglioso e tutto il popolo cristiano, da ogni parte del mondo, acclama al Signore per averci donato un Pastore come Karol Wojtyla, capace di far rivivere l'entusiasmo della fede in tutti gli uomini di buona volontà, soprattutto nei giovani. Egli è stato uno straordinario esempio di fede, di forza, di spirito e di amore verso tutti i popoli, soprattutto i più sofferenti: come dimenticare le sue parole in difesa delle minoranze, dei popoli oppressi da regimi totalitaristici, degli uomini oggetti di schiavitù e mancato riconoscimento dei più basilari diritti umani. Ma soprattutto, io lo voglio ricordare con la sua esortazione più celebre:  

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

Parole meravigliose che contraddistinsero tutto il suo pontificato. Meditiamo, ora, questa giornata di gioia e festa, attraverso la riflessione di mons. Antonio Riboldi:

Chiamo gran Giorno, oggi, perché, come a esaltare la gioia della Resurrezione del Cristo, la Chiesa proclamerà beato il caro, sempre più caro, Giovanni Paolo II, che tanti di noi hanno conosciuto, alla cui fede ci siamo nutriti, dietro il cui esempio abbiamo cercato di uniformare la nostra vita: un padre che, percorrendo fino alla fine le vie del mondo, ci ha sempre comunicato la bellezza della santità e l'ansia di testimoniarla a tutti.
Ho sempre nei miei occhi il suo sguardo attento e vigile, quando per un'ora dialogammo - cosa speciale e la dice lunga sulla nostra reciproca stima ed amicizia.
Che dono grande ora saperlo amico in Cielo! -
Così come ricordo l'incontro ad Ischia, nella sua visita all'isola. Ero di fronte a lui a tavola e non si stancava di salutarmi con la mano, come per comunicarmi il suo affetto. E ho stampate nel ricordo le parole che fece scrivere da Padre Stanislao, in risposta ad una mia lettera, proprio negli ultimi giorni di vita, il 29 marzo:
'Il Santo Padre, grato per gli auguri che gli ha inviato per la Santa Pasqua, le esprime viva gratitudine e riconoscenza ed è soprattutto grato per le preghiere. Questa particolare solidarietà è di grande conforto e aiuto per il suo ministero petrino e per superare la nuova prova che il Signore ha permesso'.
stata l'ultimo segno della profonda amicizia e stima che ho avuto il dono di vivere, per cui sono sicuro che oggi mi ricorda dal Cielo.
Per me, ripeto, è immensa gioia avere avuto come guida nel mio ministero episcopale Giovanni Paolo II. Un grande dono del Signore.
Ecco perché oggi sento gioia e nostalgia di averlo vicino per sempre in Cielo.
Dio sono conosce quanto mi sia stato di aiuto e vicino nei momenti difficili.
Che sia davvero grande festa oggi per tutta la Chiesa, ma anche per il mondo che, pur non credendo, lo ha stimato e visto come sicura guida nella storia.
Prega ancora per noi, per l'umanità tutta, caro Papa Giovanni Paolo II, e dal Cielo aiutaci ad avere la tua passione missionaria sulla terra, il tuo vigore apostolico, la tua profonda e grande santità.
Il Vangelo di oggi ci riporta l'incontro di Gesù Risorto con i suoi discepoli.
Dopo la crocifissione si erano nascosti per la paura: paura di fare la fine del Maestro, in croce, paura di avere forse sbagliato tutto, seguendo Gesù. Ma sono bastate poche ore dalla crocifissione, perché la loro paura venisse spazzata via dalla visita di Gesù, che torna tra loro 'RISORTO'!
"La sera dello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: 'Pace a voi. Detto questo mostrò loro le manie il costato. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: 'Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Dopo aver detto questo alitò su di loro e disse: 'Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi li riterrete, resteranno non rimessi'...
Un incontro che evidenzia come Dio voglia immediatamente dare corso alla Sua opera di conversione e di recupero di noi uomini, donando agli apostoli il mandato e la forza dello Spirito per esercitarla.
È in quel prezioso momento, che poi sarà confermato dalla Pentecoste, solennemente, che gli apostoli danno inizio alla Chiesa che siamo noi. È come se Dio non potesse più concedere spazio al nostro esilio lontani da Lui.
Grande momento! Anche se a qualcuno può parere impossibile, come fu per Tommaso, l'apostolo che incarna tanta nostra incredulità!
'Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: 'Abbiamo visto il Signore!:
Ma egli disse loro: 'Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mano nel suo costato, non crederò'.
È l'atteggiamento di chi non crede nella parola di testimoni credibili, ma 'vuole vedere di persona'. Diremmo noi un pragmatico.
Stupisce come Gesù, non solo venga incontro a Tommaso, ma a tutti quanti di noi si trovano nel dubbio, di fronte ad eventi che alla ragione sembrano impossibili, come è la resurrezione. Un giorno anche noi risorgeremo: una realtà che, se non fosse vera, renderebbe vana e paurosa la stessa vita. In fondo tutta la nostra esperienza sulla terra, qualunque essa sia, dovrebbe essere essenzialmente un'attesa del giorno della nostra resurrezione!!
Ma Dio comprende la nostra debolezza e così ci viene incontro in mille modi... come per Tommaso. "Otto giorni dopo, erano di nuovo in casa e con loro c'era anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: 'Pace a voi!: Poi disse a Tommaso: 'Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato, non essere più incredulo, ma credente!'. Rispose Tommaso: 'Mio Signore, mio Dio!'.
Gesù gli disse: 'Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Gv. 20, 19-31)
È davvero grande la delicatezza di Gesù, che sa comprendere la nostra debolezza e viene incontro con la Sua Presenza. Così, l'apostolo Giovanni, che Gesù amava, testimone dell'irruzione di Gesù risorto che si mostra agli apostoli oppressi dalla paura, descrive il loro stato d'animo con un verbo che è proprio di chi ha la certezza che ciò che è accaduto distrugge la paura e apre il cuore ad ogni uomo, che teme la vita sia come un vicolo chiuso: 'GIOIRONO AL VEDERE IL SIGNORE...
Da allora la prospettiva di tutti cambia: ora sappiamo, o dovremmo sapere, cosa significhi seguire Gesù, essere cristiani. Vuol dire passare per dove Lui è passato, rischiando di essere scherniti, flagellati, crocifissi, ma il terzo giorno risorgere. Vuol dire anziché fuggire... 'gioire nel vedere il Signore', sempre, in ogni situazione, in ogni momento bello o triste della vita.
È l'inspiegabile forza che si legge nella storia di tanti fratelli che non temettero e non temono il dolore, la malattia, il martirio... come pure le fatiche e contraddizioni quotidiane.
Noi, che abbiamo tanta paura di soffrire, restiamo impressionati dal martirio di tanti fratelli, affrontato cantando, come se andassero ad una festa e non verso una distruttiva sofferenza; dalla serenità di tanti fratelli che accettano il dolore con serenità e pazienza, nelle case o negli ospedali.
Sono situazioni impossibili da spiegare con la ragione, ma non con la forza del Risorto. È una gioia che dovrebbe accompagnarci sempre: "PACE A VOI".
È davvero grande il dono della Resurrezione: 'IO SARÒ CON TE, SEMPRE! FINO ALLA FINE DEI TEMPI!', ci assicura Gesù.
Afferma S. Pietro nella prima lettera: 'Siate ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più prezioso dell'oro, che pur destinato a perire, torni a vostra gloria e onore nella manifestazione di Gesù. Voi lo amate, pur non avendolo visto, e ora senza vederlo credete in Lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime". (Pietro, I lettera 1, 3-9)
A volte cí si chiede con amarezza perché tanti sono impenetrabili alla Grazia dello Spirito Santo (o almeno così appaiono). È davvero il mistero del male nel mondo, che non conosce la grande gioia della resurrezione. A volte, forse, c'è di mezzo l'incredulità, come quella di Tommaso: una vera mancanza di fiducia che indurisce il cuore.
Per noi, credere nella resurrezione, diventa un 'modo nuovò di vivere: si sente che la nostra esistenza va oltre i ristretti orizzonti delle corte vedute e delle futili ambizioni umane.
Piace, oggi, festeggiando il beato Giovanni Paolo II, ricordare quando un giorno disse:
 'Più mi faccio maturo di anni e di esperienze, e più riconosco che la via sicura per la mia santificazione, per il miglior successo del mio servizio alla Santa Sede, resta lo sforzo di ridurre tutto, principi, indirizzi, posizioni, affari al massimo di semplicità e di calma, con l'attenzione a potare sempre la mia vigna di ciò che è solo fogliame inutile e viluppo di viticci, ed andare diritto a ciò che è verità, giustizia, carità, soprattutto carità. Ogni altro sistema di fare, non è che posa e ricerca di affermazione personale che presto ti tradisce e diventa ingombrante e ridicola'. Pensieri e propositi di un beato a cui guardiamo con affetto e intercessione.